MERCIFICAZIONE E ALIENAZIONE NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI
Il sentimento
religioso, inteso in senso lato, è connaturato alla specie umana. Lo spirito
dell’uomo si evolve nella ricerca di valori in cui credere, di ideali da
perseguire, spesso indotti da una fede, adornata di attributi metafisici,
oggetto di devozione.
Ciò che
distingue, in senso positivo, gli esseri umani nel perseguimento dei loro
ideali è l’utilità e la bontà dei medesimi. Un ideale, che ponga come oggetto
di devozione una credenza assoluta, dogmatica, per la quale si è disposti
addirittura non solo a morire, ma anche a rinunciare all’uso della ragione,
deve destare sospetti, perché potrebbe trascendere l’esperienza drammatica del
sentimento religioso e, anziché produrre effetti catartici, degenerare verso
valori del tutto negativi. La pretesa ispirazione divina di autori di testi
religiosi sacralizzati, non è una ragione sufficiente per esimere tali testi
dall’indagine storico-critica. La fede in cose che si sperano, poiché sono
basate su congetture, contrariamente a quanto sostiene l’autore della Lettera
agli Ebrei, non è certezza fondata sull’evidenza e corroborata da prove
incontrovertibili. Un ideale volto a perfezionare intelletto e valori etici,
attenendosi alla ragione critica come metodo per delineare i confini del
conoscibile, senza la presunzione di avere certezze non dimostrabili, nonché a
dedicare la vita al servizio dell’umanità, è, invece, del tutto encomiabile.
L’evoluzione
delle facoltà intellettuali ed artistiche dell’uomo è il prodotto del suo
lavoro e del suo potere sulla natura. Il lavoro porta all’emancipazione e
all’arricchimento dello spirito dell’uomo nella misura in cui si esplica in
attività piacevoli. Il lavoro compiuto solo per dovere o per necessità di far
fronte ai bisogni della vita, può trasformarsi in ossessione. Se il dovere è
motivato da un sentimento religioso, il lavoro diventa strumento di salvezza.
Il lavoro espletato solo per false necessità, ancorché sia compensato
dall’aspettativa di un incremento dei consumi indotto da un incremento del
reddito e dalle tecniche pubblicitarie, che fanno apparire come reali bisogni
fittizi, può essere causa di alienazione.
Nel modo di
produzione capitalistico il lavoro è un mezzo per ottenere redditi, mediante i
quali acquistare prodotti di consumo, non solo per soddisfare bisogni
necessari, ma anche bisogni superflui. Il lavoro però, nonostante l’abbondanza
di prodotti che il sistema economico capitalistico induce ad acquistare e che
sembrano rendere più piacevole la vita, non risulta gratificante. Il rito del
lavoro, infatti, si risolve in un sacrificio da offrire alla nuova religione
del consumismo. Il nuovo idolo da adorare, imposto dal sistema, è la produzione
di sempre più beni di consumo. Il consumo, attraverso lo stimolo della
pubblicità, diventa fine a se stesso: l’offerta di sempre nuovi e diversificati
prodotti crea la propria domanda di consumo, indotta da bisogni fittizi. Un
maggior potere di acquisto, conseguito mediante un lavoro più redditizio,
consente di poter comprare un numero maggiore di prodotti. In tale sistema
economico-sociale tutto diventa oggetto di consumo, cioè merce il cui prezzo è
determinato dal suo valore di scambio, espresso in denaro. Il lavoro, dunque,
in quanto mezzo per conseguire un potere d’acquisto, non è più esperienza
gratificante, ma necessario sacrificio finalizzato al consumo di beni sempre
più numerosi, che, però, in quanto non sono in rapporto con i concreti bisogni
dell’uomo, non danno alcun senso alla sua esistenza, svuotandola di
significato, illudendola di potere raggiungere la perpetua felicità con il
conseguimento di un maggior potere d’acquisto. L’esistenza umana, indotta a
identificarsi con il possesso di un sempre maggior numero di beni di consumo,
finisce inesorabilmente con l’essere posseduta dalle cose, alienandosi dalla
propria interiorità. Il sistema economico capitalistico influenza la struttura
psicologica del lavoratore, convincendolo sia ad assumere comportamenti che
siano funzionali agli interessi imposti dal sistema economico, sia a ritenersi
soddisfatto del suo passivo assoggettamento. La struttura economica determina
il carattere della società e gli ideali in essa predominanti, restandone a sua
volta influenzata. Il carattere sociale proprio del sistema capitalistico è
l’individuo consumatore di sempre più cose, prodotte dal sistema, che servono a
soddisfare bisogni artificiali, appositamente creati per conseguire profitti
connessi agli aumenti di produzione.
