COSA E’ LA
POLITICA
La politica
è (o dovrebbe essere) la scienza dell’ottimo governo di uno Stato (techne =
arte, scienza; politiké = che attiene alla polis, la
città-stato) e consiste nell’insieme delle attività umane riferibili
all’amministrazione dello Stato. Di converso, lo Stato è lo strumento della
politica per realizzare determinati scopi per il benessere della collettività.
La politica
è anche il luogo dove poter risolvere, mediante il compromesso, i conflitti tra
interessi antagonistici. La libertà politica, esplicata da un soggetto politico
agente, è libertà positiva, in quanto volta a modificare le regole che
disciplinano l’esistenza della collettività. Il fenomeno politico, è la
capacità propria dell’uomo di attuare la storia attraverso i processi politici.
La politica
si serve del potere politico, consistente in funzioni e competenze giuridiche,
per conseguire gli effetti voluti. Fine fondamentale del potere politico è sia
garantire l’ordine pubblico nei rapporti conflittuali interni sia provvedere
alla difesa dello Stato dai nemici esterni. Il potere politico è coattivo,
poiché dispone dei mezzi con cui applicare, in via esclusiva, la forza fisica,
impedendo la disgregazione della società e il ritorno allo stato di natura. La
violazione del principio di monopolizzazione della coazione fisica determina i
processi di criminalizzazione e penalizzazione. La legittimità del potere
politico si fonda sul consenso (ex contractu). L’organizzazione delle
forze produttive e dei mezzi finanziari di uno Stato costituisce il potere
economico. L’influenza esercitata da gruppi sociali organizzati e
istituzionalizzati, che diffondono valori e impartiscono conoscenze, configura
il potere ideologico, mediante il quale si compie il processo di socializzazione
e integrazione culturale di un popolo.
La teoria
politica tradizionale distingue il potere spirituale (ideologico) dal potere
temporale, subordinato al primo, costituito dalla congiunzione del dominium (potere
economico) e dell’imperium (potere politico). Tale congiunzione dei
due poteri è durata fin quando il diritto patrimoniale di successione è valso
anche in ambito politico. Con la nascita della borghesia il potere economico si
differenzia dal potere politico. Marx, infatti, distingue la struttura economica,
costituita dall’insieme dei rapporti di produzione, dalla corrispondente e
subalterna sovrastruttura, comprensiva del sistema ideologico e del sistema
giuridico - politico, che Gramsci chiamerà, l’uno, società civile (momento del
consenso ideologico), l’altro, società politica (dominio dello Stato). La
società civile è il luogo dove si formano le domande (input), che devono
trovare le risposte nella società politica (output). L’aumento di domande,
senza adeguate risposte, genera l’ingovernabilità.
Nell’antichità
la sfera del politico includeva anche la sfera del sociale. Con l’affermazione
del cristianesimo si determina la contrapposizione tra l’ecclesia e la civitas,
cioè tra il potere spirituale (la società religiosa) e il potere temporale (il
regno di Cesare). L’avvento dell’economia mercantile e della borghesia
imprenditrice sottrae alla sfera politica il dominio sui rapporti economici,
contrapponendo alla potestas la libertas della
società di mercato (lo spazio ove si svolge l’attività economica degli
individui). Lo Stato liberale, in contrapposizione allo Stato assoluto, limita
la propria ingerenza nella sfera dell’economia e della religione. La formazione
di gruppi politici, organizzati in sistemi politici liberaldemocratici, ha
consentito, fermo restando la monopolizzazione del potere politico, la
de-monopolizzazione sia del potere ideologico (libertà del dissenso) sia del
potere economico (ruolo condizionante dei sindacati). Con la nascita dello
Stato moderno l’azione politica ha conquistato spazi autonomi dalla sfera
morale. Il fine cui mira l’azione politica è il risultato, da conseguire
secondo l’etica della responsabilità (Weber), a nulla rilevando la coerenza
dell’azione politica all’intenzione di osservare norme morali. Ciò che è
obbligatorio, secondo l’etica delle convinzioni morali, può non esserlo,
secondo l’etica della responsabilità politica e della ragion di Stato. La
violenza individuale non può trovare giustificazione (eccetto per il caso di
legittima difesa), allorquando vige la violenza dello Stato, in conformità a
norme giuridiche. Il diritto è la forma che assume il potere statale nel tempo
della secolarizzazione (Kelsen). Il fine del diritto è l’attuazione della
giustizia sulla base dei principi di legalità e di certezza del diritto.
