martedì 22 febbraio 2011


COSA E’ IL BILANCIO DI GENERE



Il bilancio, “tout court”, è un documento amministrativo contabile che serve a documentare la gestione economica di un ente privato o pubblico in un determinato periodo di tempo.

Quello preventivo ha la funzione di autorizzazione della gestione delle entrate e delle spese. Quello consuntivo (rendiconto) ha la funzione di controllo amministrativo di conformità alle autorizzazioni preventivate nonché una funzione informativa dei risultati conseguiti. B. finanziario è il documento relativo alla gestione dei flussi di denaro e di autorizzazione preventiva delle entrate e delle spese. B. economico è il documento relativo alle variazioni della sostanza patrimoniale e finanziaria allo scopo di determinare il risultato economico di gestione, in termini di ricavi e costi, nel periodo di riferimento. Il bilancio di competenza considera i fatti di gestione nel momento giuridico in cui sorgono (accertamento delle entrate e impegni di spesa). Il bilancio di cassa considera le entrate nel momento dell’effettiva riscossione e le spese nel momento in cui avviene l’effettivo pagamento.

Il bilancio sociale è uno strumento di rendicontazione con cui un ente rende espliciti i risultati della sua attività di gestione, confrontandoli con gli obiettivi dichiarati, in modo da consentire di verificare se tali obiettivi siano stati raggiunti o si rende necessario introdurre ulteriori interventi correttivi. Questo tipo di bilancio comporta il passaggio da una cultura dell’adempimento formale ad una cultura del risultato.

Bilanci simili a quello sociale sono:

- i bilanci partecipativi (progetti che hanno lo scopo di creare una banca dati relativa alle esperienze di partecipazione diretta dei cittadini alla formazione delle politiche sociali);

- i bilanci ambientali (quelli che descrivono le relazioni tra l’impresa e l’ambiente allo scopo di comunicare direttamente con persone ed enti interessati);

- i bilanci di mandato (resoconti di cose fatte o non fatte sulla base di un mandato concordato con i cittadini, che possono verificare se i risultati conseguiti sono coerenti con gli impegni assunti nel Programma di Mandato).

I bilanci sociali (ed assimilati) sono strumenti di valenza politica, oltre che gestionale, e finalizzati a migliorare l’accountability, cioè la responsabilità di un ente nel rendere conto del proprio operato, rispetto agli impegni assunti. E’ dagli anni ’90 che la Pubblica Amministrazione è coinvolta in processi di modernizzazione e aziendalizzazione finalizzati ad introdurre nel settore pubblico modelli di comportamento e organizzazione proprio delle aziende private. Tappe significative, al riguardo, sono state introdotte dalle seguenti disposizioni normative:

- L. 142/90, sul decentramento amministrativo e fiscale;

- L. 241/90, che sancisce i principi di partecipazione, semplificazione e trasparenza;

- D.P.R. 396/92, attuativo della L. 241/90;

- D. Lgs. 29/93, che assegna maggiori poteri e responsabilità ai pubblici dirigenti e introduce l’istituto degli Uffici di Relazione con il Pubblico;

- L. 59/97 (c.d. Bassanini), sul passaggio di funzioni dallo Stato alle Regioni ed enti locali;

- D. Lgs. 286/99, sulla disciplina dei controlli interni nella P.A.;

- L. 150/2000, sul diritto all’informazione da parte del cittadino;

- L. 3/2001, che introduce il regionalismo.

La rendicontazione sociale è uno dei modi con cui la P.A. risponde con trasparenza ai cittadini sulla capacità di fornire servizi, assumendosi la responsabilità (accountability) del suo operato. In altri termini, il responsabile di un progetto, programma o intervento (governo, ministero, ente, manager) è tenuto a rispondere del modo in cui ha eseguito l’incarico, del denaro impiegato, degli obiettivi raggiunti e delle aspettative soddisfatte. Ne consegue che la P.A. non ha solo una responsabilità contabile (rispetto della legalità e della correttezza formale delle procedure di adempimento), rilevabile dal bilancio finanziario, ma deve anche rispondere dei risultati dell’azione amministrativa, rilevabili dal bilancio economico. La procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati si attua mediante il controllo di gestione, comparando i paramenti di efficienza, efficacia ed economicità, in relazione all’attività di realizzazione degli obiettivi prefissati.

