NAZIONE STATO ORDINAMENTO GIURIDICO
Nazione (da
nasci = nascere) è quel sentimento che accomuna un popolo residente in un
territorio, che per storia, etnia, lingua, tradizioni e religione, condivide
valori culturali e spirituali. Il sentimento condiviso di comune appartenenza
ad una nazione porta alla formazione dello Stato, ossia alla costituzione di un
ordinamento giuridico e politico, che ha potere sovrano sulla popolazione di un
determinato territorio.
L’ordinamento
giuridico è finalizzato a disciplinare, mediante norme giuridiche positive, la
condotta umana e l’uso della forza. Il diritto trova fondamento non
nell’intenzione morale di rispettare la legge dello Stato, ma nell’obbligo di
conformare un’azione alla norma giuridica. Lo Stato, a differenza della
nazione, può essere costituito da un’associazione di uomini diversi per stirpe,
lingua, religione, ecc., riuniti volontariamente o con la forza sotto la
medesima autorità sovrana. Come tra gli individui c’è naturale inclinazione ad
associarsi con altri esseri a lui simili, così tra i popoli, che hanno in
comune bisogni, attitudini, tendenze e scopi, c’è uguale inclinazione ad
associarsi. I diritti fondamentali di una nazione, sanciti in una costituzione
per regolare l’esercizio del potere sovrano, sono inalienabili e immodificabili,
mentre le norme che determinano attribuzione e divisione dei poteri e ne
regolano l’esercizio, sono modificabili.
Lo spirito
generale di una nazione è, secondo Montesquieu, il suo carattere fondamentale
cui anche il legislatore deve conformarsi. Rousseau, legato al concetto greco
della città-stato, critica l’universalismo settecentesco ed esalta il valore
del carattere nazionale, che il legislatore deve formare e conservare. Fichte
identifica il popolo, inteso quale unità etnico-naturale, con la nazione
tedesca (reich), concepita come organismo politico superiore allo Stato e ad
ogni altro popolo. La nazione-razza tedesca, a suo dire, è destinata dalla
provvidenza della storia a compiere una missione civilizzatrice e a divenire
forza trainante per gli altri popoli. Hegel critica la concezione del
liberalismo, che vede nel contratto sociale l’origine del diritto pubblico e
dello Stato. Il patto, per Hegel, ha validità solamente nell’ambito del diritto
privato. Diritto pubblico e Stato, invece, si realizzano storicamente
(concezione provvidenziale della storia), come sviluppo necessario ed
espressione delle caratteristiche e dei valori desunti dallo spirito di un
popolo. Il sentimento di appartenenza del popolo tedesco alla propria nazione -
dice Hegel - supera qualsiasi altro sentimento di appartenenza territoriale o
religiosa o ideologica. Marx concepisce la nazione come un progetto ideologico
della classe borghese, dominante sulla classe proletaria, per la conquista
dello Stato. Le periodiche crisi economiche e sociali, che il sistema borghese
di produzione genera, condurranno i proletari ad organizzarsi e a prendere
coscienza della propria forza morale e ideologica per contrapporsi
efficacemente all’ideologia dominante. In contrapposizione all’ideologia
marxista, che vede nella rivoluzione, nella dittatura del proletariato e
nell’alleanza tra le classi proletarie di vari paesi la conquista del potere e
la formazione dello Stato comunista autoritario, fondato sull’eguaglianza
assoluta, Mazzini, teorico del sentimento umanitario di nazione, propone la sua
ideologia democratica, cioè un governo liberamente scelto da tutti, da
realizzare mediante la costituzione della repubblica, dove, non una classe
elitaria, ma il popolo intero è sovrano. Egli unifica l’idea di nazione a
quella di popolo, elabora il concetto di “nazione popolare” fondata sulla
democrazia rappresentativa, propone l’associazione tra nazioni finalizzata al
progresso dell’umanità, critica la repubblica federativa americana, interessata
principalmente alla difesa dei diritti individuali, piuttosto che
all’attuazione di principi associativi.
