L’ORDINE SACRO
Gesù scelse
tra i suoi discepoli, senza particolari formalità, dodici apostoli. Furono i
primi che inviò tra la sua gente ad annunciare il Vangelo, la lieta novella del
Regno di Dio (sempre agognato e mai attuato), attribuendo loro presunti poteri
taumaturgici e carismatici.
Sul paradigma
di Gesù la Chiesa elaborerà il rituale cattolico dell’ordinazione al
sacerdozio, consistente in un periodo di preparazione dei novizi e nella
successiva elezione degli stessi a cura del vescovo. Il conferimento
dell’ordine sacro resta per tutta la vita (ad multos annos),
indipendentemente dall’eventuale sospensione “a divinis” o
dall’abbandono volontario dello stato clericale. L’ordinazione delle
donne non è ammessa nella confessione cattolica romana del cristianesimo.
L’ordinando riceverebbe, tramite il simbolo dell’imposizione delle mani (At 6,6
e 8,17 e 13,3 e 19,6; 1Tm 4,14 e 2Tm 1,6 ecc.), lo Spirito Santo. Al consacrato
sacerdote, la Chiesa (non Dio) impone il “voto” di celibato, giustificandolo
per esigenze di purità rituale (gli apostoli, invece, non rinunciarono al
diritto di avere una sorella compagna né tanto meno si fecero eunuchi per il
regno dei cieli). Il sacerdote è ammesso dentro un ordine sacro, separato dal
profano e ritenuto ad esso superiore. La sacralità sacerdotale è deputata al
conferimento del sacro in rappresentanza della collettività dei fedeli. Il
passaggio nell'ambito del sacro di ciò che è profano ne determina
l’inviolabilità, giacché il sacro appartiene all'ambito del divino. Il potere
sacerdotale consiste nella consacrazione eucaristica; in altre parole, nella
trasformazione, durante la celebrazione della messa, del pasto sacro e della
sacra bevanda (analogamente al ciceone delle religioni misteriche) rispettivamente
nel corpo e nel sangue di Cristo (c.d. transustanziazione, decretata nel 1215
dal Concilio Lateranense IV e definitivamente confermata dal Concilio di
Trento). Sommo sacerdote, sovrano assoluto dell’impero ecclesiastico cattolico
romano, investito della santità dell’ufficio, è il vescovo universale di Roma,
mitrato vicario infallibile della maestà divina, "Patre Patrum"
di memoria zoroastriana, corpo mistico di Cristo venerato da folle ebbre,
ossequiato dai potenti, riverito come persona sacrosanta, non giudicabile
secondo il diritto umano. In forza di una legittimazione bi-millenaria
dell’autorità apostolica, il papa, “Servus Dei”, propaga impunemente
asserzioni di fede dogmatica e principi morali e dottrinari dall'alto della
presunta cattedra dell’apostolo Pietro (ex cathedra). Egli s’arroga la
prerogativa dell’infallibilità (dogma sancito da Papa Pio IX nel 1870), in
forza della quale pronuncia autoritariamente verità assolute. Sedicente vicario
di un dio-trino, da lui presume d’essere guidato nell'espletamento del
sacrosanto ufficio pastorale.
Il sacramento
(sacramentum = giuramento, vincolo) dell’ordine conferisce la
dignità sacerdotale. Esso consiste in un pegno di fede non revocabile, un patto
(foedus) di eterna reciproca fedeltà (alleanza) tra Dio e l’uomo
da lui prescelto (vocazione). La dottrina dei sette sacramenti, simboli
del mysterion, di una realtà nascosta, soprasensibile, mezzo di
attuazione dell’azione salvifica di Dio, fu consacrata dal Concilio di Firenze
nel 1439. I sacramenti sono dichiarazioni solenni con cui il cristiano attesta
la sua fede in Cristo Gesù (il dio del consesso olimpico cristiano). Sono anche
mezzi necessari per la salvezza dell’anima. L’iniziazione ai sacri misteri
cristiani avviene con il battesimo, che un mistagogo solennemente celebra per
la salvezza nell’aldilà del neofita. Il "fonte battesimale", dove
s’appresta il rito di passaggio verso l’eterna salvezza, rappresenta la fontana
dell’eterna giovinezza (quella dell’anima), simbolo analogo al mitico albero
della vita. Il sacramento della cresima (chrisma = unzione con olio
profumato) conferma la grazia battesimale, la ricezione dello Spirito Santo e
la definitiva appartenenza del cristiano al corpo mistico della Chiesa. Altra
unzione sacramentale con olio benedetto è quella c.d. estrema, a conforto dei
moribondi (per la guarigione bisogna sperare nel miracolo). L’eucaristia
