giovedì 21 luglio 2011


LE DONNE CHE SEGUIVANO GESU’

Alcune pie donne cameriste facevano parte della folta schiera dei discepoli di Gesù. Lo accudivano amorevolmente e lo servivano mettendo a disposizione i loro beni. Talune erano ricche, altre erano state guarite da spiriti cattivi o da infermità (Lc 6, 17; 8, 1-3). Di alcune conosciamo i nomi: Maria di Magdala, nota come la Maddalena, un’indemoniata (forse una prostituta) guarita da Gesù; Giovanna, moglie dell’amministratore del re Erode; Maria di Betania, sorella di Lazzaro; Susanna e altre ancora. Avevano abbracciato la fede predicata da Gesù e lo aiutavano, anche finanziariamente (un modo per sdebitarsi dei favori ricevuti?). Gesù non rifiutò né la compagnia delle pie donne al suo seguito né l’aiuto economico da parte di quelle benestanti. Tra amici si mette tutto in comune: Gesù la grazia santificante e la taumaturgia, le donne, la servitù e il conquibus.

Gesù, dunque, consentiva anche alle donne di far parte dei suoi discepoli (Lc 10, 38-42), comprendendone i bisogni al pari di quelli degli uomini (Lc 7, 11-17.36-50; 13, 10-17; 21, 1-4; 23, 27-31; Mc 5, 21-43; 7, 24-30). Le prime comunità cristiane ammettevano ambo i sessi al rito del battesimo e al pasto eucaristico. Nel Vangelo gnostico “Pistis Sophia” (Fede e Sapienza), Gesù dialoga più con donne che con uomini, ed è l’unico Rabbi (Maestro) ad ammettere le donne tra i suoi discepoli. Ai tempi di Gesù la società giudaica (come altre antiche società) era caratterizzata dal predominio maschile (patriarcato). Le donne, i bambini, gli schiavi ed il bestiame erano considerati proprietà dell’uomo. Il ministero sacerdotale presso i giudei era riservato ai soli uomini (Lv 8), essendo le donne ritualmente impure (Lv 15, 19-30). Solo gli uomini, mediante la circoncisione, partecipavano direttamente all’alleanza con Dio. Nell’Antico Testamento Dio è concepito in forme maschili. Nel contesto culturale giudaico-cristiano, anche l’incarnazione del Cristo-Dio non può che assumere sembianze maschili. Nel N.T. le prescrizioni etico-sociali riflettono i medesimi valori dell’A.T., ossia la subordinazione della donna all’uomo (Lettera ai Colossesi 3, 18 seg., Lettera agli Efesini, Prima Lettera a Timoteo 2, 9-15, Prima Lettera di Pietro). La sessuofobia dei Padri della Chiesa e dei teologi discrimina le donne a causa della loro impurità. Agostino, addirittura, voleva che fossero segregate, poiché erano la causa delle tentazioni maschili. Dopo l’anno Mille, la Chiesa imporrà il celibato ai preti per evitare che i loro beni fossero trasmessi ai figli avuti dai rapporti con donne, accentuando così la tradizionale misoginia. Per Tommaso d’Aquino (cfr. “Summa Theologica”), le donne erano esseri inferiori, sia sotto l’aspetto biologico (in quanto paragonate a un maschio incompleto) sia sotto l’aspetto sociale (in quanto considerate per natura sottomesse all’uomo), ma anche perché il maschio era stato creato per primo e a immagine di Dio (cfr. “Genesi”). In considerazione dei difetti delle donne, Tommaso esclude che possano essere ordinate al sacerdozio. Il diritto canonico del 1234 accoglieva la motivazione della presunta inferiorità delle donne, tacciate di essere responsabili del peccato originale, e quella della loro impurità rituale (motivazioni sostanzialmente convalidate anche nei codici del 1917 e del 1983).  Ai giorni nostri, in cui vigono principi giuridici che affermano la sostanziale uguaglianza dei sessi e le pari opportunità, appare del tutto anacronistico e discriminatorio l’esclusione delle donne da taluni ministeri della Chiesa Cattolica. Nell’ordinamento teocratico e gerarchizzato di questa istituzione religiosa sacralizzata, predomina l’ideologia non democratica dell’alta gerarchia clericale. Gesù, però, non pare che abbia espressamente vietato alle donne di assumere determinati ministeri. Del resto, l’uomo Gesù era figlio del suo tempo; la Chiesa, invece, no, visto che ignora le nuove istanze della società, negando l’attualizzazione del testo biblico, laddove non contrasta con l’autentico messaggio del Cristo Gesù.

