martedì 22 febbraio 2011


COSA E’ LA POLITICA



La politica è (o dovrebbe essere) la scienza dell’ottimo governo di uno Stato (techne = arte, scienza; politiké = che attiene alla polis, la città-stato) e consiste nell’insieme delle attività umane riferibili all’amministrazione dello Stato. Di converso, lo Stato è lo strumento della politica per realizzare determinati scopi per il benessere della collettività.

La politica è anche il luogo dove poter risolvere, mediante il compromesso, i conflitti tra interessi antagonistici. La libertà politica, esplicata da un soggetto politico agente, è libertà positiva, in quanto volta a modificare le regole che disciplinano l’esistenza della collettività. Il fenomeno politico, è la capacità propria dell’uomo di attuare la storia attraverso i processi politici.

La politica si serve del potere politico, consistente in funzioni e competenze giuridiche, per conseguire gli effetti voluti. Fine fondamentale del potere politico è sia garantire l’ordine pubblico nei rapporti conflittuali interni sia provvedere alla difesa dello Stato dai nemici esterni. Il potere politico è coattivo, poiché dispone dei mezzi con cui applicare, in via esclusiva, la forza fisica, impedendo la disgregazione della società e il ritorno allo stato di natura. La violazione del principio di monopolizzazione della coazione fisica determina i processi di criminalizzazione e penalizzazione. La legittimità del potere politico si fonda sul consenso (ex contractu). L’organizzazione delle forze produttive e dei mezzi finanziari di uno Stato costituisce il potere economico. L’influenza esercitata da gruppi sociali organizzati e istituzionalizzati, che diffondono valori e impartiscono conoscenze, configura il potere ideologico, mediante il quale si compie il processo di socializzazione e integrazione culturale di un popolo.

La teoria politica tradizionale distingue il potere spirituale (ideologico) dal potere temporale, subordinato al primo, costituito dalla congiunzione del dominium (potere economico) e dell’imperium (potere politico). Tale congiunzione dei due poteri è durata fin quando il diritto patrimoniale di successione è valso anche in ambito politico. Con la nascita della borghesia il potere economico si differenzia dal potere politico. Marx, infatti, distingue la struttura economica, costituita dall’insieme dei rapporti di produzione, dalla corrispondente e subalterna sovrastruttura, comprensiva del sistema ideologico e del sistema giuridico - politico, che Gramsci chiamerà, l’uno, società civile (momento del consenso ideologico), l’altro, società politica (dominio dello Stato). La società civile è il luogo dove si formano le domande (input), che devono trovare le risposte nella società politica (output). L’aumento di domande, senza adeguate risposte, genera l’ingovernabilità.

Nell’antichità la sfera del politico includeva anche la sfera del sociale. Con l’affermazione del cristianesimo si determina la contrapposizione tra l’ecclesia e la civitas, cioè tra il potere spirituale (la società religiosa) e il potere temporale (il regno di Cesare). L’avvento dell’economia mercantile e della borghesia imprenditrice sottrae alla sfera politica il dominio sui rapporti economici, contrapponendo alla potestas la libertas della società di mercato (lo spazio ove si svolge l’attività economica degli individui). Lo Stato liberale, in contrapposizione allo Stato assoluto, limita la propria ingerenza nella sfera dell’economia e della religione. La formazione di gruppi politici, organizzati in sistemi politici liberaldemocratici, ha consentito, fermo restando la monopolizzazione del potere politico, la de-monopolizzazione sia del potere ideologico (libertà del dissenso) sia del potere economico (ruolo condizionante dei sindacati). Con la nascita dello Stato moderno l’azione politica ha conquistato spazi autonomi dalla sfera morale. Il fine cui mira l’azione politica è il risultato, da conseguire secondo l’etica della responsabilità (Weber), a nulla rilevando la coerenza dell’azione politica all’intenzione di osservare norme morali. Ciò che è obbligatorio, secondo l’etica delle convinzioni morali, può non esserlo, secondo l’etica della responsabilità politica e della ragion di Stato. La violenza individuale non può trovare giustificazione (eccetto per il caso di legittima difesa), allorquando vige la violenza dello Stato, in conformità a norme giuridiche. Il diritto è la forma che assume il potere statale nel tempo della secolarizzazione (Kelsen). Il fine del diritto è l’attuazione della giustizia sulla base dei principi di legalità e di certezza del diritto.

