LE DONNE CHE SEGUIVANO GESU’
Alcune pie
donne cameriste facevano parte della folta schiera dei discepoli di Gesù. Lo
accudivano amorevolmente e lo servivano mettendo a disposizione i loro beni.
Talune erano ricche, altre erano state guarite da spiriti cattivi o da
infermità (Lc 6, 17; 8, 1-3). Di alcune conosciamo i nomi: Maria di Magdala,
nota come la Maddalena, un’indemoniata (forse una prostituta) guarita da Gesù;
Giovanna, moglie dell’amministratore del re Erode; Maria di Betania, sorella di
Lazzaro; Susanna e altre ancora. Avevano abbracciato la fede predicata da Gesù
e lo aiutavano, anche finanziariamente (un modo per sdebitarsi dei favori
ricevuti?). Gesù non rifiutò né la compagnia delle pie donne al suo seguito né
l’aiuto economico da parte di quelle benestanti. Tra amici si mette tutto in
comune: Gesù la grazia santificante e la taumaturgia, le donne, la servitù e il
conquibus.
Gesù, dunque,
consentiva anche alle donne di far parte dei suoi discepoli (Lc 10, 38-42),
comprendendone i bisogni al pari di quelli degli uomini (Lc 7, 11-17.36-50; 13,
10-17; 21, 1-4; 23, 27-31; Mc 5, 21-43; 7, 24-30). Le prime comunità cristiane
ammettevano ambo i sessi al rito del battesimo e al pasto eucaristico. Nel
Vangelo gnostico “Pistis Sophia”
(Fede e Sapienza), Gesù dialoga più con donne che con uomini, ed è l’unico
Rabbi (Maestro) ad ammettere le donne tra i suoi discepoli. Ai tempi di Gesù la
società giudaica (come altre antiche società) era caratterizzata dal predominio
maschile (patriarcato). Le donne, i bambini, gli schiavi ed il bestiame erano
considerati proprietà dell’uomo. Il ministero sacerdotale presso i giudei era
riservato ai soli uomini (Lv 8), essendo le donne ritualmente impure (Lv 15,
19-30). Solo gli uomini, mediante la circoncisione, partecipavano direttamente
all’alleanza con Dio. Nell’Antico Testamento Dio è concepito in forme maschili.
Nel contesto culturale giudaico-cristiano, anche l’incarnazione del Cristo-Dio
non può che assumere sembianze maschili. Nel N.T. le prescrizioni etico-sociali
riflettono i medesimi valori dell’A.T., ossia la subordinazione della donna
all’uomo (Lettera ai Colossesi 3, 18 seg., Lettera agli Efesini, Prima Lettera
a Timoteo 2, 9-15, Prima Lettera di Pietro). La sessuofobia dei Padri della
Chiesa e dei teologi discrimina le donne a causa della loro impurità. Agostino,
addirittura, voleva che fossero segregate, poiché erano la causa delle
tentazioni maschili. Dopo l’anno Mille, la Chiesa imporrà il celibato ai preti
per evitare che i loro beni fossero trasmessi ai figli avuti dai rapporti con
donne, accentuando così la tradizionale misoginia. Per Tommaso d’Aquino (cfr. “Summa Theologica”), le donne erano
esseri inferiori, sia sotto l’aspetto biologico (in quanto paragonate a un
maschio incompleto) sia sotto l’aspetto sociale (in quanto considerate per
natura sottomesse all’uomo), ma anche perché il maschio era stato creato per
primo e a immagine di Dio (cfr. “Genesi”). In considerazione dei difetti delle
donne, Tommaso esclude che possano essere ordinate al sacerdozio. Il diritto
canonico del 1234 accoglieva la motivazione della presunta inferiorità delle
donne, tacciate di essere responsabili del peccato originale, e quella della
loro impurità rituale (motivazioni sostanzialmente convalidate anche nei codici
del 1917 e del 1983). Ai giorni nostri,
in cui vigono principi giuridici che affermano la sostanziale uguaglianza dei
sessi e le pari opportunità, appare del tutto anacronistico e discriminatorio
l’esclusione delle donne da taluni ministeri della Chiesa Cattolica. Nell’ordinamento
teocratico e gerarchizzato di questa istituzione religiosa sacralizzata,
predomina l’ideologia non democratica dell’alta gerarchia clericale. Gesù,
però, non pare che abbia espressamente vietato alle donne di assumere
determinati ministeri. Del resto, l’uomo Gesù era figlio del suo tempo; la
Chiesa, invece, no, visto che ignora le nuove istanze della società, negando
l’attualizzazione del testo biblico, laddove non contrasta con l’autentico
messaggio del Cristo Gesù.