Lo studio
teorico sulla politica è nato in Grecia, con la costituzione della polis,
centro di vita sociale e politica, per opera di pensatori come Tucidide,
Platone, Aristotele. Tucidide costruisce la scienza politica sullo studio della
storia e sul carattere invariabile della natura umana. Platone prospetta un
ordine politico unitario fondato sulla gerarchia sociale. L’uomo, nel pensiero
di Aristotele, in quanto animale politico, è portato naturalmente a vivere in
società, in conformità a leggi condivise. Alle tre forme di governo ideale,
Aristotele contrappone tre forme degenerative. A Roma, in epoca repubblicana,
la politica si costruisce nell’ambito della razionalità giuridica. L’auctoritas del
diritto attribuisce rilevanza alle manifestazioni della vita collettiva
nella civitas. Cicerone definisce la repubblica come un
insieme di persone (societas) accomunate dal consenso dato alle leggi
nel comune interesse. Nel medioevo la riflessione politica s’impernia sul
concetto di sovranità (summa potestas, che implica i conseguenti
concetti di superiorem non recognoscens e di rex
legibus solutus). L’esistenza umana è intesa come vita entro l’universo
comunitario cristiano (communitas). Le pretese egemoniche della Chiesa
nei confronti del potere imperiale, portano nel 1075 papa Gregorio VII ad
enunciare il principio del primato dell’autorità spirituale, conferita da
Cristo ai suoi successori, rispetto al potere temporale del sovrano,
riaffermando la dottrina delle due spade espressa da papa Gelasio nel 494. Il
papa, in quanto detentore della sovranità spirituale universale
(Monarchia Ecclesiae), può deporre gli imperatori e sciogliere i
sudditi dal giuramento di fedeltà. Opposte teorie a quelle della Chiesa
evidenziano le differenti competenze nell’ambito dei due poteri e prospettano
la separazione tra sfera temporale e sfera spirituale. Per Machiavelli, fautore
di una teoria realistica, il primato della politica spetta al potere del
principe. Ciò che conta nell’azione politica è l’efficacia, ossia l’adeguatezza
dei mezzi ai fini, non la valutazione etica dei fini. Le virtù proprie
dell’uomo politico sono la scaltrezza, la forza, l’abilità. Egli deve saper
apparire e saper parlare, indipendentemente da ciò che è e da ciò che pensa,
mirando ai propri fini di potere. La Rivoluzione inglese del Seicento e quella
francese del Settecento posero fine all’assolutismo monarchico. Con
l’illuminismo nasce l’idea della dignità umana e del valore del singolo in
quanto persona irripetibile. Locke, teorico del liberalismo, sostiene l’idea
che il potere politico trae origine da un contratto sociale, istituito da
individui per meglio garantirsi determinati beni. La dottrina costituzionalista
teorizza la necessità della limitazione dei poteri dello Stato. Montesquieu
formula il principio della separazione dei poteri. Rousseau quello della
sovranità popolare come fonte del potere. La critica di Marx alle ideologie
liberali e all’economia capitalistica mira all’abolizione della proprietà
privata e all’instaurazione di una società comunista ed egualitaria. Principale
motore del movimento storico, secondo Marx, è la contrapposizione tra due classi
sociali antagonistiche: quella dei proletari e quella dominante dei possessori
dei mezzi di produzione. Proudhon e Bakunin teorizzano la fine del potere
politico e dello Stato mediante la costituzione della società anarchica,
capace di autogovernarsi (la società si fa Stato). La teoria dell’élite,
proposta da Mosca, Pareto, Michels, accentua la separazione del sociale dal
politico, prospettata dagli economisti di scuola liberale (Hume, Ferguson,
Smith). La teoria elitaria afferma che in ogni società il potere politico ed
economico è detenuto soltanto da una minoranza organizzata (governanti o classe
superiore) contro una maggioranza (governati), che ne è privo. Se le teorie
socialiste pongono le masse, guidate da avanguardie coscienti, a soggetto della
storia, gli elitisti, al contrario, pongono l’élite. Schumpeter descrive la
politica con il linguaggio dell’analisi economica: nel mercato del bene-voto i
partiti svolgono il ruolo degli imprenditori e gli elettori quello dei
consumatori, portati a scegliere tra diverse alternative, viste come prodotti
differenziati. La politica, intesa come scambio, apre la porta alla
degenerazione assistenzialistica. La scuola struttural-funzionalista americana
usa l’espressione “sistema politico” per indicare l’insieme delle
interrelazioni fra unità politicamente significative (individui, gruppi,
strutture) e fra processi attraverso i quali si producono decisioni che riguardano
una data collettività. Il sistema politico funziona come un meccanismo
complesso che risponde alle sfide del proprio ambiente sociale, economico,
internazionale. Le immissioni di domande (input) nel meccanismo del sistema
politico si convertono in decisioni politiche (output).
Il concetto
di libertà, come affermazione individuale, sorto in Occidente dall’apporto di
liberi pensatori e dal principio, ispirato dalla Riforma protestante, della
responsabilità individuale davanti a Dio, diventerà il principale valore
ispiratore delle Rivoluzioni americana e francese. Nel Settecento, con la
nascita dei giornali, si sviluppa l’opinione pubblica, che oltre al compito
d’informare, svolge la funzione di controllo della vita politica, mettendo in
crisi i valori dello Stato assoluto e determinando i processi di formazione
delle società liberali e democratiche. La diffusione dell’opinione pubblica
mette in crisi le ideologie e contribuisce alla pluralizzazione dei valori. Il
soffocamento dell’opinione pubblica (e del dissenso) nei paesi del socialismo
reale ha impedito la possibilità di un ulteriore sviluppo della società,
portandola dal dinamismo verso una staticità dissolvente. L’inasprimento dei
contrasti multiculturali nelle odierne società pluralistiche pone una nuova
sfida per il sistema politico. La pluralizzazione dei valori genera conflitto
sia dentro ciascuno di noi sia in rapporto ai valori di altre culture. Il
contatto tra culture diverse, in un mondo sempre più globalizzato, rende
inevitabile lo scontro con le civiltà che si fondono su idee di libertà,
uguaglianza e valori morali antitetici a quelli occidentali. Il dialogo tra le
diverse civiltà, mediante la comparazione dei valori relativi a ciascuna
cultura, può essere proficuo se porta alla condivisione di valori reciprochi
secondo una prospettiva universalistica.
Lucio Apulo Daunio
BIBLIOGRAFIA
C. SCHMITT, Le categorie del politico
G. PASQUINO, Prima lezione di scienza
politica. Nuovo corso di scienza politica
G. SARTORI, La scienza politica.
Elementi di teoria politica
M. WEBER, Economia e società
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di politica
N. BOBBIO, Teoria generale della politica
P. P. PORTINARO, Il
realismo politico. Introduzione a Bobbio
R. DAHL, Introduzione alla scienza politica
R. DE MUCCI, Voci della politica
J. RAWLS, Liberalismo politico. Una teoria
della giustizia
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