domenica 27 febbraio 2011


L’ETICA PER LA POLITICA



L’etica (èthos) è la condotta razionale umana indirizzata verso comportamenti leciti nonché verso ciò che si desidera come bene, per sé e per gli altri, da cui ottenere felicità o piacere. Il giudizio sulla fondatezza morale dell’agire umano può avere come movente principi religiosi assoluti (dedotti da supposte leggi divine) oppure principi laici, ideologici, storicamente determinati (che possono essere normativi, di costume, di libera scelta responsabile non strumentale, ecc.). Il possesso esclusivo della verità, religiosa o ideologica, genera conflitti.

La politica è quell’attività umana che consiste nell’assumere decisioni in forza di un potere sovrano nell’interesse di qualcuno o della collettività.

Nell’Antica Grecia, con l’ascesa egemone del ceto dedito al commercio - rispetto ai proprietari terrieri ed ai guerrieri, che fondavano l’egemonia sull’etica della virtù (aretè = eccellenza), cioè sul diritto della nascita e l’abilità guerriera - il criterio della legittimazione passa dalla nobiltà di stirpe alla funzionalità sociale dei comportamenti ed al successo che tali comportamenti riescono a garantire (arricchimento). Il relativismo etico insegnato dai sofisti si oppone alla concezione di Socrate e Platone, per i quali il fine dell’etica è il raggiungimento del bene assoluto. Per i sofisti, invece non esiste una verità assolutamente valida, ma una verità relativa alla percezione soggettiva di ciascun individuo. Se per i Sofisti "etico" è la condotta efficace e per Platone è un principio metafisico, per Aristotele non basta conoscere il bene per attuarlo, occorre anche la volontà. L’etica, secondo Aristotele, deve avere finalità pratiche: il raggiungimento della felicità (eudaimonìa) attraverso la realizzazione di sé e di un equilibrato funzionamento delle proprie facoltà fisiche e psichiche. Aristotele distingue le virtù etiche, che consistono nella scelta del giusto mezzo (come la giustizia), dalle virtù dianoetiche (diànoia = ragione), che consistono nell’esercitare la ragione (saggezza, sapienza, intelligenza, scienza, arte).

La virtù per gli stoici è agire secondo ragione (cioè secondo le regole dedotte dalla natura razionale), dominando le passioni. Essendo la legge di natura uguale per tutti gli uomini, l’etica stoica è decisamente cosmopolita. In alternativa allo stoicismo si pongono sia l’etica epicurea sia quella cristiana. L’epicureismo si fonda sulla ricerca del piacere (edonismo), inteso come virtù necessaria alla salute del corpo e della mente, rifuggendo sofferenze (prodotte da piaceri inutili) e turbamenti (come il timore degli dei o della morte). Se per lo stoicismo la saggezza consiste nel conseguire la virtù dell’apatia (assenza di passione), per l’epicureismo consiste nel conseguire la virtù dell’atarassia (assenza di turbamento). L’etica cristiana si caratterizza per la svalutazione delle realtà mondane. Regola aurea dell’etica cristiana è fare o non fare agli altri ciò che si vorrebbe essere fatto o non fatto a noi, oltre ad amare il prossimo e persino i nemici. Il cristiano deve ispirare la sua condotta ai principi morali, che discendono da Dio, per non incorrere nei rigori della punizione nell’aldilà. La concezione dualistica del cristianesimo (l’obbedienza a Dio e alla legge dello Stato, cfr. Mc 12, 17; Mt 22, 21; Lc 20, 25; At 5, 29) ha generato e genera conflitti di coscienza. Il fondamentalismo religioso (come quello ideologico) non ammette critiche, non accetta il diverso, utilizza l’influenza politica al fine di trasformare in leggi dello Stato precetti religiosi desunti dalle Scritture. La fede religiosa scaturisce dall’accettazione, senza riflessione critica, di una presunta verità assoluta.

In Agostino l’etica non si configura più come un sistema di regole per il retto operare, poiché la salvezza dal peccato originale dipende dalla nostra volontà. L’attenzione di Agostino si concentra sulle condizioni soggettive dell’azione morale, cioè sulla retta intenzione piuttosto che sugli effetti dell’atto. Il male morale è una scelta volontaria dell’uomo di andare contro la volontà di Dio. Solo la mancanza di consapevolezza del male esime dal peccato. Facendo però dipendere la salvezza dalla grazia, dono di Dio, Agostino pone la problematica questione della predestinazione. Per Tommaso d’Aquino è proprio la libertà della volontà (connessa alla ragione) il presupposto dell’atto morale. L’uomo è un essere razionale dotato di libero arbitrio e quindi responsabile delle proprie azioni. Egli cerca di dimostrare che la prescienza di Dio non comporta un annullamento della libertà umana.