Il modo di
produzione capitalistico, incentrato sul mercato, rende l’uomo estraneo a se
stesso (c.d. alienazione). I valori di scambio delle merci presenti sul mercato
sono determinati dall’andamento del mercato. Il bene mercificato non è più solo
valore d’uso (cioè oggetto d’una qualche utilità), ma è anche valore di
scambio, cioè un oggetto considerato in ragione di un prezzo d’acquisto
espresso in denaro. Il denaro è il mezzo con cui raffrontare merci mediante
astrazione dei loro valori d’uso, ossia delle concrete qualità di ciascun bene.
Il valore d’uso di un qualsiasi bene è dunque espresso sul mercato in termini
astratti, sotto forma di denaro (valore di scambio). Mediante il processo di
astrazione un qualsiasi bene può essere messo in rapporto quantitativo con
qualsiasi altro bene. Il rapporto quantitativo è determinato dalla merce
denaro.
I produttori
di merci, che operano sul mercato in competizione tra loro, tendono a
minimizzare i costi di produzione ed a massimizzare i profitti. La ricerca di
sicurezza tra i produttori di merci in cerca di posizioni più vantaggiose può
deviare il mercato concorrenziale verso forme di oligopolio o monopolio. Anche
i lavoratori tendono a valorizzare la loro merce lavoro, ponendosi in
competizione con altri lavoratori per occupare posizioni di lavoro che fruttino
redditi elevati e diano maggior sicurezza. Nel sistema di produzione
capitalistico il lavoratore tende ad essere identificato non più in base alla
sua concreta identità di persona, bensì mediante una qualifica personale e un
reddito determinato dalla sua capacità di vendersi come merce sul mercato. La
mancanza di successo nel mercato del lavoro è causa di frustrazione e di
insicurezza.
Gli effetti
alienanti del modo di produzione capitalistico influenzano il modo di essere e
di pensare delle persone attraverso i processi mentali di astrazione, espressi
tramite un linguaggio convenzionale. Le persone così tendono a separarsi dalla
realtà dei loro effettivi sentimenti e ad immedesimarsi nel vuoto di
un’esistenza convenzionale. Non solo se stessi, ma gli altri e le cose sono
percepiti non nella loro concretezza (valore d’uso), ma nella loro forma
astratta e convenzionale, quantificata in termini di denaro (valore di
scambio). Ne consegue che la ragione dell’uomo si estranea dalla comprensione
di quei fenomeni che non sono più oggetto delle sue riflessioni.
L’uomo, in
quanto fornito di ragione, deve rieducarsi a riflettere sullo stato di
dipendenza e minorità, indotto dal sistema economico capitalistico. Egli deve
affinare il suo spirito critico per cercare di valorizzare la sua essenza e
dare un senso concreto alla sua vita, implementando quelle condizioni
necessarie atte a realizzare una nuova religione umanistica (non teistica) ed
un sistema sociale e industriale che ponga l’uomo a fondamento del lavoro e
della produzione, libero da condizionamenti indotti dal sistema produttivo, che
lo trasforma in soggetto passivo generico, merce-lavoro assolutamente
sostituibile con altra merce-lavoro. Il sistema economico, inoltre, deve essere
indirizzato non alla produzione di beni individuali di consumo per appagare
bisogni fittizi, bensì alla produzione di beni socialmente utili. In una
società improntata su una religione umanistica il lavoratore non deve più
vendere la sua forza-lavoro per essere immesso in un ingranaggio produttivo, i
cui prodotti non gli appartengono, in cambio di un reddito utile ad
incrementare i consumi e a compensare la noia del lavoro. Egli deve
riappropriarsi della sua libertà, disobbedendo alle convenzioni di un
conformismo gregario, allo scopo di valorizzare la sua identità, assumendo la
responsabilità dei propri atti. L’ideale umanistico può trovare attuazione
nella misura in cui l’uomo, riacquistando la propria dignità e il senso reale
delle cose, diventa soggetto attivo, agendo in autonomia di pensiero.
Lucio Apulo Daunio
BIBLIOGRAFIA
Erich FROMM: La disobbedienza ed
altri saggi; La patologia della normalità; Avere o essere; Fuga dalla libertà;
Psicanalisi e religione.
Heber MARCUSE: Eros e civiltà;
L’uomo a una dimensione.
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