(ringraziamento) è la comunione conviviale (agape) dei fedeli con Cristo. In
sostanza, si mangia il corpo di Cristo, simboleggiato dall’ostia e dal vino nel
rito della messa: un’omofagia rituale. Somigliante è l’antico rito degli
Aztechi, mediante un sacrificio non violento, consistente nel mangiare il corpo
del dio simboleggiato da una focaccia. L’ostia si consuma durante il rito della
messa e rispecchia l’antico pasto cultuale delle primitive comunità cristiane
(analogo al sacro pasto consumato dai sacerdoti del dio Mitra, di cui Tarso,
città natale di Paolo, fu uno dei centri principali di culto). L’archetipo del
sacrificio, oltre che nei riti misterici, era presente anche nel rito ebraico
del “capro espiatorio” e nel banchetto che ne seguiva, finalizzato al rinnovo
del patto di alleanza con Jahvè. Per accostarsi al sacramento eucaristico
occorre preliminarmente il pentimento, cioè la remissione dei peccati, commessi
dopo il battesimo, mediante il rito sacramentale della confessione (una specie
di psicoterapia religiosa). La confessione auricolare al sacerdote è
obbligatoria almeno una volta l’anno (come decretato dal Concilio Laterano IV
nel 1215). La nefasta concezione penitenziale della colpa, analogamente agli
altri sacramenti, è un mezzo per soggiogare il peccatore penitente all’autorità
sovrana della Chiesa. Il matrimonio fu istituito come sacramento dal Concilio
Lateranense IV nel 1215. Il Concilio di Trento ne rinforzò la regolamentazione
con la celebrazione davanti ad un parroco ed alla presenza di testimoni. I
fondamenti del matrimonio sono: il libero consenso degli sposi, la reciproca
fedeltà, l’indissolubilità, l’amore fecondo. L’offerta religiosa, mediante la
pratica dei sacramenti, crea la propria domanda, legittimandosi nel mercato
della fede.
Il voto di
castità è duro da sopportare (e lo era più della Legge mosaica per i giudei
convertiti). Oggi, la confraternita clericale deve mostrarsi in pubblico nella
rispettabilità di un celibato che, in molti casi, si è dimostrato solo
apparente. Episodi di concubinato, fornicazione, pedofilia, onanismo ed
omosessualità, conseguenti ai divieti sessuali imposti dall’autorità della
Chiesa, che reprime il libero sfogo di una principale esigenza fisiologica,
sono opportunamente celati nel riserbo di una vita apparentemente morigerata.
L’istinto sessuale, quanto non si può soffocare, non deve palesarsi e diventare
oggetto di scandalo per la comunità cristiana. Gli inevitabili comportamenti
scandalosi si coprono con una sorta di congiura del silenzio, affossandoli
nell’oblio per salvaguardare il prestigio di una Chiesa retrograda, che fatica
a riconoscere i propri errori, preferendo legalizzarli nell’infallibilità del
dogma. Il timore di sanzioni, della perdita dei benefici acquisiti, delle
comodità di vita, da un lato; il voto d'obbedienza e l’abitudine inveterata al
conformismo, dall’altro lato, concorrono ambedue nello scoraggiare i sacerdoti
ad uscire allo scoperto per rivendicare un sacrosanto diritto, goduto persino
dagli apostoli, ad avere una “sposa sorella” (1 Co 9, 5. 18). La pervicacia
dottrinaria di una fede stantìa assicura il predominio di una casta, votata più
al carrierismo ed al perseguimento del proprio benessere (questo sì è
scandaloso!), che alla causa dei poveri, in spirito d’umiltà (questa sì è
carità cristiana!). I poveri, invece, sono doppiamente umiliati, non solo per
il loro stato, ma soprattutto per la frode di chi dovrebbe mettersi al loro
servizio con tutti i propri beni, anziché godersi un confortevole tenore di
vita. Il vero interesse della propaganda ideologica cristiana, che esalta e
sfrutta ai propri fini di dominio il messaggio pauperistico di un sedicente
Cristo, proponendosi come paladina di una categoria sociale, esaltandone il
ruolo ai fini della salvezza nell’altro mondo, non è certamente volto ad
elevare il tenore di vita dei poveri. É invece funzionale al consolidamento del
potere di un clero arrivista e carrierista nell’ambito della Chiesa, che
giustifica il suo imperialismo come risposta urgente per far fronte alle
necessità dei poveri nel mondo.
Lucio Apulo Daunio
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