L’etica laica, invece, tende a separare l’etica dalla religione, cioè ad accettare precetti morali desunti dalle Scritture. Essa coincide con l’etica moderna. Machiavelli considera la politica come arte del buon governo di una repubblica, fino al punto di concepire la separazione della politica dall’etica e dalla religione, quando subentra la “ragion di Stato”. Per Hobbes l’etica è un insieme di regole desunte dalla ragione in base ad un calcolo di vantaggi e svantaggi. Hume pone il fondamento della morale nella natura umana, nel sentimento di umanità e di socievolezza, nella tendenza a godere della felicità del prossimo. L’etica per Rousseau non è un’etica del sentimento, bensì quella sancita dalle leggi positive dello Stato, diverse a seconda dei luoghi e dei tempi. Per Kant il bene supremo è la vita virtuosa piuttosto che la ricerca della felicità, irraggiungibile in questo mondo. Alla base dell’etica Mill pone il criterio utilitaristico della massima felicità e benessere per il maggior numero di persone. Per Hegel l’etica è l’espressione delle leggi dello Stato, inteso come totalità etica (cioè famiglia, società civile, Stato) nonché manifestazione della libertà umana (solo le istituzioni sociali dello Stato tutelano la libertà individuale). Nietzsche, critico della morale corrente, propone una nuova gerarchia di valori, dove primeggia quello dello spirito dionisiaco, cioè dell’accettazione entusiastica della vita e della volontà di potenza, espressione di un essere libero, superiore all’uomo tradizionale. L’oltre-uomo, personificazione di tutti gli ideali umani, con la sua volontà di potenza è l’artefice di nuovi valori morali, che gratificano la vita. L’etica, secondo Russell, non contiene affermazioni vere o false, in quanto consiste in desideri, quindi in giudizi soggettivi di valore.

I fautori dell’autonomia della politica dalla morale (machiavellismo) oppongono la massima politica “il fine giustifica i mezzi” (cioè fai quel che devi perché avvenga quel che vuoi) alla massima morale “compi il proprio dovere” (cioè fai quel che devi indipendentemente dal risultato dell’azione). La politica è “ragion di Stato”, cioè autonomia delle regole dell’azione politica dai precetti morali. Weber distingue l’etica della convinzione, cioè della purezza delle intenzioni, senza badare alle conseguenze, propria dell’uomo di fede religiosa o ideologica, dall’etica della responsabilità, cioè dell’efficacia del risultato e degli effetti consequenziali dell’azione politica, propria dell’uomo di Stato. Morale e politica sono due sistemi etici contrapposti. Il politico per raggiungere fini buoni può essere costretto ad assumersi la responsabilità di utilizzare mezzi non buoni (il fine giustifica i mezzi, ma non esime dalla responsabilità).

Se questi sono i concetti fondamentali tra etica e politica, quali sono i principi o valori validi per valutare una politica? Per gli antichi il fine della politica era ciò che è bene per l’uomo e ciò che è bene è anche giusto. Per i moderni è giusto l’agire secondo il dovere, cioè in ottemperanza a norme impersonali ed oggettive, indipendentemente se siano o no in linea con i propri interessi. L’idea del dovere è strettamente connessa con l’intuizionismo etico, secondo cui determinati valori sono riconoscibili intuitivamente (dire sempre la verità, rispettare le promesse, ecc.). Chi agisce in base a tali principi non si cura delle conseguenze, cioè se sia giusto o sbagliato l’agire secondo il dovere. L’utilitarismo, invece, considera le azioni buone o cattive in relazione alla massimizzazione dell’utilità. Un metodo ragionevole per dirimere i conflitti tra doveri e principi è di non assumerli mai come valori assoluti.

Un’etica per la politica dovrebbe trovare fondamento in una teoria della giustizia, cioè in criteri etici che giustificano la validità di una politica. Il criterio per eccellenza è quello della tradizione democratica, che consiste nella libertà di partecipazione al confronto pubblico delle proprie ragioni con quelle degli altri, ai fini della giustificazione di una politica, dove le ragioni di uno contano come quelle degli altri (uguaglianza). La condivisione di un nucleo di valori, desunti dalle divergenti ragioni interpersonali, sarà il metro di paragone per la giustificazione etica di una politica. Se il criterio di giudizio politico è quello etico dell’utilitarismo, si tende a giustificare solo quelle politiche che massimizzano il benessere collettivo. Se il criterio è quello del liberalismo, si tende a giustificare le politiche che minimizzano l’intervento dello Stato nel privato. Se il criterio è quello dell’equità, si tende a giustificare le politiche che garantiscono le eguaglianze nelle opportunità fondamentali. I valori propri di ciascun individuo sono criteri di giudizio e di scelta che tendono a proiettarlo in un mondo ideale, desiderabile in quanto conforme ai propri valori. A fronte di una pluralità di valori, tutti condivisibili, soprattutto in relazione a società multiculturali, occorre procedere alla condivisione di un nucleo di valori fondamentali. I valori di un’etica per la politica devono coincidere con i principi fondamentali della Costituzione (i valori ultimi non si giustificano, si assumono).

In un mondo dove l’economia è globalizzata, ma non anche la politica, si pone il problema dello sviluppo sostenibile, cioè di uno sviluppo economico compatibile con gli ecosistemi e con l’equità sociale, compromessa dalla bomba demografica e dai trends migratori. I valori trovano fondamento nei bisogni dell’uomo, che variano nel tempo e nello spazio. In società sempre più multietniche si pone il problema della compatibilità tra differenti valori e tradizioni. La sfida per la democrazia consiste nell’attuare politiche di condivisione di valori fondamentali e di reciproca tolleranza.

                         
 Lucio Apulo Daunio

  
BIBLIOGRAFIA
S. VECA, La società giusta e altri saggi; Etica e politica; Economia, politica e morale
C. A. VIANO, L’etica
H. ARENDT, Vita attiva
J. RAWLS, Una teoria della giustizia
R. NOZICK, Anarchia, stato e utopia
L. BONANATE, Etica e politica internazionale
J HABERMAS, Morale, diritto, politica; Teoria della morale



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