SUL REFERENDUM ABROGATIVO
LA MIA OPINIONE
Non condivido
l’opinione corrente, che la partecipazione al voto sui quesiti proposti con il
referendum abrogativo sia un dovere civico (quasi un obbligo), per i seguenti
motivi.
Il titolo IV
della Costituzione disciplina i diritti e i doveri dei cittadini nell’esercizio
dei rapporti politici con le istituzioni dello stato. L’art. 48, in
particolare, recita che il diritto di voto non solo è garantito dalla legge, ma
è anche un dovere civico (non un obbligo). Questo diritto-dovere di voto
riguarda l’elezione dei rappresentanti politici (la nostra è una democrazia
rappresentativa, la cui funzionalità dipende dal consenso dei cittadini
elettori, che si esprimono mediante il voto). L’ideale della democrazia diretta
è mera utopia. Quella mitizzata della polis greca consisteva nel governo di una
minoranza di cittadini (composta di ricchi e aristocratici), essendo esclusi
dalla cittadinanza: stranieri, donne, schiavi, servi e chi era costretto a
lavorare per vivere. Quindi, era una democrazia dove il potere (di fare le
leggi e di applicarle) era esercitato da una maggioranza ristretta di
cittadini, che avevano tempo a disposizione per riunirsi in assemblea.
Riguardo
all’ordinamento della nostra repubblica democratica rappresentativa e, in
particolare, alla funzione del Parlamento e alla formazione delle leggi (parte
II, titolo I, sezione II della Cost.), l’art.75 recita che i cittadini elettori
della Camera dei deputati hanno diritto di partecipare al referendum per
l’abrogazione totale o parziale di una legge in vigore. La proposta soggetta a
referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli
aventi diritto (c.d. “quorum”) e se è raggiunta la maggioranza dei voti
validamente espressi. L’inciso ipotetico “se ha partecipato”, implica, in
materia di referendum abrogativo di norme in vigore, l’eventualità che la
partecipazione degli elettori al voto raggiunga o non il “quorum”. Sembra,
dunque, che il legislatore costituzionale abbia voluto attribuire,
limitatamente alla partecipazione dei cittadini al referendum abrogativo, un
valore inferiore rispetto alla partecipazione al voto politico per eleggere i
rappresentati del Parlamento, espressamente indicato come un dovere civico.
Il referendum
abrogativo, strumento eccezionale (e costoso) di garanzia costituzionale,
secondo la logica dell’Assemblea costituente, doveva servire per garantire le
minoranze da eventuali sperequazioni del legislatore ordinario (che è pur
sempre espressione della maggioranza degli elettori), il solo legittimato a
promuovere le leggi e ad abrogarle, indipendentemente da eventuali proposte
referendarie.
Nessun commento:
Posta un commento