CONSERVATORISMO E PROGRESSISMO
Il movimento
conservatore mira al mantenimento dell’ordinamento politico esistente e alla
difesa dei valori della tradizione e della religione, opponendosi al
radicalismo delle forze politiche innovatrici. Si distingue dalla “reazione”,
caratterizzata dall’avversione al mutamento di una realtà considerata
utopisticamente perfetta, e dall’ideologia rivoluzionaria di carattere
nazionalista, autoritaria, totalitaria del nazismo e del fascismo, che
attribuisce alla volontà umana la capacità di plasmare la storia. Il
conservatorismo non è immobilismo, ma pragmatismo che volge lentamente al
progresso, partendo dai valori della tradizione.
In alternativa
al conservatorismo, il progressismo è la fiducia nelle possibilità del continuo
sviluppo e perfezionamento della civiltà, mediante l’azione politica intesa
come strumento liberatorio dell’umanità dalle idee stantie della tradizione
culturale e istituzionale del passato. Questa concezione, fatta propria
dall’illuminismo, crede nel continuo progressivo miglioramento delle conoscenze
umane in tutti i campi della cultura e della vita mediante l’uso della ragione.
L’illuminismo (che ha una concezione immanentista, ottimista ed ascendente
della storia umana) si oppone al pessimismo del pensiero classico (che ha una
concezione ciclica della storia, cioè del continuo alternarsi delle vicende
umane) ed a quello del cristianesimo (che ha una concezione della storia
lineare, direzionale, verso il fine ultimo ultraterreno dell’uomo). L’idea di
progresso va distinta dall’utopismo, che considera la perfezione come valore
assoluto. Nella disputa letteraria del 1688 (querelle des anciens et modernes) tra i difensori degli antichi e i
difensori dei moderni, questi ultimi argomentavano che i moderni sono superiori
agli antichi in forza di una maggior conoscenza acquisita nel tempo e fondata
sull’esperienza precedentemente accumulata, da cui deducevano la possibilità
della perfettibilità umana e del progresso continuo. All’idea di un progresso
senza limiti, sostenuta da Condorcet (1743-1794), si contrappone la concezione
del Vico (1668-1744), secondo cui la storia è un continuo progresso frammisto a
temporanee decadenze (corsi e ricorsi storici). La storia non ha quindi un
andamento unilineare, come per gli illuministi, ma a forma spirale in continuo
accrescimento. Il Sillabo, emanato da Pio IX nel 1864, condanna una serie di
errori, tra cui il progresso, il liberalismo, la moderna civiltà (proposizione
LXXX). Gli evoluzionisti considerano il progresso come frutto dell’evoluzione,
intesa non solo come adattamento della specie umana all’ambiente e
all’assunzione di comportamenti adeguati nella lotta per la sopravvivenza, ma
anche come miglioramento della specie. Nell’odierno linguaggio politico le
parole “progresso” e “regresso” sono sinonimi di “modernizzazione” e
“sottosviluppo”.
Il riformismo,
ossia le iniziative politiche legali, volte all’attuazione graduale e
progressiva di riforme, escludendo metodi rivoluzionari, ha come obiettivo
l’ammodernamento dell’esistente (talvolta anche la restaurazione di uno stato
precedente). Il riformismo si distingue dal progressismo, che, invece, punta a
radicali riforme innovatrici ed ha un atteggiamento ottimistico, di fiducia
verso il futuro. Il riformismo, nato nell’ambito della socialdemocrazia, è
stato adottato anche in formazioni politiche liberal-democratiche. Il termine però è stato usato nel passato
anche in relazione al dispotismo illuminato e paternalistico dei sovrani
settecenteschi. Le lotte per le riforme hanno portato alla conquista di diritti
come quello di sciopero, di riduzione e regolamentazione dell’orario di lavoro,
di ferie, di quiescenza, di indennità sociali, ecc. In Italia le politiche riformiste, volte alla
realizzazione di una sostanziale uguaglianza sociale, sono considerate facenti
parte della cultura politica di centro-sinistra.
