domenica 27 febbraio 2011




CONSERVATORISMO E PROGRESSISMO

Il movimento conservatore mira al mantenimento dell’ordinamento politico esistente e alla difesa dei valori della tradizione e della religione, opponendosi al radicalismo delle forze politiche innovatrici. Si distingue dalla “reazione”, caratterizzata dall’avversione al mutamento di una realtà considerata utopisticamente perfetta, e dall’ideologia rivoluzionaria di carattere nazionalista, autoritaria, totalitaria del nazismo e del fascismo, che attribuisce alla volontà umana la capacità di plasmare la storia. Il conservatorismo non è immobilismo, ma pragmatismo che volge lentamente al progresso, partendo dai valori della tradizione.

In alternativa al conservatorismo, il progressismo è la fiducia nelle possibilità del continuo sviluppo e perfezionamento della civiltà, mediante l’azione politica intesa come strumento liberatorio dell’umanità dalle idee stantie della tradizione culturale e istituzionale del passato. Questa concezione, fatta propria dall’illuminismo, crede nel continuo progressivo miglioramento delle conoscenze umane in tutti i campi della cultura e della vita mediante l’uso della ragione. L’illuminismo (che ha una concezione immanentista, ottimista ed ascendente della storia umana) si oppone al pessimismo del pensiero classico (che ha una concezione ciclica della storia, cioè del continuo alternarsi delle vicende umane) ed a quello del cristianesimo (che ha una concezione della storia lineare, direzionale, verso il fine ultimo ultraterreno dell’uomo). L’idea di progresso va distinta dall’utopismo, che considera la perfezione come valore assoluto. Nella disputa letteraria del 1688 (querelle des anciens et modernes) tra i difensori degli antichi e i difensori dei moderni, questi ultimi argomentavano che i moderni sono superiori agli antichi in forza di una maggior conoscenza acquisita nel tempo e fondata sull’esperienza precedentemente accumulata, da cui deducevano la possibilità della perfettibilità umana e del progresso continuo. All’idea di un progresso senza limiti, sostenuta da Condorcet (1743-1794), si contrappone la concezione del Vico (1668-1744), secondo cui la storia è un continuo progresso frammisto a temporanee decadenze (corsi e ricorsi storici). La storia non ha quindi un andamento unilineare, come per gli illuministi, ma a forma spirale in continuo accrescimento. Il Sillabo, emanato da Pio IX nel 1864, condanna una serie di errori, tra cui il progresso, il liberalismo, la moderna civiltà (proposizione LXXX). Gli evoluzionisti considerano il progresso come frutto dell’evoluzione, intesa non solo come adattamento della specie umana all’ambiente e all’assunzione di comportamenti adeguati nella lotta per la sopravvivenza, ma anche come miglioramento della specie. Nell’odierno linguaggio politico le parole “progresso” e “regresso” sono sinonimi di “modernizzazione” e “sottosviluppo”.

Il riformismo, ossia le iniziative politiche legali, volte all’attuazione graduale e progressiva di riforme, escludendo metodi rivoluzionari, ha come obiettivo l’ammodernamento dell’esistente (talvolta anche la restaurazione di uno stato precedente). Il riformismo si distingue dal progressismo, che, invece, punta a radicali riforme innovatrici ed ha un atteggiamento ottimistico, di fiducia verso il futuro. Il riformismo, nato nell’ambito della socialdemocrazia, è stato adottato anche in formazioni politiche liberal-democratiche.  Il termine però è stato usato nel passato anche in relazione al dispotismo illuminato e paternalistico dei sovrani settecenteschi. Le lotte per le riforme hanno portato alla conquista di diritti come quello di sciopero, di riduzione e regolamentazione dell’orario di lavoro, di ferie, di quiescenza, di indennità sociali, ecc.  In Italia le politiche riformiste, volte alla realizzazione di una sostanziale uguaglianza sociale, sono considerate facenti parte della cultura politica di centro-sinistra.

