L’ETICA PER
LA POLITICA
L’etica (èthos)
è la condotta razionale umana indirizzata verso comportamenti leciti nonché
verso ciò che si desidera come bene, per sé e per gli altri, da cui ottenere
felicità o piacere. Il giudizio sulla fondatezza morale dell’agire umano può
avere come movente principi religiosi assoluti (dedotti da supposte leggi
divine) oppure principi laici, ideologici, storicamente determinati (che
possono essere normativi, di costume, di libera scelta responsabile non
strumentale, ecc.). Il possesso esclusivo della verità, religiosa o ideologica,
genera conflitti.
La politica
è quell’attività umana che consiste nell’assumere decisioni in forza di un
potere sovrano nell’interesse di qualcuno o della collettività.
Nell’Antica
Grecia, con l’ascesa egemone del ceto dedito al commercio - rispetto ai
proprietari terrieri ed ai guerrieri, che fondavano l’egemonia sull’etica della
virtù (aretè = eccellenza), cioè sul diritto della nascita e
l’abilità guerriera - il criterio della legittimazione passa dalla nobiltà di
stirpe alla funzionalità sociale dei comportamenti ed al successo che tali
comportamenti riescono a garantire (arricchimento). Il relativismo etico
insegnato dai sofisti si oppone alla concezione di Socrate e Platone, per i
quali il fine dell’etica è il raggiungimento del bene assoluto. Per i sofisti,
invece non esiste una verità assolutamente valida, ma una verità relativa alla
percezione soggettiva di ciascun individuo. Se per i Sofisti "etico"
è la condotta efficace e per Platone è un principio metafisico, per Aristotele
non basta conoscere il bene per attuarlo, occorre anche la volontà. L’etica,
secondo Aristotele, deve avere finalità pratiche: il raggiungimento della
felicità (eudaimonìa) attraverso la realizzazione di sé e di un
equilibrato funzionamento delle proprie facoltà fisiche e psichiche. Aristotele
distingue le virtù etiche, che consistono nella scelta del giusto mezzo (come
la giustizia), dalle virtù dianoetiche (diànoia = ragione), che
consistono nell’esercitare la ragione (saggezza, sapienza, intelligenza,
scienza, arte).
La virtù per
gli stoici è agire secondo ragione (cioè secondo le regole dedotte dalla natura
razionale), dominando le passioni. Essendo la legge di natura uguale per tutti
gli uomini, l’etica stoica è decisamente cosmopolita. In alternativa allo
stoicismo si pongono sia l’etica epicurea sia quella cristiana. L’epicureismo
si fonda sulla ricerca del piacere (edonismo), inteso come virtù necessaria
alla salute del corpo e della mente, rifuggendo sofferenze (prodotte da piaceri
inutili) e turbamenti (come il timore degli dei o della morte). Se per lo
stoicismo la saggezza consiste nel conseguire la virtù dell’apatia (assenza di
passione), per l’epicureismo consiste nel conseguire la virtù dell’atarassia
(assenza di turbamento). L’etica cristiana si caratterizza per la svalutazione
delle realtà mondane. Regola aurea dell’etica cristiana è fare o non fare agli
altri ciò che si vorrebbe essere fatto o non fatto a noi, oltre ad amare il
prossimo e persino i nemici. Il cristiano deve ispirare la sua condotta ai
principi morali, che discendono da Dio, per non incorrere nei rigori della
punizione nell’aldilà. La concezione dualistica del cristianesimo (l’obbedienza
a Dio e alla legge dello Stato, cfr. Mc 12, 17; Mt 22, 21; Lc 20, 25; At 5, 29)
ha generato e genera conflitti di coscienza. Il fondamentalismo religioso (come
quello ideologico) non ammette critiche, non accetta il diverso, utilizza
l’influenza politica al fine di trasformare in leggi dello Stato precetti
religiosi desunti dalle Scritture. La fede religiosa scaturisce
dall’accettazione, senza riflessione critica, di una presunta verità assoluta.
In Agostino
l’etica non si configura più come un sistema di regole per il retto operare,
poiché la salvezza dal peccato originale dipende dalla nostra volontà.
L’attenzione di Agostino si concentra sulle condizioni soggettive dell’azione
morale, cioè sulla retta intenzione piuttosto che sugli effetti dell’atto. Il
male morale è una scelta volontaria dell’uomo di andare contro la volontà di
Dio. Solo la mancanza di consapevolezza del male esime dal peccato. Facendo
però dipendere la salvezza dalla grazia, dono di Dio, Agostino pone la
problematica questione della predestinazione. Per Tommaso d’Aquino è proprio la
libertà della volontà (connessa alla ragione) il presupposto dell’atto morale.
L’uomo è un essere razionale dotato di libero arbitrio e quindi responsabile
delle proprie azioni. Egli cerca di dimostrare che la prescienza di Dio non
comporta un annullamento della libertà umana.
L’etica
laica, invece, tende a separare l’etica dalla religione, cioè ad accettare
precetti morali desunti dalle Scritture. Essa coincide con l’etica moderna.