Le tendenze
politiche conservatrici in Europa, nate in Inghilterra nel ‘600 durante il
periodo tra la guerra civile e la Gloriosa Rivoluzione, si sono ispirate
all’opera di Edmund Burke (1729-1797), critico del pensiero illuministico ed
ostile alla Rivoluzione francese per aver soppresso l’ordine esistente in nome
sia di falsi ideali razionalistici sia di una presunta autonomia dei valori,
desunti non dalla trascendenza, bensì dall’autocoscienza umana legittimante. In
nome della ragione umana ogni ordine sociale esistente poteva essere
sovvertito, se non rispondente agli ideali astratti dei rivoluzionari. Burke
inoltre constatava che la realtà storica della rivoluzione era inevitabilmente
precipitata in un regime di potere arbitrario allo scopo di tenere unita la
nuova società di eguali, avendo sovvertito quella precedente, fortemente coesa
dai valori di una preesistente tradizione. Se il radicalismo illuminista vedeva
nella realtà storica una forma continua di progresso verso più elevate
conoscenze e più razionali convivenze sociali, la tesi conservatrice
considerava la natura umana - costituita di bene e male, inscindibilmente fusi
dalla volontà divina – non modificabile mediante l’azione politica
rivoluzionaria e l’acquisizione di nuove conoscenze. Utopistica, secondo i
conservatori, era la fiducia dei progressisti nella perfettibilità umana, dato
che l’imperfezione e il conflitto sono ineliminabili nella natura umana. Il
conservatorismo dei cattolici tradizionalisti francesi (Joseph De Maistre ed
altri), caratterizzato dal pessimismo cristiano, considerava immutabile la
natura umana creata da Dio, non perfettibile dall’azione politica.
Il
conservatorismo dei giorni nostri è in bilico tra la tendenza alla
preservazione della società liberal-socialista e quella della progressiva
tendenza al governo manageriale delle democrazie di massa, dove l’eguaglianza,
la prosperità e la sicurezza sono preferite alla libertà. In risposta alla
crescente spersonalizzazione della società di massa, il neo-conservatorismo
(neocon) ha posto l’accento sull’individualismo. I neoconservatori americani,
favorevoli al liberismo autoritario, mirano ad un ordine economico
transnazionale che, sotto la maschera della pacifica prosperità globale,
dovrebbe portare l’umanità alla subordinazione dell’egemonia economico-politica
americana. Si connotano di tendenza liberal-conservatrice, favorevoli ad un
progresso graduale, i partiti della “destra politica”, ancorché presentino
restrizioni nelle correnti cattoliche ai cambiamenti che concernono questioni
etiche. Se i liberal-conservatori, favorevoli al liberismo, sono a sinistra del
movimento conservatore, i nazional-conservatori, favorevoli alla conservazione
dell’identità culturale, religiosa, sociale e linguistica della nazione ed
all’esaltazione dei valori della patria e della famiglia, sono a destra del
movimento. Il movimento conservatore, in genere, osteggia l’immigrazione, il
multiculturalismo e la globalizzazione. Difende l’identità di una comunità,
portatrice dei valori della tradizione. Avversa le politiche favorevoli alla
mescolanza di elementi contrastanti, irriducibilmente diversi. Contrasta le
politiche d’immigrazione incontrollata, che sradica moltitudini di persone
provenienti da culture diverse, inserendole in un contesto sociale estraneo, al
margine della vita urbana, in quartieri periferici sempre più degradati e in
perenne conflitto per le ovvie difficoltà d’integrazione sociale. Il
multiculturalismo si affronta non solo con la maggior reciproca conoscenza
delle peculiarità culturali tra le persone costrette alla convivenza in un
ristretto territorio, bensì con la ricerca di valori condivisibili, fermo restando
l’imposizione ai nuovi arrivati dell’osservanza dei diritti e dei doveri
fondamentali della nazione che li accoglie. L’integrazione effettiva
richiederebbe altresì politiche volte a risolvere i problemi relativi alle
strutture di accoglienza, alle disponibilità immobiliari, alla
sburocratizzazione delle condizioni per l’inserimento degli immigrati nel mondo
del lavoro legale, all’apprendimento della lingua.
I limiti allo
sviluppo determinati dalla scarsità delle risorse, dai problemi ecologici e dai
processi di globalizzazione, che pongono gli automatismi di mercato a
dominatore e regolatore della scena mondiale, hanno messo in crisi l’idea di
progresso. L’uomo si trova per caso su un piccolo pianeta immerso
nell’immensità indifferente dell’universo e la sua sopravvivenza è in ragione
della sua intelligenza e dell’uso proficuo della conoscenza scientifica.
BIBLIOGRAFIA
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politico; Stato
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