Tra le donne che seguivano Gesù, spicca la figura di Maria Maddalena (proveniente dal villaggio di Magdala, presso il lago Tiberiade), una delle più fedeli seguaci, che ha il privilegio, dopo aver assistito alla sua esecuzione e sepoltura, di vedere per prima il Cristo risorto e di annunciarne la resurrezione agli apostoli (Mc 16, 9; Gv 20, 11-18). Una successiva attestazione della Maddalena, denominata “apostola degli apostoli”, si trova nei libri apocrifi, dove la Maddalena è presentata come intima compagna di Gesù, che la baciava sulla bocca. Si discute se la Maddalena, che Gesù liberò da sette demoni (forse era sofferente di nevrosi isterica), possa identificarsi con l’anonima peccatrice penitente (forse una prostituta), che cosparge i piedi di Gesù con olio profumato nella casa del fariseo Simone, a Betania (Lc 7, 36-50). Anche gli evangelisti Marco (14, 3-9) e Matteo (26, 6-13) raccontano l’episodio di una donna (non una peccatrice) che versa unguento di nardo sulla testa (non sui piedi) di Gesù. L’evangelista Giovanni (Gv 12, 1-8), invece, nell’esporre un analogo episodio, dice che a ungere i piedi di Gesù è Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, l’amico di Gesù. Si discute se la Maddalena possa essere identificata con Maria di Betania. Secondo una tradizione, Maria di Betania (o Maria Maddalena) giunse, assieme ad alcuni discepoli esiliati (tra cui Giuseppe d’Arimatea), sulle coste meridionali della Francia. Una versione della leggenda dello sbarco in Francia degli esuli dalla Palestina è riportata nella “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varazze (sec. XIII). Sul filo di questa leggenda sono state elaborate altre leggende inerenti alla stirpe dei merovingi, al santo Graal, al Priorato di Sion, alla Tavola rotonda, al re Artù, alla spada nella roccia, ai Templari, e altre ancora.

Riguardo al personaggio della Maddalena, se escludiamo l’ipotesi che si debba riconoscere in lei una peccatrice penitente (una prostituta) e se rifiutiamo altresì l’ipotesi religiosa della possessione demoniaca (nel Vangelo secondo Luca si dice che è stata liberata da sette demoni), non resta che ipotizzare una patologia psichica, di cui la Maddalena sarebbe stata affetta. Questo tipo d’infermità presenta sintomi analoghi alle presunte possessioni demoniache (accentuate crisi psicotiche, agitazioni psicomotorie, paralisi anche sensoriali, ecc.). Dunque, se consideriamo che, secondo la comune credenza (o pregiudizio o superstizione) di quei tempi, le malattie, sia fisiche sia psichiche, sarebbero o causate dalla possessione demoniaca (Lc 13, 11) o conseguenza dei peccati commessi (Gv 9, 2), dobbiamo ammettere l’equivalenza dell’una e degli altri, quale causa d’infermità.

La correlazione tra peccato e malattia, quindi, dovrebbe implicare anche quella tra peccato e possessione demoniaca (che, non avendo alcun fondamento in ambito scientifico, deve essere ritenuta una patologia psichica). E’ pur vero, però, che nei Vangeli non risulta espressamente indicata la correlazione tra peccato e possessione demoniaca. Tuttavia, tenuto conto delle moderne conoscenze mediche, dobbiamo ritenere che le presunte possessioni demoniache non sono altro che patologie psichiche, quindi, al pari di ogni altra malattia, sono da correlare (dal punto di vista delle credenze ai tempi di Gesù) al peccato della persona.
 Lucio Apulo Daunio



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