L’efficienza mira al raggiungimento dell’obiettivo relativo alla massimizzazione del rapporto tra risultati ottenuti (output) e mezzi impiegati (input) al minimo costo di acquisto e utilizzazione dei medesimi, misurabili secondo i seguenti indici:

economicità dei mezzi impiegati = prezzo pagato/ore di lavoro;

produttività del lavoro = quantità di output/ore lavoro.

L’efficacia mira al raggiungimento degli obiettivi prefissati (valutazione qualitativa ex post del grado di soddisfazione dei cittadini, dei guadagni conseguiti dall’azienda, ecc.), misurabile secondo i seguenti indici:

l’efficacia gestionale è data dal rapporto:

output/obiettivi;

l’efficacia sociale è data dal rapporto:

obiettivi/risultati.

L’economicità è una misura di lungo periodo della capacità dell’azienda di utilizzare in modo efficiente le proprie risorse e di raggiungere con efficacia i propri obiettivi. Ne consegue che, nel breve periodo, un’azienda efficiente può non essere efficace e, viceversa, un’azienda efficace può non essere efficiente.

L’introduzione dei bilanci sociali amplia il concetto di responsabilità sociale dell’impresa (corporate social responsibility), non solo verso gli interessi degli azionisti (massimizzazione del profitto e distribuzione degli utili), ma anche verso tutti gli individui e gruppi che sono attivamente coinvolti, in quanto portatori d’interessi nei confronti del progetto di un’impresa e la cui soddisfazione influenza il successo del progetto medesimo (concetto di “stakeholder”). Tale responsabilità implica altresì l’impegno etico dell’impresa teso ad uno sviluppo sostenibile per la collettività e per l’ambiente nel quale vivono e operano i diversi portatori d’interesse. La rendicontazione sociale dell’impresa deve garantire il rispetto di determinati requisiti minimi in relazione a salute e sicurezza, lavoro infantile, libertà di associazione, orario di lavoro, discriminazione, remunerazione, diritto alla contrattazione collettiva.

Tra gli innovativi documenti di rendicontazione sociale spicca per rilevanza quello del bilancio di genere (gender budgeting), il cui scopo è rendere conto dell’impatto differenziato e misurabile delle politiche d’intervento su uomini e donne, in quanto gli uni e le altre si muovono e vivono nella società in modo differente. Il bilancio di genere, nell’ambito delle politiche di pari opportunità (L. 125/91; Cost., artt. 3, 37, 117, mod. con L.C. n.3/2001, 51, mod. con L.C. n.1/2003; sito web, http://www.retedipariopportunità.it/), è dunque un modo per valorizzare le differenze e  conseguire l’equità di genere, cioè l’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna nelle diverse sfere sociali, eliminando le diseguaglianze esistenti. Adottare una prospettiva di genere (concetto di “gender mainstreaming”) significa considerare le differenze esistenti tra le situazioni di vita, le esigenze e gli interessi degli uomini e delle donne in tutti i programmi e gli interventi economici e sociali. Bilancio di genere è dunque l’applicazione del “gender mainstraming” nel processo di bilancio e consiste nella valutazione dell’impatto che il bilancio ha su uomini e donne, nonché nel riconsiderare entrate e spese delle diverse amministrazioni in funzione della ricaduta che esse hanno nei confronti degli stessi soggetti nei diversi ruoli assunti sia nel lavoro sia nella società, in modo da sanare eventuali situazioni di squilibrio e migliorare il benessere collettivo. Una società organizzata secondo differenziazioni di genere va analizzata, nella costruzione di politiche economiche, secondo la categoria di genere, cioè secondo la pratica del “gender budgeting”, con cui sono evidenziate le differenze esistenti tra uomini e donne ai fini di sanare eventuali discriminazioni e distorsioni.

In Italia il dibattito pubblico sull’opportunità di produrre bilanci di genere risale all’anno 2000 con la conferenza sul tema patrocinata dal Dipartimento per le Pari Opportunità, in cui sono state analizzate e commentate le esperienze di altri paesi. In seguito, soprattutto per iniziativa di alcune amministrazioni locali (Comuni, Provincie, Regioni), sono state promosse analisi di bilancio di genere, evidenziando la distribuzione delle spese tra i due generi. Per la regione Piemonte si richiama la L.Reg. 8/2009 sulle pari opportunità e il bilancio di genere.