Machiavelli considera la politica come arte del buon governo di una repubblica,
fino al punto di concepire la separazione della politica dall’etica e dalla
religione, quando subentra la “ragion di Stato”. Per Hobbes l’etica è un
insieme di regole desunte dalla ragione in base ad un calcolo di vantaggi e
svantaggi. Hume pone il fondamento della morale nella natura umana, nel
sentimento di umanità e di socievolezza, nella tendenza a godere della felicità
del prossimo. L’etica per Rousseau non è un’etica del sentimento, bensì quella
sancita dalle leggi positive dello Stato, diverse a seconda dei luoghi e dei
tempi. Per Kant il bene supremo è la vita virtuosa piuttosto che la ricerca
della felicità, irraggiungibile in questo mondo. Alla base dell’etica Mill pone
il criterio utilitaristico della massima felicità e benessere per il maggior
numero di persone. Per Hegel l’etica è l’espressione delle leggi dello Stato,
inteso come totalità etica (cioè famiglia, società civile, Stato) nonché
manifestazione della libertà umana (solo le istituzioni sociali dello Stato
tutelano la libertà individuale). Nietzsche, critico della morale corrente,
propone una nuova gerarchia di valori, dove primeggia quello dello spirito
dionisiaco, cioè dell’accettazione entusiastica della vita e della volontà di
potenza, espressione di un essere libero, superiore all’uomo tradizionale.
L’oltre-uomo, personificazione di tutti gli ideali umani, con la sua volontà di
potenza è l’artefice di nuovi valori morali, che gratificano la vita. L’etica,
secondo Russell, non contiene affermazioni vere o false, in quanto consiste in
desideri, quindi in giudizi soggettivi di valore.
I fautori
dell’autonomia della politica dalla morale (machiavellismo) oppongono la
massima politica “il fine giustifica i mezzi” (cioè fai quel che devi perché
avvenga quel che vuoi) alla massima morale “compi il proprio dovere” (cioè fai
quel che devi indipendentemente dal risultato dell’azione). La politica è
“ragion di Stato”, cioè autonomia delle regole dell’azione politica dai
precetti morali. Weber distingue l’etica della convinzione, cioè della purezza
delle intenzioni, senza badare alle conseguenze, propria dell’uomo di fede
religiosa o ideologica, dall’etica della responsabilità, cioè dell’efficacia
del risultato e degli effetti consequenziali dell’azione politica, propria
dell’uomo di Stato. Morale e politica sono due sistemi etici contrapposti. Il
politico per raggiungere fini buoni può essere costretto ad assumersi la
responsabilità di utilizzare mezzi non buoni (il fine giustifica i mezzi, ma
non esime dalla responsabilità).
Se questi
sono i concetti fondamentali tra etica e politica, quali sono i principi o
valori validi per valutare una politica? Per gli antichi il fine della politica
era ciò che è bene per l’uomo e ciò che è bene è anche giusto. Per i moderni è
giusto l’agire secondo il dovere, cioè in ottemperanza a norme impersonali ed
oggettive, indipendentemente se siano o no in linea con i propri interessi.
L’idea del dovere è strettamente connessa con l’intuizionismo etico, secondo
cui determinati valori sono riconoscibili intuitivamente (dire sempre la
verità, rispettare le promesse, ecc.). Chi agisce in base a tali principi non
si cura delle conseguenze, cioè se sia giusto o sbagliato l’agire secondo il
dovere. L’utilitarismo, invece, considera le azioni buone o cattive in relazione
alla massimizzazione dell’utilità. Un metodo ragionevole per dirimere i
conflitti tra doveri e principi è di non assumerli mai come valori assoluti.
Un’etica per
la politica dovrebbe trovare fondamento in una teoria della giustizia, cioè in
criteri etici che giustificano la validità di una politica. Il criterio per
eccellenza è quello della tradizione democratica, che consiste nella libertà di
partecipazione al confronto pubblico delle proprie ragioni con quelle degli
altri, ai fini della giustificazione di una politica, dove le ragioni di uno
contano come quelle degli altri (uguaglianza). La condivisione di un nucleo di
valori, desunti dalle divergenti ragioni interpersonali, sarà il metro di
paragone per la giustificazione etica di una politica. Se il criterio di
giudizio politico è quello etico dell’utilitarismo, si tende a giustificare
solo quelle politiche che massimizzano il benessere collettivo. Se il criterio
è quello del liberalismo, si tende a giustificare le politiche che minimizzano
l’intervento dello Stato nel privato. Se il criterio è quello dell’equità, si
tende a giustificare le politiche che garantiscono le eguaglianze nelle
opportunità fondamentali. I valori propri di ciascun individuo sono criteri di
giudizio e di scelta che tendono a proiettarlo in un mondo ideale, desiderabile
in quanto conforme ai propri valori. A fronte di una pluralità di valori, tutti
condivisibili, soprattutto in relazione a società multiculturali, occorre
procedere alla condivisione di un nucleo di valori fondamentali. I valori di
un’etica per la politica devono coincidere con i principi fondamentali della
Costituzione (i valori ultimi non si giustificano, si assumono).
In un mondo
dove l’economia è globalizzata, ma non anche la politica, si pone il problema
dello sviluppo sostenibile, cioè di uno sviluppo economico compatibile con gli
ecosistemi e con l’equità sociale, compromessa dalla bomba demografica e dai
trends migratori. I valori trovano fondamento nei bisogni dell’uomo, che
variano nel tempo e nello spazio. In società sempre più multietniche si pone il
problema della compatibilità tra differenti valori e tradizioni. La sfida per
la democrazia consiste nell’attuare politiche di condivisione di valori
fondamentali e di reciproca tolleranza.
Lucio Apulo Daunio
BIBLIOGRAFIA
S. VECA, La società giusta e altri saggi;
Etica e politica; Economia, politica e morale
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H. ARENDT, Vita attiva
J. RAWLS, Una teoria della giustizia
R. NOZICK, Anarchia, stato e utopia
L. BONANATE, Etica e politica
internazionale
J HABERMAS, Morale, diritto, politica;
Teoria della morale
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