venerdì 18 febbraio 2011


L’ORDINE SACRO

          Gesù scelse tra i suoi discepoli, senza particolari formalità, dodici apostoli. Furono i primi che inviò tra la sua gente ad annunciare il Vangelo, la lieta novella del Regno di Dio (sempre agognato e mai attuato), attribuendo loro presunti poteri taumaturgici e carismatici.

          Sul paradigma di Gesù la Chiesa elaborerà il rituale cattolico dell’ordinazione al sacerdozio, consistente in un periodo di preparazione dei novizi e nella successiva elezione degli stessi a cura del vescovo. Il conferimento dell’ordine sacro resta per tutta la vita (ad multos annos), indipendentemente dall’eventuale sospensione “a divinis” o dall’abbandono volontario dello stato clericale.  L’ordinazione delle donne non è ammessa nella confessione cattolica romana del cristianesimo. L’ordinando riceverebbe, tramite il simbolo dell’imposizione delle mani (At 6,6 e 8,17 e 13,3 e 19,6; 1Tm 4,14 e 2Tm 1,6 ecc.), lo Spirito Santo. Al consacrato sacerdote, la Chiesa (non Dio) impone il “voto” di celibato, giustificandolo per esigenze di purità rituale (gli apostoli, invece, non rinunciarono al diritto di avere una sorella compagna né tanto meno si fecero eunuchi per il regno dei cieli). Il sacerdote è ammesso dentro un ordine sacro, separato dal profano e ritenuto ad esso superiore. La sacralità sacerdotale è deputata al conferimento del sacro in rappresentanza della collettività dei fedeli. Il passaggio nell'ambito del sacro di ciò che è profano ne determina l’inviolabilità, giacché il sacro appartiene all'ambito del divino. Il potere sacerdotale consiste nella consacrazione eucaristica; in altre parole, nella trasformazione, durante la celebrazione della messa, del pasto sacro e della sacra bevanda (analogamente al ciceone delle religioni misteriche) rispettivamente nel corpo e nel sangue di Cristo (c.d. transustanziazione, decretata nel 1215 dal Concilio Lateranense IV e definitivamente confermata dal Concilio di Trento). Sommo sacerdote, sovrano assoluto dell’impero ecclesiastico cattolico romano, investito della santità dell’ufficio, è il vescovo universale di Roma, mitrato vicario infallibile della maestà divina, "Patre Patrum" di memoria zoroastriana, corpo mistico di Cristo venerato da folle ebbre, ossequiato dai potenti, riverito come persona sacrosanta, non giudicabile secondo il diritto umano. In forza di una legittimazione bi-millenaria dell’autorità apostolica, il papa, “Servus Dei”, propaga impunemente asserzioni di fede dogmatica e principi morali e dottrinari dall'alto della presunta cattedra dell’apostolo Pietro (ex cathedra). Egli s’arroga la prerogativa dell’infallibilità (dogma sancito da Papa Pio IX nel 1870), in forza della quale pronuncia autoritariamente verità assolute. Sedicente vicario di un dio-trino, da lui presume d’essere guidato nell'espletamento del sacrosanto ufficio pastorale.

