lunedì 21 febbraio 2011


VALORE E PLUSVALORE NELL’ANALISI ECONOMICA MARXIANA

 

L’indagine marxiana sul modo di produzione capitalistico inizia con l’analisi della merce e del denaro. Il denaro svolge una doppia funzione: misura del valore e mezzo di circolazione. Il processo di produzione di merci per mezzo di merci è finalizzato alla trasformazione delle merci in capitale. Il capitale, in quanto somma di valori, è produttivo solo quando produce plusvalore mediante l’uso della forza produttiva del lavoro. La produzione di plusvalore implica la tendenza a ridurre il tempo di lavoro necessario per la produzione di una merce.

L’utilità della merce consiste nel soddisfare i bisogni naturali e artificiali dell’uomo. La produzione capitalistica non è produzione di valori d’uso per il consumo, ma è produzione di merci, ossia valori di scambio, finalizzata alla realizzazione di un profitto, mediante la vendita delle merci sul mercato. La grandezza del valore di una merce non si crea nello scambio né è determinata dall’utilità sociale, ma è il tempo di lavoro socialmente necessario alla sua produzione. Questo tempo di lavoro consiste nel lavoro passato, contenuto nel valore dei mezzi di produzione, e nel lavoro vivo, mobilitato dal capitale monetario, contenuto nel valore dei mezzi di sostentamento dell’operaio. In altri termini, il valore di scambio di una merce dipende dal suo costo di produzione. Il valore delle merci vendute sul mercato è accaparrato dal capitalista sotto forma di denaro, il cui valore deve superare quello contenuto nel capitale complessivamente anticipato dal capitalista per la loro produzione. Il mezzo per ottenere valore addizionale, oltre il valore equivalente ai costi di produzione, è l’impiego della forza-lavoro, che fornisce un plusvalore, ovvero produce un sovrappiù di merci. Il capitalista, quindi, dalla vendita delle merci ai costi di produzione ricava non solo l’equivalente del valore anticipato, ma anche un profitto.

In formula, semplificando, se chiamiamo C il capitale per l’acquisto e l’ammortamento dei mezzi di produzione e V il capitale per l’acquisto della forza-lavoro, il valore complessivo della produzione è dunque equivalente alla somma dei valori contenuti in C e in V, cui va aggiunto il plusvalore S. Questo plusvalore, secondo Marx, ancorché appaia come risultato di un libero accordo contrattuale, è in sostanza lavoro forzato, ossia un plus-prodotto estorto al lavoratore.

Rapportando il plusvalore al valore del fondo salari, Marx ricava un coefficiente che determina il saggio di sfruttamento della forza-lavoro:

                                                  S/V = saggio di sfruttamento.

Rapportando il plusvalore al costo totale di produzione, Marx ricava un coefficiente, minore del primo, che determina il saggio di profitto:

                                                S/(C+V) = saggio di profitto.

Rapportando il valore del capitale C al valore contenuto nel capitale complessivo, Marx ricava il coefficiente relativo alla composizione organica del capitale:

                                              C/(C+V) = coeff. di composizione organica.

 

Nel modo di produzione capitalistico lo scambio non è rappresentato dal processo:

                                             M – D – M    (cioè, merce - denaro - merce).

In tale scambio la circolazione delle merci è mediata dal denaro, che consente lo scambio di valori d’uso finalizzati al consumo.

La produzione capitalistica, invece, è caratterizzata dal processo di circolazione del capitale monetario:

                                             D – M – “D”   (cioè, denaro - merce – “denaro”).

La differenza tra “D” e D è il sovrappiù conseguito nello scambio.

Scopo della produzione capitalistica è la vendita di merci per ottenere un guadagno. Il capitale monetario può essere trasformato in capitale produttivo solamente attraverso lo scambio con la merce lavoro. Il valore d’acquisto della forza-lavoro risulta inferiore al valore da essa prodotto. Ed è questo il movente che spinge il capitalista a mobilitare lavoratori: merce vivente che, oltre a riprodurre il valore del capitale complessivo, produce anche un plusvalore.

Nel processo di accumulazione del capitale, lo scambio D – M rappresenta il momento iniziale di circolazione, dove si verifica la metamorfosi del denaro in merce. Durante il processo di produzione delle merci, M si trasforma in “M”, cioè in plus-prodotto. Lo scambio di “M” con “D”, che conclude il processo di circolazione, rappresenta la metamorfosi della merce in denaro, il cui valore è superiore a quello immesso inizialmente nel processo produttivo. Il plusvalore, ossia la quantità di lavoro non pagato, si realizza solo con la vendita di “M”. Lo sfruttamento dell’operaio, quindi, si realizza, in termini di valore, già nella sfera della produzione, ma solo attraverso lo scambio, nella sfera della circolazione, può realizzarsi in termini monetari. Ciò implica la possibilità che il valore monetario non si realizzi sul mercato, in tal caso sopravviene la crisi. La difficoltà di convertire la merce in denaro, di vendere, non trova necessaria e immediata corrispondenza sul mercato da parte di chi possiede denaro da convertire in merce. Il denaro, dunque, può separare i due momenti della vendita e dell’acquisto e generare una crisi.

                Lucio Apulo Daunio

 

BIBLIOGRAFIA:

K. Marx, “Storia delle teorie economiche”. “Il capitale”. “Grundrisse”.

P. Garegnani, “Marx e gli economisti classici”. “Valore e distribuzione nella teoria del sovrappiù”.

M. Lippi, “Il valore come costo sociale reale”.

M. Morishima, “La teoria economica di Marx”.

C. Napoleoni, “Il valore”.

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