domenica 20 febbraio 2011


NAZIONE STATO ORDINAMENTO GIURIDICO

Nazione (da nasci = nascere) è quel sentimento che accomuna un popolo residente in un territorio, che per storia, etnia, lingua, tradizioni e religione, condivide valori culturali e spirituali. Il sentimento condiviso di comune appartenenza ad una nazione porta alla formazione dello Stato, ossia alla costituzione di un ordinamento giuridico e politico, che ha potere sovrano sulla popolazione di un determinato territorio.

L’ordinamento giuridico è finalizzato a disciplinare, mediante norme giuridiche positive, la condotta umana e l’uso della forza. Il diritto trova fondamento non nell’intenzione morale di rispettare la legge dello Stato, ma nell’obbligo di conformare un’azione alla norma giuridica. Lo Stato, a differenza della nazione, può essere costituito da un’associazione di uomini diversi per stirpe, lingua, religione, ecc., riuniti volontariamente o con la forza sotto la medesima autorità sovrana. Come tra gli individui c’è naturale inclinazione ad associarsi con altri esseri a lui simili, così tra i popoli, che hanno in comune bisogni, attitudini, tendenze e scopi, c’è uguale inclinazione ad associarsi. I diritti fondamentali di una nazione, sanciti in una costituzione per regolare l’esercizio del potere sovrano, sono inalienabili e immodificabili, mentre le norme che determinano attribuzione e divisione dei poteri e ne regolano l’esercizio, sono modificabili.

Lo spirito generale di una nazione è, secondo Montesquieu, il suo carattere fondamentale cui anche il legislatore deve conformarsi. Rousseau, legato al concetto greco della città-stato, critica l’universalismo settecentesco ed esalta il valore del carattere nazionale, che il legislatore deve formare e conservare. Fichte identifica il popolo, inteso quale unità etnico-naturale, con la nazione tedesca (reich), concepita come organismo politico superiore allo Stato e ad ogni altro popolo. La nazione-razza tedesca, a suo dire, è destinata dalla provvidenza della storia a compiere una missione civilizzatrice e a divenire forza trainante per gli altri popoli. Hegel critica la concezione del liberalismo, che vede nel contratto sociale l’origine del diritto pubblico e dello Stato. Il patto, per Hegel, ha validità solamente nell’ambito del diritto privato. Diritto pubblico e Stato, invece, si realizzano storicamente (concezione provvidenziale della storia), come sviluppo necessario ed espressione delle caratteristiche e dei valori desunti dallo spirito di un popolo. Il sentimento di appartenenza del popolo tedesco alla propria nazione - dice Hegel - supera qualsiasi altro sentimento di appartenenza territoriale o religiosa o ideologica. Marx concepisce la nazione come un progetto ideologico della classe borghese, dominante sulla classe proletaria, per la conquista dello Stato. Le periodiche crisi economiche e sociali, che il sistema borghese di produzione genera, condurranno i proletari ad organizzarsi e a prendere coscienza della propria forza morale e ideologica per contrapporsi efficacemente all’ideologia dominante. In contrapposizione all’ideologia marxista, che vede nella rivoluzione, nella dittatura del proletariato e nell’alleanza tra le classi proletarie di vari paesi la conquista del potere e la formazione dello Stato comunista autoritario, fondato sull’eguaglianza assoluta, Mazzini, teorico del sentimento umanitario di nazione, propone la sua ideologia democratica, cioè un governo liberamente scelto da tutti, da realizzare mediante la costituzione della repubblica, dove, non una classe elitaria, ma il popolo intero è sovrano. Egli unifica l’idea di nazione a quella di popolo, elabora il concetto di “nazione popolare” fondata sulla democrazia rappresentativa, propone l’associazione tra nazioni finalizzata al progresso dell’umanità, critica la repubblica federativa americana, interessata principalmente alla difesa dei diritti individuali, piuttosto che all’attuazione di principi associativi.