          Il sacramento (sacramentum = giuramento, vincolo) dell’ordine conferisce la dignità sacerdotale. Esso consiste in un pegno di fede non revocabile, un patto (foedus) di eterna reciproca fedeltà (alleanza) tra Dio e l’uomo da lui prescelto (vocazione). La dottrina dei sette sacramenti, simboli del mysterion, di una realtà nascosta, soprasensibile, mezzo di attuazione dell’azione salvifica di Dio, fu consacrata dal Concilio di Firenze nel 1439. I sacramenti sono dichiarazioni solenni con cui il cristiano attesta la sua fede in Cristo Gesù (il dio del consesso olimpico cristiano). Sono anche mezzi necessari per la salvezza dell’anima. L’iniziazione ai sacri misteri cristiani avviene con il battesimo, che un mistagogo solennemente celebra per la salvezza nell’aldilà del neofita. Il "fonte battesimale", dove s’appresta il rito di passaggio verso l’eterna salvezza, rappresenta la fontana dell’eterna giovinezza (quella dell’anima), simbolo analogo al mitico albero della vita. Il sacramento della cresima (chrisma = unzione con olio profumato) conferma la grazia battesimale, la ricezione dello Spirito Santo e la definitiva appartenenza del cristiano al corpo mistico della Chiesa. Altra unzione sacramentale con olio benedetto è quella c.d. estrema, a conforto dei moribondi (per la guarigione bisogna sperare nel miracolo). L’eucaristia (ringraziamento) è la comunione conviviale (agape) dei fedeli con Cristo. In sostanza, si mangia il corpo di Cristo, simboleggiato dall’ostia e dal vino nel rito della messa: un’omofagia rituale. Somigliante è l’antico rito degli Aztechi, mediante un sacrificio non violento, consistente nel mangiare il corpo del dio simboleggiato da una focaccia. L’ostia si consuma durante il rito della messa e rispecchia l’antico pasto cultuale delle primitive comunità cristiane (analogo al sacro pasto consumato dai sacerdoti del dio Mitra, di cui Tarso, città natale di Paolo, fu uno dei centri principali di culto). L’archetipo del sacrificio, oltre che nei riti misterici, era presente anche nel rito ebraico del “capro espiatorio” e nel banchetto che ne seguiva, finalizzato al rinnovo del patto di alleanza con Jahvè. Per accostarsi al sacramento eucaristico occorre preliminarmente il pentimento, cioè la remissione dei peccati, commessi dopo il battesimo, mediante il rito sacramentale della confessione (una specie di psicoterapia religiosa). La confessione auricolare al sacerdote è obbligatoria almeno una volta l’anno (come decretato dal Concilio Laterano IV nel 1215). La nefasta concezione penitenziale della colpa, analogamente agli altri sacramenti, è un mezzo per soggiogare il peccatore penitente all’autorità sovrana della Chiesa. Il matrimonio fu istituito come sacramento dal Concilio Lateranense IV nel 1215. Il Concilio di Trento ne rinforzò la regolamentazione con la celebrazione davanti ad un parroco ed alla presenza di testimoni. I fondamenti del matrimonio sono: il libero consenso degli sposi, la reciproca fedeltà, l’indissolubilità, l’amore fecondo. L’offerta religiosa, mediante la pratica dei sacramenti, crea la propria domanda, legittimandosi nel mercato della fede.

          Il voto di castità è duro da sopportare (e lo era più della Legge mosaica per i giudei convertiti). Oggi, la confraternita clericale deve mostrarsi in pubblico nella rispettabilità di un celibato che, in molti casi, si è dimostrato solo apparente. Episodi di concubinato, fornicazione, pedofilia, onanismo ed omosessualità, conseguenti ai divieti sessuali imposti dall’autorità della Chiesa, che reprime il libero sfogo di una principale esigenza fisiologica, sono opportunamente celati nel riserbo di una vita apparentemente morigerata. L’istinto sessuale, quanto non si può soffocare, non deve palesarsi e diventare oggetto di scandalo per la comunità cristiana. Gli inevitabili comportamenti scandalosi si coprono con una sorta di congiura del silenzio, affossandoli nell’oblio per salvaguardare il prestigio di una Chiesa retrograda, che fatica a riconoscere i propri errori, preferendo legalizzarli nell’infallibilità del dogma. Il timore di sanzioni, della perdita dei benefici acquisiti, delle comodità di vita, da un lato; il voto d'obbedienza e l’abitudine inveterata al conformismo, dall’altro lato, concorrono ambedue nello scoraggiare i sacerdoti ad uscire allo scoperto per rivendicare un sacrosanto diritto, goduto persino dagli apostoli, ad avere una “sposa sorella” (1 Co 9, 5. 18). La pervicacia dottrinaria di una fede stantìa assicura il predominio di una casta, votata più al carrierismo ed al perseguimento del proprio benessere (questo sì è scandaloso!), che alla causa dei poveri, in spirito d’umiltà (questa sì è carità cristiana!). I poveri, invece, sono doppiamente umiliati, non solo per il loro stato, ma soprattutto per la frode di chi dovrebbe mettersi al loro servizio con tutti i propri beni, anziché godersi un confortevole tenore di vita. Il vero interesse della propaganda ideologica cristiana, che esalta e sfrutta ai propri fini di dominio il messaggio pauperistico di un sedicente Cristo, proponendosi come paladina di una categoria sociale, esaltandone il ruolo ai fini della salvezza nell’altro mondo, non è certamente volto ad elevare il tenore di vita dei poveri. É invece funzionale al consolidamento del potere di un clero arrivista e carrierista nell’ambito della Chiesa, che giustifica il suo imperialismo come risposta urgente per far fronte alle necessità dei poveri nel mondo.

 Lucio Apulo Daunio

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