sabato 19 febbraio 2011


MERCIFICAZIONE E ALIENAZIONE NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI

 

Il sentimento religioso, inteso in senso lato, è connaturato alla specie umana. Lo spirito dell’uomo si evolve nella ricerca di valori in cui credere, di ideali da perseguire, spesso indotti da una fede, adornata di attributi metafisici, oggetto di devozione.

Ciò che distingue, in senso positivo, gli esseri umani nel perseguimento dei loro ideali è l’utilità e la bontà dei medesimi. Un ideale, che ponga come oggetto di devozione una credenza assoluta, dogmatica, per la quale si è disposti addirittura non solo a morire, ma anche a rinunciare all’uso della ragione, deve destare sospetti, perché potrebbe trascendere l’esperienza drammatica del sentimento religioso e, anziché produrre effetti catartici, degenerare verso valori del tutto negativi. La pretesa ispirazione divina di autori di testi religiosi sacralizzati, non è una ragione sufficiente per esimere tali testi dall’indagine storico-critica. La fede in cose che si sperano, poiché sono basate su congetture, contrariamente a quanto sostiene l’autore della Lettera agli Ebrei, non è certezza fondata sull’evidenza e corroborata da prove incontrovertibili. Un ideale volto a perfezionare intelletto e valori etici, attenendosi alla ragione critica come metodo per delineare i confini del conoscibile, senza la presunzione di avere certezze non dimostrabili, nonché a dedicare la vita al servizio dell’umanità, è, invece, del tutto encomiabile.

L’evoluzione delle facoltà intellettuali ed artistiche dell’uomo è il prodotto del suo lavoro e del suo potere sulla natura. Il lavoro porta all’emancipazione e all’arricchimento dello spirito dell’uomo nella misura in cui si esplica in attività piacevoli. Il lavoro compiuto solo per dovere o per necessità di far fronte ai bisogni della vita, può trasformarsi in ossessione. Se il dovere è motivato da un sentimento religioso, il lavoro diventa strumento di salvezza. Il lavoro espletato solo per false necessità, ancorché sia compensato dall’aspettativa di un incremento dei consumi indotto da un incremento del reddito e dalle tecniche pubblicitarie, che fanno apparire come reali bisogni fittizi, può essere causa di alienazione.

Nel modo di produzione capitalistico il lavoro è un mezzo per ottenere redditi, mediante i quali acquistare prodotti di consumo, non solo per soddisfare bisogni necessari, ma anche bisogni superflui. Il lavoro però, nonostante l’abbondanza di prodotti che il sistema economico capitalistico induce ad acquistare e che sembrano rendere più piacevole la vita, non risulta gratificante. Il rito del lavoro, infatti, si risolve in un sacrificio da offrire alla nuova religione del consumismo. Il nuovo idolo da adorare, imposto dal sistema, è la produzione di sempre più beni di consumo. Il consumo, attraverso lo stimolo della pubblicità, diventa fine a se stesso: l’offerta di sempre nuovi e diversificati prodotti crea la propria domanda di consumo, indotta da bisogni fittizi. Un maggior potere di acquisto, conseguito mediante un lavoro più redditizio, consente di poter comprare un numero maggiore di prodotti. In tale sistema economico-sociale tutto diventa oggetto di consumo, cioè merce il cui prezzo è determinato dal suo valore di scambio, espresso in denaro. Il lavoro, dunque, in quanto mezzo per conseguire un potere d’acquisto, non è più esperienza gratificante, ma necessario sacrificio finalizzato al consumo di beni sempre più numerosi, che, però, in quanto non sono in rapporto con i concreti bisogni dell’uomo, non danno alcun senso alla sua esistenza, svuotandola di significato, illudendola di potere raggiungere la perpetua felicità con il conseguimento di un maggior potere d’acquisto. L’esistenza umana, indotta a identificarsi con il possesso di un sempre maggior numero di beni di consumo, finisce inesorabilmente con l’essere posseduta dalle cose, alienandosi dalla propria interiorità. Il sistema economico capitalistico influenza la struttura psicologica del lavoratore, convincendolo sia ad assumere comportamenti che siano funzionali agli interessi imposti dal sistema economico, sia a ritenersi soddisfatto del suo passivo assoggettamento. La struttura economica determina il carattere della società e gli ideali in essa predominanti, restandone a sua volta influenzata. Il carattere sociale proprio del sistema capitalistico è l’individuo consumatore di sempre più cose, prodotte dal sistema, che servono a soddisfare bisogni artificiali, appositamente creati per conseguire profitti connessi agli aumenti di produzione.