In un contesto di rendicontazione sociale in ambito pubblico occorre aggiungere ai criteri di efficienza, efficacia ed economicità, utili per misurare la perfomance di un’organizzazione, quelli relativi alla trasparenza, al rapporto costi/benefici e all’equità. Inserire l’equità come criterio di misurazione delle prestazioni implica definire il concetto di uguaglianza nei diritti al pari delle altre persone. Come si possono rendere uguali persone che sono tra loro diverse sotto molti aspetti? La nostra Costituzione (art.3) statuisce il riconoscimento formale e sostanziale dell’uguaglianza, impegnando gli organi statali a rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone socialmente svantaggiate di accedere alle medesime opportunità delle persone socialmente privilegiate. Poiché gli uomini vivono in società con altri uomini, si pone il problema dell’uguaglianza in relazione a chi. Se nessuno è perfettamente uguale ad un altro, si pone anche il problema dell’uguaglianza in che cosa. Per misurare l’uguaglianza mediante il giudizio di equità occorre procedere all’individuazione dei requisiti di rilevanza e di equivalenza. Per esempio, per l’esercizio dei diritti politici, è rilevante il requisito della cittadinanza. Tutte le persone che si equivalgono in base a tale requisito possono esercitare i diritti politici. Un diverso giudizio di rilevanza dà origine ad un diverso criterio di uguaglianza. Se l’equità è criterio rilevante, possono essere adottate scelte politiche inefficienti e, viceversa, politiche miranti all’efficienza, se l’equità non è rilevante. La conflittualità tra le diverse idee di uguaglianza è una conseguenza dei diversi giudizi di rilevanza e delle diverse concezioni di equità. L’uguaglianza non è un diritto naturale, ma un prodotto della razionalità umana. Un sistema politico, che distribuisse parti uguali di tutto a tutti, sarebbe non egualitario. Una regola è non egualitaria quando gli eguali hanno parti diseguali e i non eguali hanno parti eguali (si rimanda a quanto già espresso al riguardo con l’articolo: “Cosa è l’uguaglianza”).

In conclusione, con il bilancio di genere si analizza l’impatto delle politiche pubbliche sulle donne e sugli uomini, mirando alla ristrutturazione delle entrate e delle spese al fine di promuovere la parità tra i sessi. Il bilancio, in quanto non è semplice strumento economico, neutrale, bensì strumento di politica economica, di redistribuzione del reddito all’interno della società, di determinazione delle priorità d’intervento rispetto ai bisogni dei cittadini, produce effetti differenti tra uomini e donne. E’ altresì utile per verificare se i bisogni delle donne trovano adeguata risoluzione dagli interventi di spesa pubblica, eliminando o riducendo le asimmetrie di genere e sviluppando tutte le potenzialità di tutte le componenti della società. E’ rilevante inoltre considerare gli scambi di beni e servizi nell’ambito domestico per cogliere appieno il contributo delle donne all’economia (stante l’enorme massa di lavoro non pagato delle donne).

La vita sociale si regge sia sull’economia pagata (economia di mercato), sia su quella non pagata (economia nascosta).

Politiche d’intervento pubblico, mirate a ridurre le differenze di genere, anche in relazione alle necessità e ai disagi familiari, possono riguardare, per esempio:

-la flessibilità dell’orario di lavoro, compatibilmente con le esigenze di servizio e quelle dell’utenza a cui i servizi sono erogati, in modo da conciliare responsabilità familiare e professionale;

-il sostegno alle persone disabili ed agli anziani, con interventi in grado di alleggerire le donne dal carico di lavoro dedicato alla cura dei propri familiari;

-il potenziamento della quantità e qualità degli asili nido, posto che la cura dei figli ricade in larga parte sulle donne;

-i congedi relativi alla maternità e ad altre improrogabili esigenze familiari;

-l’eliminazione del divario retributivo tra uomini e donne, a causa della discriminazione del genere sessuale;

-le politiche fiscali e previdenziali, miranti ad incrementare l’occupazione femminile o ad eliminare la concentrazione di donne e di uomini in particolari settori produttivi.


Lucio Apulo Daunio

               

 BIBLIOGRAFIA

Spunti sostanziali per l'articolo sono stati tratti dalla tesi di laurea “Bilanci di Genere tra Rendicontazione sociale ed Equità”, discussa dalla dott.ssa Stefania GRAZIANI nell’anno accademico 2008/09, presso l’Università degli Studi di Torino, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Laurea specialistica in Relazioni pubbliche e Reti mediali, relatrice Prof.ssa Michela POLLONE.


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