LA VIA PER ACCEDERE NEL REGNO DEI CIELI
Gesù, in fede
degli evangelisti, conosce la verità sull’altro mondo, perciò non tace, ma
esorta a non essere avidi di ricchezze materiali, che si dovranno lasciare col
sopraggiungere della morte (Lc 12, 13). Consiglia di arricchirsi con
benemerenze grate a Dio e di non darsi troppi pensieri per il domani, ma di
attendere alle quotidiane incombenze, affidandosi all’ausilio della Divina
Provvidenza. “Carpe diem”, vivere
alla giornata, senza preoccuparsi del domani, questo è il motto che si addice
ai cristiani. La loro sopravvivenza è a carico di Dio-Padre. Campa cavallo, che
l’erba cresce! Ma se non cresce la carità del prossimo, c’è pericolo di morire
di fame. Agguerriti da una fede intrepida, i rigorosi seguaci di Gesù
intraprendono una vita da pitocco, preoccupandosi unicamente di guadagnarsi
l’entrata nel regno di Dio; quanto al resto, esso (si spera) sarà dato in
sovrappiù. Giustamente, i non convertiti al cristianesimo considerarono il
Nazareno e i suoi seguaci dei fanatici mestatori, che sognavano un fantomatico
regno di cuccagna oltre i sette cieli (dove nessuno può arrivarci per appurarne
l’esistenza). Vendendo i loro beni per donare il ricavato ai poveri, gli asceti
cristiani della prima ora impoverivano se stessi, mendicando a loro volta come
pezzenti (come farà il glorioso fulgido Francesco). Avevano compassione per i
poveri, ma si ridussero a vivere in quella trista condizione. Quanto più
s’involarono col cuore e con la mente nel fantastico mondo di lassù, tanto meno
si occuparono dei loro corpi quaggiù, che solo la misericordia del prossimo,
cui era promessa l’eterna salvezza nel celeste paese di bengodi, badava a
nutrire e vestire. Solo i poveri possono entrare attraverso la cruna nel
misterioso regno dei cieli. Per fortuna del mondo, non tutti scelgono di vivere
in povertà (tantomeno il clero), vendendo i propri beni e vivendo alla
giornata, altrimenti, qualora tutti vendano per donare ai poveri, non ci
sarebbero più compratori né produttori di ricchezze (e neanche propagatori di
fede, cui necessitano costosissimi mezzi).
Il perfetto cristiano ha bisogno
dei quattrini del ricco, disposto sia a comprare i suoi beni materiali,
allorché se ne libera per seguire Gesù, sia a sostenerlo con la carità
dell’umana provvidenza. Benedette siano nei secoli dei secoli le pecore nere!
Benemerito sia chi non aspira al depauperamento per guadagnarsi il regno di
Dio! La ricchezza materiale è funzionale a quella spirituale. Le pecore nere,
ai tempi di Gesù, erano i giudei rimasti fedeli alla Legge e alle sacre
tradizioni avite, che prosperavano con la benedizione di Jahvè e con gli
interessi ricavati dal prestito ai “gentili” (Dt 15, 6; 28, 11-12). Mosè li
aveva esortati a diventare un popolo potente, in ottemperanza alla volontà di
Jahvè. Gesù, invece, voleva che il nuovo popolo eletto di Dio vivesse in
povertà, umiltà e semplicità. Forse, con il passare del tempo, il dio giudaico
aveva cambiato ideologia, com’è costume degli uomini fare, divenendo dio cristianissimo.
Lucio Apulo Daunio
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