Nell’antica Grecia la comunità ellenica (ethnos) era fondata non solo su vincoli di sangue e di lingua (idioma), ma anche sulla consapevolezza di possedere una superiorità culturale e politica nei confronti dei barbari (gli altri popoli non greci). Nella città-stato (polis) l’autonomia dell’individuo era subordinata all’utile e alla finalità dello Stato sovrano. Al legislatore, secondo Platone, era lecito fare ciò che era utile per la comunità. Aristotele, confondendo la morale con la politica, assegnò allo Stato il compito di educatore dei cittadini. Presso i Romani, nel periodo repubblicano, lo Stato era considerato una faccenda del popolo, mentre, durante l’impero, la formazione legislativa dipendeva dal dispotismo del principe. Con l’affermazione del cristianesimo, Papa e Imperatore si attribuirono una missione divina, obbligando i sudditi ad accettare il loro dispotico potere. Nel Medioevo i diritti degli uomini erano concessioni attribuite ad arbitrio del signore territoriale. Il sentimento di appartenenza dell’uomo medievale era principalmente legato alla religione cristiana.

Il periodo storico tra il Rinascimento e la Rivoluzione francese è caratterizzato:

-         sia dall’accentramento del potere politico nelle mani del sovrano, che porta alla formazione degli Stati territoriali ed alla crescita del sentimento nazionale,

-         sia dal radicamento sul territorio delle chiese nazionali (cuius regio, eius religio) in seguito alla riforma protestante,

-         sia dallo sviluppo di una sovranità politica popolare, che si è posta a fondamento dello Stato mediante una rivoluzione.

Il sovrano considerava lo Stato come un suo patrimonio ed il popolo come un mezzo per arricchirsi e perseguire i suoi scopi.

Nazionalismo è l’ideologia che esalta valori esclusivi di uno Stato-Nazione e la sua autodeterminazione ad affermare la propria indipendenza, integrità, identità. Il nazionalismo nasce dal sentimento di mortificazione e umiliazione di un popolo. In Italia ha avuto una caratteristica particolare durante il Risorgimento con le lotte politiche intraprese dall’élite borghese per la conquista dell’unità nazionale. Movimenti nazionalistici nascono negli Stati dove convivono più nazioni in conflitto tra loro (come presso i baschi e gli irlandesi).

Si differenziano dal nazionalismo:

- L’irredentismo (in = non, redèmptus = liberato) è l’aspirazione di una popolazione di frontiera di separarsi da uno Stato per unirsi territorialmente ad uno Stato confinante, con il quale ha affinità di valori, di storia, di tradizioni. Può anche configurarsi come la pretesa di uno Stato-Nazione ad integrare parte del territorio di un altro Stato, la cui popolazione rivendica l’appartenenza all’altra nazione.

- Il patriottismo (da pater = padre, patrià = paese) è il sentimento individuale, talvolta eroico, di appartenere ad una comunità di un determinato paese (città, regione, Stato).

- Lo sciovinismo (dal nome Chauvin, leggendario soldato di Napoleone celebre per il suo patriottismo) è un sentimento esasperato ed aggressivo, fondato sulla convinzione dell’esclusiva superiorità di una nazione rispetto ad altre nazioni, con la conseguenza di presentare aspetti di xenofobia, che possono sfociare nell’intolleranza e nella discriminazione nei confronti del diverso.

- L’imperialismo (impèrium, imperàre = signoreggiare, comandare) è la tendenza di una nazione ad esercitare un’influenza o ad imporre un dominio (economico, politico, culturale, religioso, ecc.) su altri paesi più deboli.

- Il clericalismo (da klèros, che nel cristianesimo delle origini designava gli eletti a sorte tra il corpo sacerdotale per il governo della comunità) è il comportamento politico tenuto da sacerdoti e da laici fedeli militanti a favore degli interessi temporali della Chiesa, concepita come entità internazionale.

                                  Lucio Apulo Daunio

 

BIBLIOGRAFIA

N. BOBBIO, N. MATTEUCCI, G. PASQUINO, Dizionario di politica

F. TRANIELLO, A proposito di nazione, democrazia, religione civile; Religione cattolica e stato nazionale

F. CHABOD, L’idea di nazione

P. MAZZITELLI, Stato e nazione

E. HOBSBAWM, Nazioni E nazionalismi

W. REINHARD, Storia del potere politico in Europa

F. ENGELS, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato

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