domenica 27 febbraio 2011


APOCALISSE

           

         “Apocalisse” è la rivelazione (di cose segrete o future) che Dio fa a un veggente sugli sconvolgimenti che renderanno giustizia ai giusti e castighi agli empi all’avverarsi dell’imminente fine del mondo e della ricomparsa (parusia = presenza) di Cristo sulla terra. In vero, ciò che si è rivelato è il fallimento della profezia di Cristo riguardo all’imminenza della parusia, che si sarebbe dovuta realizzare già durante la sua generazione (Mc 9, 1; Mt 16 27-28; Lc 9, 27).

Nonostante l’inganno di Cristo, i proseliti continuano ancora a credere (e a far credere) alla realizzazione dell’evento, invocando nella preghiera del “Pater Noster” la venuta del Regno di Dio, giustificando il ritardo come prova della costanza della fede in lui. Unica consolazione, in attesa della parusia, è l’illusione di incorporare Cristo nell’ostia somministrata dal prete durante la messa (miracolo della transustanziazione). Composta sul modello delle apocalissi ebraiche del tempo (come il libro di Daniele, che ha ispirato le profezie apocalittiche dei Vangeli e la visione profetica giovannea), l’opera ricalca le speranze giudaiche annunciate dai profeti, interpretate secondo l’orientamento cristiano. La sua canonicità fu discussa fino al VI secolo. Sarà il concilio tridentino nel 1545 a sancirne la definitiva canonicità.

Giovanni, l’unico apostolo sopravvissuto alle persecuzioni di Nerone e Domiziano, presunto autore del libro “Apocalisse”, caduto in estasi mentre si trovava nell’isola di Patmos, descrive catastrofici eventi, che sarebbero dovuti accadere a breve, svelati per mezzo di visioni e col simbolismo delle immagini e della geometria dei numeri. L’autore, che s’identifica con il nome di Giovanni, non può essere il presbitero omonimo indicato nelle tre lettere cattoliche, dato che lo stesso non si attribuisce questo titolo; né vi è unanime consenso che sia l’apostolo Giovanni. Verosimilmente, è uno scritto pseudo-epigrafico (scritto sotto falso nome), d’ispirazione giovannea, redatto alcuni decenni successivi alla violenta repressione romana in Palestina (70 d.C.) da un carismatico zelota di scuola profetica, che dichiara di aver ricevuto una rivelazione da Dio (in particolare, da un angelo inviato a lui dal Cristo, che a sua volta ha ricevuto la rivelazione dal Padre: divina burocrazia!).

L’apocalittico autore minaccia tremendi castighi a chi s’arrischia a manomettere quanto da lui scritto (Ap 22, 18-19). Probabilmente, era consapevole dei tentativi di molti cristiani di falsificare le Sacre Scritture, spacciando menzogne a fini di propaganda, anziché affermare l’autentica parola di Dio, come quella (presunta) da lui ricevuta nella mistica allucinazione. L’angelo apparsogli nella visione dovrebbe garantire la provenienza divina della profezia, fonte di salvezza per i credenti. Cristo, tramite il messo angelico, gli ordina di scrivere alle sette chiese dell’Asia Minore (Smirne, Efeso, Pergamo, Sardi, Laodicea, Filadelfia, Tiatira) per metterle in guardia dai seri pericoli, presenti e futuri, che le minacciano. Tra i maggiori pericoli, rilevante era quello della perdita della fede nella divinità di Cristo, negata dalle comunità ebraiche, e quello dell’abbandono della morale cristiana per la propensione dei neo convertiti a contaminarsi con i costumi del paganesimo. Altro pericolo era rappresentato dalla latente persecuzione, cui sembra alludere l’autore, iniziata con la menzogna di Nerone nel 64 (Ap. 6, 9-11; 17, 6) e rimessa in auge vent’anni dopo dalla cupidigia di Domiziano. Nella sua visione egli vede il trono divino e un libro chiuso con sette sigilli, contenente i tristi destini dell’umanità, che solo Cristo, Agnello sgozzato, primo martire, astro lucente del mattino, è degno di svelare. L’apertura dei sette sigilli scatenerà una serie di flagelli sulla terra, fino a quando avverrà la definitiva sconfitta delle forze del male (rappresentate dal dominio imposto all’eletto popolo di Dio dai conquistatori romani, depredatori di ricchezze) e il compimento della messa in scena del giudizio universale. Le genti saranno frantumate come i vasi d’argilla con verga di ferro e saranno massacrate 7.000 persone per vendicare due profeti. Al termine del combattimento escatologico tutti i nemici di Dio saranno sterminati a fil di spada e i loro cadaveri divorati da tutti gli uccelli (altro che amore per il prossimo e per il nemico! Altro che umiltà cristiana!). Saranno salvati dall’orgia della collera divina solo 144.000 eletti, vergini non contaminati con donne (misoginia cristiana). Il potere di Roma (la prostituta, la corruttrice), su cui divampa l’odio del visionario autore, è rappresentato simbolicamente (cfr. i capitoli 13 e 17), sotto forma di una bestia (l’imperatore Domiziano) con sette teste (in analogia ai sette re e ai sette colli di Roma, su cui è adagiata la meretrice). Contro la nuova Babilonia (come metaforicamente indica Roma - cfr. il cap. 18 - forse in connessione alla deportazione subìta dagli ebrei al tempo di Nabucodonosor II) impreca veementi invettive: morte, lutto, fame, flagelli, prima che Dio possa distruggerla col fuoco. Dopo la scomparsa del mondo, sconfitto e incatenato Satana per mille anni (“chilia ete”, da cui la dottrina c.d. “chiliasmo” o millenarismo), inizierà una nuova era, priva di sofferenze, rappresentata da una nuova Gerusalemme, circonfusa della gloria di Dio (cfr. Ap 20 e 21).

