COSA E’ IL
BILANCIO DI GENERE
Il bilancio,
“tout court”, è un documento amministrativo contabile che serve a
documentare la gestione economica di un ente privato o pubblico in un
determinato periodo di tempo.
Quello
preventivo ha la funzione di autorizzazione della gestione delle entrate e
delle spese. Quello consuntivo (rendiconto) ha la funzione di controllo
amministrativo di conformità alle autorizzazioni preventivate nonché una
funzione informativa dei risultati conseguiti. B. finanziario è il documento
relativo alla gestione dei flussi di denaro e di autorizzazione preventiva
delle entrate e delle spese. B. economico è il documento relativo alle
variazioni della sostanza patrimoniale e finanziaria allo scopo di determinare
il risultato economico di gestione, in termini di ricavi e costi, nel periodo
di riferimento. Il bilancio di competenza considera i fatti di gestione nel
momento giuridico in cui sorgono (accertamento delle entrate e impegni di
spesa). Il bilancio di cassa considera le entrate nel momento dell’effettiva
riscossione e le spese nel momento in cui avviene l’effettivo pagamento.
Il bilancio
sociale è uno strumento di rendicontazione con cui un ente rende espliciti i
risultati della sua attività di gestione, confrontandoli con gli obiettivi
dichiarati, in modo da consentire di verificare se tali obiettivi siano stati
raggiunti o si rende necessario introdurre ulteriori interventi correttivi.
Questo tipo di bilancio comporta il passaggio da una cultura dell’adempimento
formale ad una cultura del risultato.
Bilanci
simili a quello sociale sono:
- i bilanci
partecipativi (progetti che hanno lo scopo di creare una banca dati relativa
alle esperienze di partecipazione diretta dei cittadini alla formazione delle
politiche sociali);
- i bilanci
ambientali (quelli che descrivono le relazioni tra l’impresa e l’ambiente allo
scopo di comunicare direttamente con persone ed enti interessati);
- i bilanci
di mandato (resoconti di cose fatte o non fatte sulla base di un mandato
concordato con i cittadini, che possono verificare se i risultati conseguiti
sono coerenti con gli impegni assunti nel Programma di Mandato).
I bilanci
sociali (ed assimilati) sono strumenti di valenza politica, oltre che
gestionale, e finalizzati a migliorare l’accountability, cioè la
responsabilità di un ente nel rendere conto del proprio operato, rispetto agli
impegni assunti. E’ dagli anni ’90 che la Pubblica Amministrazione è coinvolta
in processi di modernizzazione e aziendalizzazione finalizzati ad introdurre
nel settore pubblico modelli di comportamento e organizzazione proprio delle
aziende private. Tappe significative, al riguardo, sono state introdotte dalle
seguenti disposizioni normative:
- L. 142/90,
sul decentramento amministrativo e fiscale;
- L. 241/90,
che sancisce i principi di partecipazione, semplificazione e trasparenza;
- D.P.R.
396/92, attuativo della L. 241/90;
- D. Lgs.
29/93, che assegna maggiori poteri e responsabilità ai pubblici dirigenti e
introduce l’istituto degli Uffici di Relazione con il Pubblico;
- L. 59/97
(c.d. Bassanini), sul passaggio di funzioni dallo Stato alle Regioni ed enti
locali;
- D. Lgs.
286/99, sulla disciplina dei controlli interni nella P.A.;
- L.
150/2000, sul diritto all’informazione da parte del cittadino;
- L. 3/2001,
che introduce il regionalismo.
La
rendicontazione sociale è uno dei modi con cui la P.A. risponde con trasparenza
ai cittadini sulla capacità di fornire servizi, assumendosi la responsabilità (accountability)
del suo operato. In altri termini, il responsabile di un progetto, programma o
intervento (governo, ministero, ente, manager) è tenuto a rispondere del modo
in cui ha eseguito l’incarico, del denaro impiegato, degli obiettivi raggiunti
e delle aspettative soddisfatte. Ne consegue che la P.A. non ha solo una
responsabilità contabile (rispetto della legalità e della correttezza formale
delle procedure di adempimento), rilevabile dal bilancio finanziario, ma deve
anche rispondere dei risultati dell’azione amministrativa, rilevabili dal bilancio
economico. La procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli
obiettivi programmati si attua mediante il controllo di gestione, comparando i
paramenti di efficienza, efficacia ed economicità, in relazione all’attività di
realizzazione degli obiettivi prefissati.
