mercoledì 13 luglio 2011


SUL REFERENDUM ABROGATIVO

LA MIA OPINIONE

 

Non condivido l’opinione corrente, che la partecipazione al voto sui quesiti proposti con il referendum abrogativo sia un dovere civico (quasi un obbligo), per i seguenti motivi.

Il titolo IV della Costituzione disciplina i diritti e i doveri dei cittadini nell’esercizio dei rapporti politici con le istituzioni dello stato. L’art. 48, in particolare, recita che il diritto di voto non solo è garantito dalla legge, ma è anche un dovere civico (non un obbligo). Questo diritto-dovere di voto riguarda l’elezione dei rappresentanti politici (la nostra è una democrazia rappresentativa, la cui funzionalità dipende dal consenso dei cittadini elettori, che si esprimono mediante il voto). L’ideale della democrazia diretta è mera utopia. Quella mitizzata della polis greca consisteva nel governo di una minoranza di cittadini (composta di ricchi e aristocratici), essendo esclusi dalla cittadinanza: stranieri, donne, schiavi, servi e chi era costretto a lavorare per vivere. Quindi, era una democrazia dove il potere (di fare le leggi e di applicarle) era esercitato da una maggioranza ristretta di cittadini, che avevano tempo a disposizione per riunirsi in assemblea.

Riguardo all’ordinamento della nostra repubblica democratica rappresentativa e, in particolare, alla funzione del Parlamento e alla formazione delle leggi (parte II, titolo I, sezione II della Cost.), l’art.75 recita che i cittadini elettori della Camera dei deputati hanno diritto di partecipare al referendum per l’abrogazione totale o parziale di una legge in vigore. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto (c.d. “quorum”) e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. L’inciso ipotetico “se ha partecipato”, implica, in materia di referendum abrogativo di norme in vigore, l’eventualità che la partecipazione degli elettori al voto raggiunga o non il “quorum”. Sembra, dunque, che il legislatore costituzionale abbia voluto attribuire, limitatamente alla partecipazione dei cittadini al referendum abrogativo, un valore inferiore rispetto alla partecipazione al voto politico per eleggere i rappresentati del Parlamento, espressamente indicato come un dovere civico.

Il referendum abrogativo, strumento eccezionale (e costoso) di garanzia costituzionale, secondo la logica dell’Assemblea costituente, doveva servire per garantire le minoranze da eventuali sperequazioni del legislatore ordinario (che è pur sempre espressione della maggioranza degli elettori), il solo legittimato a promuovere le leggi e ad abrogarle, indipendentemente da eventuali proposte referendarie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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