Il modo di produzione capitalistico, incentrato sul mercato, rende l’uomo estraneo a se stesso (c.d. alienazione). I valori di scambio delle merci presenti sul mercato sono determinati dall’andamento del mercato. Il bene mercificato non è più solo valore d’uso (cioè oggetto d’una qualche utilità), ma è anche valore di scambio, cioè un oggetto considerato in ragione di un prezzo d’acquisto espresso in denaro. Il denaro è il mezzo con cui raffrontare merci mediante astrazione dei loro valori d’uso, ossia delle concrete qualità di ciascun bene. Il valore d’uso di un qualsiasi bene è dunque espresso sul mercato in termini astratti, sotto forma di denaro (valore di scambio). Mediante il processo di astrazione un qualsiasi bene può essere messo in rapporto quantitativo con qualsiasi altro bene. Il rapporto quantitativo è determinato dalla merce denaro.

I produttori di merci, che operano sul mercato in competizione tra loro, tendono a minimizzare i costi di produzione ed a massimizzare i profitti. La ricerca di sicurezza tra i produttori di merci in cerca di posizioni più vantaggiose può deviare il mercato concorrenziale verso forme di oligopolio o monopolio. Anche i lavoratori tendono a valorizzare la loro merce lavoro, ponendosi in competizione con altri lavoratori per occupare posizioni di lavoro che fruttino redditi elevati e diano maggior sicurezza. Nel sistema di produzione capitalistico il lavoratore tende ad essere identificato non più in base alla sua concreta identità di persona, bensì mediante una qualifica personale e un reddito determinato dalla sua capacità di vendersi come merce sul mercato. La mancanza di successo nel mercato del lavoro è causa di frustrazione e di insicurezza.

Gli effetti alienanti del modo di produzione capitalistico influenzano il modo di essere e di pensare delle persone attraverso i processi mentali di astrazione, espressi tramite un linguaggio convenzionale. Le persone così tendono a separarsi dalla realtà dei loro effettivi sentimenti e ad immedesimarsi nel vuoto di un’esistenza convenzionale. Non solo se stessi, ma gli altri e le cose sono percepiti non nella loro concretezza (valore d’uso), ma nella loro forma astratta e convenzionale, quantificata in termini di denaro (valore di scambio). Ne consegue che la ragione dell’uomo si estranea dalla comprensione di quei fenomeni che non sono più oggetto delle sue riflessioni.

L’uomo, in quanto fornito di ragione, deve rieducarsi a riflettere sullo stato di dipendenza e minorità, indotto dal sistema economico capitalistico. Egli deve affinare il suo spirito critico per cercare di valorizzare la sua essenza e dare un senso concreto alla sua vita, implementando quelle condizioni necessarie atte a realizzare una nuova religione umanistica (non teistica) ed un sistema sociale e industriale che ponga l’uomo a fondamento del lavoro e della produzione, libero da condizionamenti indotti dal sistema produttivo, che lo trasforma in soggetto passivo generico, merce-lavoro assolutamente sostituibile con altra merce-lavoro. Il sistema economico, inoltre, deve essere indirizzato non alla produzione di beni individuali di consumo per appagare bisogni fittizi, bensì alla produzione di beni socialmente utili. In una società improntata su una religione umanistica il lavoratore non deve più vendere la sua forza-lavoro per essere immesso in un ingranaggio produttivo, i cui prodotti non gli appartengono, in cambio di un reddito utile ad incrementare i consumi e a compensare la noia del lavoro. Egli deve riappropriarsi della sua libertà, disobbedendo alle convenzioni di un conformismo gregario, allo scopo di valorizzare la sua identità, assumendo la responsabilità dei propri atti. L’ideale umanistico può trovare attuazione nella misura in cui l’uomo, riacquistando la propria dignità e il senso reale delle cose, diventa soggetto attivo, agendo in autonomia di pensiero.

                           Lucio Apulo Daunio

 

BIBLIOGRAFIA

Erich FROMM: La disobbedienza ed altri saggi; La patologia della normalità; Avere o essere; Fuga dalla libertà; Psicanalisi e religione.

Heber MARCUSE: Eros e civiltà; L’uomo a una dimensione.

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