L’efficienza
mira al raggiungimento dell’obiettivo relativo alla massimizzazione del
rapporto tra risultati ottenuti (output) e mezzi impiegati (input) al minimo
costo di acquisto e utilizzazione dei medesimi, misurabili secondo i seguenti
indici:
economicità
dei mezzi impiegati = prezzo pagato/ore di lavoro;
produttività
del lavoro = quantità di output/ore lavoro.
L’efficacia
mira al raggiungimento degli obiettivi prefissati (valutazione qualitativa ex
post del grado di soddisfazione dei cittadini, dei guadagni conseguiti
dall’azienda, ecc.), misurabile secondo i seguenti indici:
l’efficacia
gestionale è data dal rapporto:
output/obiettivi;
l’efficacia
sociale è data dal rapporto:
obiettivi/risultati.
L’economicità
è una misura di lungo periodo della capacità dell’azienda di utilizzare in modo
efficiente le proprie risorse e di raggiungere con efficacia i propri
obiettivi. Ne consegue che, nel breve periodo, un’azienda efficiente può non
essere efficace e, viceversa, un’azienda efficace può non essere efficiente.
L’introduzione
dei bilanci sociali amplia il concetto di responsabilità sociale dell’impresa (corporate
social responsibility), non solo verso gli interessi degli azionisti
(massimizzazione del profitto e distribuzione degli utili), ma anche verso
tutti gli individui e gruppi che sono attivamente coinvolti, in quanto
portatori d’interessi nei confronti del progetto di un’impresa e la cui
soddisfazione influenza il successo del progetto medesimo (concetto di “stakeholder”).
Tale responsabilità implica altresì l’impegno etico dell’impresa teso ad uno
sviluppo sostenibile per la collettività e per l’ambiente nel quale vivono e
operano i diversi portatori d’interesse. La rendicontazione sociale
dell’impresa deve garantire il rispetto di determinati requisiti minimi in
relazione a salute e sicurezza, lavoro infantile, libertà di associazione,
orario di lavoro, discriminazione, remunerazione, diritto alla contrattazione
collettiva.
Tra gli
innovativi documenti di rendicontazione sociale spicca per rilevanza quello del
bilancio di genere (gender budgeting), il cui scopo è rendere conto
dell’impatto differenziato e misurabile delle politiche d’intervento su uomini
e donne, in quanto gli uni e le altre si muovono e vivono nella società in modo
differente. Il bilancio di genere, nell’ambito delle politiche di pari
opportunità (L. 125/91; Cost., artt. 3, 37, 117, mod. con L.C. n.3/2001, 51,
mod. con L.C. n.1/2003; sito web, http://www.retedipariopportunità.it/), è dunque
un modo per valorizzare le differenze e conseguire l’equità di
genere, cioè l’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna nelle diverse sfere
sociali, eliminando le diseguaglianze esistenti. Adottare una prospettiva di
genere (concetto di “gender mainstreaming”) significa considerare le
differenze esistenti tra le situazioni di vita, le esigenze e gli interessi
degli uomini e delle donne in tutti i programmi e gli interventi economici e
sociali. Bilancio di genere è dunque l’applicazione del “gender mainstraming”
nel processo di bilancio e consiste nella valutazione dell’impatto che il
bilancio ha su uomini e donne, nonché nel riconsiderare entrate e spese delle
diverse amministrazioni in funzione della ricaduta che esse hanno nei confronti
degli stessi soggetti nei diversi ruoli assunti sia nel lavoro sia nella
società, in modo da sanare eventuali situazioni di squilibrio e migliorare il
benessere collettivo. Una società organizzata secondo differenziazioni di
genere va analizzata, nella costruzione di politiche economiche, secondo la
categoria di genere, cioè secondo la pratica del “gender budgeting”, con
cui sono evidenziate le differenze esistenti tra uomini e donne ai fini di
sanare eventuali discriminazioni e distorsioni.
In Italia il
dibattito pubblico sull’opportunità di produrre bilanci di genere risale
all’anno 2000 con la conferenza sul tema patrocinata dal Dipartimento per le
Pari Opportunità, in cui sono state analizzate e commentate le esperienze di
altri paesi. In seguito, soprattutto per iniziativa di alcune amministrazioni
locali (Comuni, Provincie, Regioni), sono state promosse analisi di bilancio di
genere, evidenziando la distribuzione delle spese tra i due generi. Per la
regione Piemonte si richiama la L.Reg. 8/2009 sulle pari opportunità e il
bilancio di genere.