Nell’antica
Grecia la comunità ellenica (ethnos)
era fondata non solo su vincoli di sangue e di lingua (idioma), ma anche sulla
consapevolezza di possedere una superiorità culturale e politica nei confronti
dei barbari (gli altri popoli non greci). Nella città-stato (polis) l’autonomia
dell’individuo era subordinata all’utile e alla finalità dello Stato sovrano.
Al legislatore, secondo Platone, era lecito fare ciò che era utile per la
comunità. Aristotele, confondendo la morale con la politica, assegnò allo Stato
il compito di educatore dei cittadini. Presso i Romani, nel periodo
repubblicano, lo Stato era considerato una faccenda del popolo, mentre, durante
l’impero, la formazione legislativa dipendeva dal dispotismo del principe. Con
l’affermazione del cristianesimo, Papa e Imperatore si attribuirono una
missione divina, obbligando i sudditi ad accettare il loro dispotico potere.
Nel Medioevo i diritti degli uomini erano concessioni attribuite ad arbitrio
del signore territoriale. Il sentimento di appartenenza dell’uomo medievale era
principalmente legato alla religione cristiana.
Il periodo
storico tra il Rinascimento e la Rivoluzione francese è caratterizzato:
- sia dall’accentramento del potere
politico nelle mani del sovrano, che porta alla formazione degli Stati
territoriali ed alla crescita del sentimento nazionale,
- sia dal radicamento sul territorio
delle chiese nazionali (cuius regio, eius
religio) in seguito alla riforma protestante,
- sia dallo sviluppo di una sovranità
politica popolare, che si è posta a fondamento dello Stato mediante una
rivoluzione.
Il sovrano
considerava lo Stato come un suo patrimonio ed il popolo come un mezzo per
arricchirsi e perseguire i suoi scopi.
Nazionalismo è
l’ideologia che esalta valori esclusivi di uno Stato-Nazione e la sua
autodeterminazione ad affermare la propria indipendenza, integrità, identità.
Il nazionalismo nasce dal sentimento di mortificazione e umiliazione di un
popolo. In Italia ha avuto una caratteristica particolare durante il
Risorgimento con le lotte politiche intraprese dall’élite borghese per la
conquista dell’unità nazionale. Movimenti nazionalistici nascono negli Stati
dove convivono più nazioni in conflitto tra loro (come presso i baschi e gli
irlandesi).
Si
differenziano dal nazionalismo:
- L’irredentismo (in = non, redèmptus = liberato) è l’aspirazione di
una popolazione di frontiera di separarsi da uno Stato per unirsi
territorialmente ad uno Stato confinante, con il quale ha affinità di valori,
di storia, di tradizioni. Può anche configurarsi come la pretesa di uno
Stato-Nazione ad integrare parte del territorio di un altro Stato, la cui popolazione
rivendica l’appartenenza all’altra nazione.
- Il patriottismo (da pater = padre, patrià = paese) è il sentimento individuale, talvolta eroico, di
appartenere ad una comunità di un determinato paese (città, regione, Stato).
- Lo sciovinismo (dal nome
Chauvin, leggendario soldato di Napoleone celebre per il suo patriottismo) è un
sentimento esasperato ed aggressivo, fondato sulla convinzione dell’esclusiva
superiorità di una nazione rispetto ad altre nazioni, con la conseguenza di
presentare aspetti di xenofobia, che possono sfociare nell’intolleranza e nella
discriminazione nei confronti del diverso.
- L’imperialismo (impèrium, imperàre = signoreggiare,
comandare) è la tendenza di una nazione ad esercitare un’influenza o ad imporre
un dominio (economico, politico, culturale, religioso, ecc.) su altri paesi più
deboli.
- Il clericalismo (da klèros, che nel cristianesimo delle
origini designava gli eletti a sorte tra il corpo sacerdotale per il governo
della comunità) è il comportamento politico tenuto da sacerdoti e da laici
fedeli militanti a favore degli interessi temporali della Chiesa, concepita
come entità internazionale.
BIBLIOGRAFIA
N. BOBBIO, N. MATTEUCCI, G.
PASQUINO, Dizionario di politica
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nazionalismi
W. REINHARD, Storia del potere
politico in Europa
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famiglia, della proprietà privata e dello Stato
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