Tra le donne
che seguivano Gesù, spicca la figura di Maria Maddalena (proveniente dal
villaggio di Magdala, presso il lago Tiberiade), una delle più fedeli seguaci,
che ha il privilegio, dopo aver assistito alla sua esecuzione e sepoltura, di
vedere per prima il Cristo risorto e di annunciarne la resurrezione agli
apostoli (Mc 16, 9; Gv 20, 11-18). Una successiva attestazione della Maddalena,
denominata “apostola degli apostoli”, si trova nei libri apocrifi, dove la
Maddalena è presentata come intima compagna di Gesù, che la baciava sulla
bocca. Si discute se la Maddalena, che Gesù liberò da sette demoni (forse era
sofferente di nevrosi isterica), possa identificarsi con l’anonima peccatrice
penitente (forse una prostituta), che cosparge i piedi di Gesù con olio
profumato nella casa del fariseo Simone, a Betania (Lc 7, 36-50). Anche gli
evangelisti Marco (14, 3-9) e Matteo (26, 6-13) raccontano l’episodio di una
donna (non una peccatrice) che versa unguento di nardo sulla testa (non sui
piedi) di Gesù. L’evangelista Giovanni (Gv 12, 1-8), invece, nell’esporre un
analogo episodio, dice che a ungere i piedi di Gesù è Maria di Betania, sorella
di Marta e di Lazzaro, l’amico di Gesù. Si discute se la Maddalena possa essere
identificata con Maria di Betania. Secondo una tradizione, Maria di Betania (o
Maria Maddalena) giunse, assieme ad alcuni discepoli esiliati (tra cui Giuseppe
d’Arimatea), sulle coste meridionali della Francia. Una versione della leggenda
dello sbarco in Francia degli esuli dalla Palestina è riportata nella “Leggenda
Aurea” di Jacopo da Varazze (sec. XIII). Sul filo di questa leggenda sono state
elaborate altre leggende inerenti alla stirpe dei merovingi, al santo Graal, al Priorato
di Sion, alla Tavola rotonda, al re Artù, alla spada nella roccia, ai Templari,
e altre ancora.
Riguardo al
personaggio della Maddalena, se escludiamo l’ipotesi che si debba riconoscere
in lei una peccatrice penitente (una prostituta) e se rifiutiamo altresì
l’ipotesi religiosa della possessione demoniaca (nel Vangelo secondo Luca si
dice che è stata liberata da sette demoni), non resta che ipotizzare una
patologia psichica, di cui la Maddalena sarebbe stata affetta. Questo tipo
d’infermità presenta sintomi analoghi alle presunte possessioni demoniache
(accentuate crisi psicotiche, agitazioni psicomotorie, paralisi anche
sensoriali, ecc.). Dunque, se consideriamo che, secondo la comune credenza (o
pregiudizio o superstizione) di quei tempi, le malattie, sia fisiche sia
psichiche, sarebbero o causate dalla possessione demoniaca (Lc 13, 11) o
conseguenza dei peccati commessi (Gv 9, 2), dobbiamo ammettere l’equivalenza
dell’una e degli altri, quale causa d’infermità.
La
correlazione tra peccato e malattia, quindi, dovrebbe implicare anche quella
tra peccato e possessione demoniaca (che, non avendo alcun fondamento in ambito
scientifico, deve essere ritenuta una patologia psichica). E’ pur vero, però,
che nei Vangeli non risulta espressamente indicata la correlazione tra peccato
e possessione demoniaca. Tuttavia, tenuto conto delle moderne conoscenze mediche,
dobbiamo ritenere che le presunte possessioni demoniache non sono altro che
patologie psichiche, quindi, al pari di ogni altra malattia, sono da correlare
(dal punto di vista delle credenze ai tempi di Gesù) al peccato della persona.
Lucio Apulo Daunio
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