In un
contesto di rendicontazione sociale in ambito pubblico occorre aggiungere ai
criteri di efficienza, efficacia ed economicità, utili per misurare la perfomance di
un’organizzazione, quelli relativi alla trasparenza, al rapporto costi/benefici
e all’equità. Inserire l’equità come criterio di misurazione delle prestazioni
implica definire il concetto di uguaglianza nei diritti al pari delle altre
persone. Come si possono rendere uguali persone che sono tra loro diverse sotto
molti aspetti? La nostra Costituzione (art.3) statuisce il riconoscimento
formale e sostanziale dell’uguaglianza, impegnando gli organi statali a
rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone socialmente svantaggiate di
accedere alle medesime opportunità delle persone socialmente privilegiate.
Poiché gli uomini vivono in società con altri uomini, si pone il problema
dell’uguaglianza in relazione a chi. Se nessuno è perfettamente uguale ad un
altro, si pone anche il problema dell’uguaglianza in che cosa. Per misurare
l’uguaglianza mediante il giudizio di equità occorre procedere
all’individuazione dei requisiti di rilevanza e di equivalenza. Per esempio,
per l’esercizio dei diritti politici, è rilevante il requisito della
cittadinanza. Tutte le persone che si equivalgono in base a tale requisito
possono esercitare i diritti politici. Un diverso giudizio di rilevanza dà
origine ad un diverso criterio di uguaglianza. Se l’equità è criterio
rilevante, possono essere adottate scelte politiche inefficienti e, viceversa,
politiche miranti all’efficienza, se l’equità non è rilevante. La
conflittualità tra le diverse idee di uguaglianza è una conseguenza dei diversi
giudizi di rilevanza e delle diverse concezioni di equità. L’uguaglianza non è
un diritto naturale, ma un prodotto della razionalità umana. Un sistema
politico, che distribuisse parti uguali di tutto a tutti, sarebbe non
egualitario. Una regola è non egualitaria quando gli eguali hanno parti
diseguali e i non eguali hanno parti eguali (si rimanda a quanto già espresso
al riguardo con l’articolo: “Cosa è l’uguaglianza”).
In
conclusione, con il bilancio di genere si analizza l’impatto delle politiche
pubbliche sulle donne e sugli uomini, mirando alla ristrutturazione delle
entrate e delle spese al fine di promuovere la parità tra i sessi. Il bilancio,
in quanto non è semplice strumento economico, neutrale, bensì strumento di
politica economica, di redistribuzione del reddito all’interno della società,
di determinazione delle priorità d’intervento rispetto ai bisogni dei
cittadini, produce effetti differenti tra uomini e donne. E’ altresì utile per
verificare se i bisogni delle donne trovano adeguata risoluzione dagli
interventi di spesa pubblica, eliminando o riducendo le asimmetrie di genere e
sviluppando tutte le potenzialità di tutte le componenti della società. E’
rilevante inoltre considerare gli scambi di beni e servizi nell’ambito
domestico per cogliere appieno il contributo delle donne all’economia (stante
l’enorme massa di lavoro non pagato delle donne).
La vita
sociale si regge sia sull’economia pagata (economia di mercato), sia su quella
non pagata (economia nascosta).
Politiche
d’intervento pubblico, mirate a ridurre le differenze di genere, anche in
relazione alle necessità e ai disagi familiari, possono riguardare, per
esempio:
-la
flessibilità dell’orario di lavoro, compatibilmente con le esigenze di servizio
e quelle dell’utenza a cui i servizi sono erogati, in modo da conciliare
responsabilità familiare e professionale;
-il sostegno
alle persone disabili ed agli anziani, con interventi in grado di alleggerire
le donne dal carico di lavoro dedicato alla cura dei propri familiari;
-il
potenziamento della quantità e qualità degli asili nido, posto che la cura dei
figli ricade in larga parte sulle donne;
-i congedi
relativi alla maternità e ad altre improrogabili esigenze familiari;
-l’eliminazione
del divario retributivo tra uomini e donne, a causa della discriminazione del
genere sessuale;
-le
politiche fiscali e previdenziali, miranti ad incrementare l’occupazione
femminile o ad eliminare la concentrazione di donne e di uomini in particolari
settori produttivi.
Lucio Apulo Daunio
BIBLIOGRAFIA
Spunti
sostanziali per l'articolo sono stati tratti dalla tesi di laurea “Bilanci di
Genere tra Rendicontazione sociale ed Equità”, discussa dalla dott.ssa Stefania
GRAZIANI nell’anno accademico 2008/09, presso l’Università degli Studi di
Torino, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Laurea specialistica in
Relazioni pubbliche e Reti mediali, relatrice Prof.ssa Michela POLLONE.
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