I primi diciotto capitoli dell’Apocalisse (un’opera d’impostazione bellica, che nulla ha in comune con gli altri testi canonici del N.T.) si concentrano sulla rovinosa fine di Babilonia, mentre i restanti quattro inneggiano al trionfo di Cristo e del suo Regno giudaico di mille anni. La vicenda descritta nei primi tre capitoli è ambientata nell’isola di Patmos e riguarda i messaggi di Dio alle sette Chiese d’Asia Minore. Dal capitolo quarto in poi, la vicenda si sposta in cielo, nella casa di Dio, dove Giovanni è invitato a salire per contemplare la visione futura dei destini del mondo. L’Apocalisse influenzerà le speranze escatologiche dei movimenti millenaristici cristiani dei secoli successivi, l’attesa imminente del regno di Dio sulla terra (utopia del Paradiso terrestre, come luogo di pace e di abbondanza sotto il governo di Cristo Giudice). Pregna di linguaggio simbolico, l’Apocalisse si è prestata a varie interpretazioni (allegorica, spirituale, mitologica, ecc.). L’agire di un dio terribile, sterminatore di nemici, è espresso mediante i numeri, soprattutto il sette, segno di perfezione e pienezza. Gioacchino da Fiore (XII sec.) vi scorse la storia della Chiesa, che suddivise in sette periodi, l’ultimo dei quali sarebbe dovuto coincidere con il regno millenario di Cristo, prima del giudizio universale (il millenarismo gioachimita fu condannato dalla Chiesa come eresia). La fine dei tempi avverrà al termine di un periodo di mille anni di pace, riservata ai soli cristiani giusti. Il tempo della storia, fermo restando i suoi andamenti ciclici, è concepito in termini lineari, con un inizio e una fine, e assume un significato di progresso verso una meta da raggiungere, indicata dalla rivelazione divina. Una diversa interpretazione ha scorto nell’Apocalisse una storia simbolica degli avvenimenti della Chiesa delle origini. Un’altra interpretazione ha riconosciuto nell’Apocalisse l’annuncio della fine del mondo, preceduta da eventi preparatori. Questi ultimi, secondo una quarta interpretazione, erano iniziati con l’incarnazione di Cristo e termineranno nel giorno della parusia.

Simbolismi e visioni allegoriche, che caratterizzano l’opera apocalittica, rievocano la letteratura profetica veterotestamentaria, fiorita nei due secoli precedenti e successivi all’era volgare. Tema dominante è il compimento della salvezza escatologica, preceduta dall’instaurazione del Regno di Dio per mille anni sulla terra, liberata dall’imperialismo romano (utopico ritorno alla mitica età dell’oro). La lotta finale tra Cristo e l’Anticristo, tra le forze del bene e quelle del male, si concluderà con la vittoria del primo e la definitiva sconfitta dell’altro. Per coloro che combatteranno vittoriosamente contro le forze del male, Dio consentirà in paradiso di mangiare i frutti dall’albero della vita (simbolo d’immortalità). Chi s’opporrà a Dio sarà castigato in eterno per la gioia dei beati, che dal Paradiso potranno godersi il triste spettacolo (come fece Nerone, la Bestia di Satana, che lo si vuole cantore di versi omerici dall’alto del suo palazzo, mentre contemplava l’orrendo spettacolo dell’incendio di Roma). L’apocalittico è un genere letterario antico, diffuso non solo nel giudaismo e nel cristianesimo, ma anche in altre antiche culture e religioni del mistero
Lucio Apulo Daunio

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