Lo studio teorico sulla politica è nato in Grecia, con la costituzione della polis, centro di vita sociale e politica, per opera di pensatori come Tucidide, Platone, Aristotele. Tucidide costruisce la scienza politica sullo studio della storia e sul carattere invariabile della natura umana. Platone prospetta un ordine politico unitario fondato sulla gerarchia sociale. L’uomo, nel pensiero di Aristotele, in quanto animale politico, è portato naturalmente a vivere in società, in conformità a leggi condivise. Alle tre forme di governo ideale, Aristotele contrappone tre forme degenerative. A Roma, in epoca repubblicana, la politica si costruisce nell’ambito della razionalità giuridica. L’auctoritas del diritto attribuisce rilevanza alle manifestazioni della vita collettiva nella civitas.  Cicerone definisce la repubblica come un insieme di persone (societas) accomunate dal consenso dato alle leggi nel comune interesse. Nel medioevo la riflessione politica s’impernia sul concetto di sovranità (summa potestas, che implica i conseguenti concetti di superiorem non recognoscens e di rex legibus solutus). L’esistenza umana è intesa come vita entro l’universo comunitario cristiano (communitas). Le pretese egemoniche della Chiesa nei confronti del potere imperiale, portano nel 1075 papa Gregorio VII ad enunciare il principio del primato dell’autorità spirituale, conferita da Cristo ai suoi successori, rispetto al potere temporale del sovrano, riaffermando la dottrina delle due spade espressa da papa Gelasio nel 494. Il papa, in quanto detentore della sovranità spirituale universale (Monarchia Ecclesiae), può deporre gli imperatori e sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà. Opposte teorie a quelle della Chiesa evidenziano le differenti competenze nell’ambito dei due poteri e prospettano la separazione tra sfera temporale e sfera spirituale. Per Machiavelli, fautore di una teoria realistica, il primato della politica spetta al potere del principe. Ciò che conta nell’azione politica è l’efficacia, ossia l’adeguatezza dei mezzi ai fini, non la valutazione etica dei fini. Le virtù proprie dell’uomo politico sono la scaltrezza, la forza, l’abilità. Egli deve saper apparire e saper parlare, indipendentemente da ciò che è e da ciò che pensa, mirando ai propri fini di potere. La Rivoluzione inglese del Seicento e quella francese del Settecento posero fine all’assolutismo monarchico. Con l’illuminismo nasce l’idea della dignità umana e del valore del singolo in quanto persona irripetibile. Locke, teorico del liberalismo, sostiene l’idea che il potere politico trae origine da un contratto sociale, istituito da individui per meglio garantirsi determinati beni. La dottrina costituzionalista teorizza la necessità della limitazione dei poteri dello Stato. Montesquieu formula il principio della separazione dei poteri. Rousseau quello della sovranità popolare come fonte del potere. La critica di Marx alle ideologie liberali e all’economia capitalistica mira all’abolizione della proprietà privata e all’instaurazione di una società comunista ed egualitaria. Principale motore del movimento storico, secondo Marx, è la contrapposizione tra due classi sociali antagonistiche: quella dei proletari e quella dominante dei possessori dei mezzi di produzione. Proudhon e Bakunin teorizzano la fine del potere politico e dello Stato mediante la costituzione della società anarchica, capace di autogovernarsi (la società si fa Stato). La teoria dell’élite, proposta da Mosca, Pareto, Michels, accentua la separazione del sociale dal politico, prospettata dagli economisti di scuola liberale (Hume, Ferguson, Smith). La teoria elitaria afferma che in ogni società il potere politico ed economico è detenuto soltanto da una minoranza organizzata (governanti o classe superiore) contro una maggioranza (governati), che ne è privo. Se le teorie socialiste pongono le masse, guidate da avanguardie coscienti, a soggetto della storia, gli elitisti, al contrario, pongono l’élite. Schumpeter descrive la politica con il linguaggio dell’analisi economica: nel mercato del bene-voto i partiti svolgono il ruolo degli imprenditori e gli elettori quello dei consumatori, portati a scegliere tra diverse alternative, viste come prodotti differenziati. La politica, intesa come scambio, apre la porta alla degenerazione assistenzialistica. La scuola struttural-funzionalista americana usa l’espressione “sistema politico” per indicare l’insieme delle interrelazioni fra unità politicamente significative (individui, gruppi, strutture) e fra processi attraverso i quali si producono decisioni che riguardano una data collettività. Il sistema politico funziona come un meccanismo complesso che risponde alle sfide del proprio ambiente sociale, economico, internazionale. Le immissioni di domande (input) nel meccanismo del sistema politico si convertono in decisioni politiche (output).

Il concetto di libertà, come affermazione individuale, sorto in Occidente dall’apporto di liberi pensatori e dal principio, ispirato dalla Riforma protestante, della responsabilità individuale davanti a Dio, diventerà il principale valore ispiratore delle Rivoluzioni americana e francese. Nel Settecento, con la nascita dei giornali, si sviluppa l’opinione pubblica, che oltre al compito d’informare, svolge la funzione di controllo della vita politica, mettendo in crisi i valori dello Stato assoluto e determinando i processi di formazione delle società liberali e democratiche. La diffusione dell’opinione pubblica mette in crisi le ideologie e contribuisce alla pluralizzazione dei valori. Il soffocamento dell’opinione pubblica (e del dissenso) nei paesi del socialismo reale ha impedito la possibilità di un ulteriore sviluppo della società, portandola dal dinamismo verso una staticità dissolvente. L’inasprimento dei contrasti multiculturali nelle odierne società pluralistiche pone una nuova sfida per il sistema politico. La pluralizzazione dei valori genera conflitto sia dentro ciascuno di noi sia in rapporto ai valori di altre culture. Il contatto tra culture diverse, in un mondo sempre più globalizzato, rende inevitabile lo scontro con le civiltà che si fondono su idee di libertà, uguaglianza e valori morali antitetici a quelli occidentali. Il dialogo tra le diverse civiltà, mediante la comparazione dei valori relativi a ciascuna cultura, può essere proficuo se porta alla condivisione di valori reciprochi secondo una prospettiva universalistica.

Lucio Apulo Daunio
                                          

 BIBLIOGRAFIA

C. SCHMITT, Le categorie del politico
G. PASQUINO, Prima lezione di scienza politica. Nuovo corso di scienza politica
G. SARTORI, La scienza politica. Elementi di teoria politica
M. WEBER, Economia e società
N. BOBBIO, N. MATTEUCCI, G. PASQUINO, Dizionario di politica
N. BOBBIO, Teoria generale della politica
P. P. PORTINARO, Il realismo politico. Introduzione a Bobbio
R. DAHL, Introduzione alla scienza politica
R. DE MUCCI, Voci della politica
J. RAWLS, Liberalismo politico. Una teoria della giustizia




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