Le tendenze politiche conservatrici in Europa, nate in Inghilterra nel ‘600 durante il periodo tra la guerra civile e la Gloriosa Rivoluzione, si sono ispirate all’opera di Edmund Burke (1729-1797), critico del pensiero illuministico ed ostile alla Rivoluzione francese per aver soppresso l’ordine esistente in nome sia di falsi ideali razionalistici sia di una presunta autonomia dei valori, desunti non dalla trascendenza, bensì dall’autocoscienza umana legittimante. In nome della ragione umana ogni ordine sociale esistente poteva essere sovvertito, se non rispondente agli ideali astratti dei rivoluzionari. Burke inoltre constatava che la realtà storica della rivoluzione era inevitabilmente precipitata in un regime di potere arbitrario allo scopo di tenere unita la nuova società di eguali, avendo sovvertito quella precedente, fortemente coesa dai valori di una preesistente tradizione. Se il radicalismo illuminista vedeva nella realtà storica una forma continua di progresso verso più elevate conoscenze e più razionali convivenze sociali, la tesi conservatrice considerava la natura umana - costituita di bene e male, inscindibilmente fusi dalla volontà divina – non modificabile mediante l’azione politica rivoluzionaria e l’acquisizione di nuove conoscenze. Utopistica, secondo i conservatori, era la fiducia dei progressisti nella perfettibilità umana, dato che l’imperfezione e il conflitto sono ineliminabili nella natura umana. Il conservatorismo dei cattolici tradizionalisti francesi (Joseph De Maistre ed altri), caratterizzato dal pessimismo cristiano, considerava immutabile la natura umana creata da Dio, non perfettibile dall’azione politica.

Il conservatorismo dei giorni nostri è in bilico tra la tendenza alla preservazione della società liberal-socialista e quella della progressiva tendenza al governo manageriale delle democrazie di massa, dove l’eguaglianza, la prosperità e la sicurezza sono preferite alla libertà. In risposta alla crescente spersonalizzazione della società di massa, il neo-conservatorismo (neocon) ha posto l’accento sull’individualismo. I neoconservatori americani, favorevoli al liberismo autoritario, mirano ad un ordine economico transnazionale che, sotto la maschera della pacifica prosperità globale, dovrebbe portare l’umanità alla subordinazione dell’egemonia economico-politica americana. Si connotano di tendenza liberal-conservatrice, favorevoli ad un progresso graduale, i partiti della “destra politica”, ancorché presentino restrizioni nelle correnti cattoliche ai cambiamenti che concernono questioni etiche. Se i liberal-conservatori, favorevoli al liberismo, sono a sinistra del movimento conservatore, i nazional-conservatori, favorevoli alla conservazione dell’identità culturale, religiosa, sociale e linguistica della nazione ed all’esaltazione dei valori della patria e della famiglia, sono a destra del movimento. Il movimento conservatore, in genere, osteggia l’immigrazione, il multiculturalismo e la globalizzazione. Difende l’identità di una comunità, portatrice dei valori della tradizione. Avversa le politiche favorevoli alla mescolanza di elementi contrastanti, irriducibilmente diversi. Contrasta le politiche d’immigrazione incontrollata, che sradica moltitudini di persone provenienti da culture diverse, inserendole in un contesto sociale estraneo, al margine della vita urbana, in quartieri periferici sempre più degradati e in perenne conflitto per le ovvie difficoltà d’integrazione sociale. Il multiculturalismo si affronta non solo con la maggior reciproca conoscenza delle peculiarità culturali tra le persone costrette alla convivenza in un ristretto territorio, bensì con la ricerca di valori condivisibili, fermo restando l’imposizione ai nuovi arrivati dell’osservanza dei diritti e dei doveri fondamentali della nazione che li accoglie. L’integrazione effettiva richiederebbe altresì politiche volte a risolvere i problemi relativi alle strutture di accoglienza, alle disponibilità immobiliari, alla sburocratizzazione delle condizioni per l’inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro legale, all’apprendimento della lingua.

I limiti allo sviluppo determinati dalla scarsità delle risorse, dai problemi ecologici e dai processi di globalizzazione, che pongono gli automatismi di mercato a dominatore e regolatore della scena mondiale, hanno messo in crisi l’idea di progresso. L’uomo si trova per caso su un piccolo pianeta immerso nell’immensità indifferente dell’universo e la sua sopravvivenza è in ragione della sua intelligenza e dell’uso proficuo della conoscenza scientifica.

                                   Lucio Apulo Daunio

BIBLIOGRAFIA

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TRECCANI, Enciclopedia delle scienze sociali

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