LEGGENDE
CRISTIANE
Le credenze
mitico-religiose, retaggio di antiche culture, sono invenzioni umane. Esse,
benché siano fondate su “false opinioni”, tendono a soggiogare la ragione,
dominandola con l’immaginazione. I racconti mitizzati, desumibili dall’antico e
dal nuovo Testamento, trovano una comparazione in antecedenti miti di altre
credenze religiose. Per quanto concerne il cristianesimo, si possono
raffrontare taluni suoi elementi costitutivi con i miti fondanti di altre
tradizioni religiose: egiziana, babilonese, indiana, cinese, ecc.; ma anche con
i precetti di scuole filosofiche, come i “versi aurei” della scuola pitagorica.
Tra i possibili elementi che si possono comparare, si evidenziano i seguenti:
la nascita del dio, annunciata dalla comparsa di una stella (come nel mito
egiziano della nascita di Horus dalla dea vergine Iside, annunciata dalla
stella Sirio); il concepimento miracoloso tramite una vergine, designata madre
di Dio e regina dei cieli (come nel mito babilonese della vergine Ishtar,
regina del cielo); le massime morali esposte nel “Sermone della montagna”
(paragonabili ai precetti morali desumibili dai versi aurei dei pitagorici); la
taumaturgia e i prodigi di un dio salvatore del mondo, morto per espiare colpe
altrui (come il mito del dio iraniano Mitra); la resurrezione e l’ascensione
del dio nel regno dei cieli (come il mito di Ercole, che risorge e ascende
nell’Olimpo, dio tra gli dei).
Il
cristianesimo venera gli angeli come esseri spirituali (c.d. dulia). Questi
supposti ministri (servi) di Dio e custodi degli uomini, sono deputati a
svolgere una funzione intermediaria tra l’Altissimo e le sue infime creature
(come Ermes e Iride, messaggeri di Zeus ed Era). La numerosa schiera angelica è
organizzata secondo un ordine gerarchico. Vi sono angeli messaggeri, come
l’arcangelo Gabriele. Non mancano angeli guerrieri, come l’arcangelo Michele,
invincibile principe delle armate celesti, nonché psicopompo (guida delle anime
verso l’oltretomba, come l’Osiride egizio e l’Ermes greco) e protettore del
regno d’Israele (Dn 10, 13.21; 12, 1). E’ raffigurato nelle sacre icone,
ricoperto con la corazza e brandendo la spada, simbolo della lotta contro il
male (che vincerà definitivamente nell’ultima battaglia escatologica contro le
forze di Satana; cfr. Ap 12, 7 seg.). La sua statua è collocata sulle guglie
dei campanili a guardia delle chiese contro le forze del male. Analogo
significato ha l’iconografia raffigurante la lotta tra San Giorgio e il drago.
L’angelologia giudaico-cristiana ha verosimilmente origini nell’antica cultura
babilonese. Gli angeli, già strumenti dell’Antico Testamento (dove appaiono
come espressioni delle teofanie di YHWH, il dio degli ebrei dal nome
impronunciabile), sono stati impiegati al servizio esclusivo dei cristiani, i
nuovi eredi delle grazie divine (Eb 1, 14), sempreché meritevoli della salvezza
tramite il beneplacito della Chiesa, la potente organizzazione clericale dei
manipolatori di divine essenze. Gli angeli, nel cristianesimo, sono suddivisi
in spiriti buoni, proni alla volontà di Dio, e in maligni, i ribelli capeggiati
da Satana (una sorta di diarchia celeste in competizione tra loro per concupire
le anime umane). I demoni ribelli all’autorità di Dio, scacciati dal Paradiso,
furono precipitati nell’abisso degli Inferi (come fece Zeus con i Titani
ribelli, precipitandoli nel profondo Tartaro). Essi simboleggiano il Male. Pur
essendo ostili al loro creatore, soggiacciono all’onnipotenza di Dio, che li ha
asserviti al suo potere per indurre in tentazione il genere umano (previo
beneplacito dell’Altissimo). Chi rifiuta di conformarsi al credo della
cristiana Trimurti è tacciato di essere nemico di Dio. Tutti i nemici di Dio
patiranno un eterno supplizio nell’esangue paese delle anime prave e gementi,
prive di ogni speranza.
La Chiesa,
corpo mistico del Cristo Gesù, un profeta ebreo deificato, è in perenne lotta
con Satana e con la sua brigata di manigoldi satanassi, ai quali assimila le
schiere peccaminose degli uomini malvagi o eretici o pagani o atei. La potenza
di Dio, nella mitologia dualistica cristiana, è compromessa dalla presenza di
una potenza opposta: quella del diavolo, “deus inversus”, spirito
ribelle, responsabile del male nel mondo. L’antica religione ebraica non
concepiva spiriti maligni, poiché ogni avvenimento nel mondo era attribuito
direttamente alla volontà di Jahvè. Ne consegue che il male, nell’antica
concezione ebraica, appare come l’altra faccia di Dio, in sé mostruosamente
scisso in due avverse entità: una benevola, l’altra malevola. Molti miti pagani
descrivono in vario modo i due contrapposti concetti del bene e del male, del
positivo e del negativo. Così è Giove (Zeus) olimpio, contrapposto
all’infernale Plutone (Ade). Così è l’armonia dei contrari d’eraclitea memoria.
Così sono le due botti omeriche, da cui Zeus attinge due antitetici principi,
che a suo capriccio largisce all’umana gente. Anche la religione cristiana ha
un’impronta dualistica, in analogia con i miti ebraici e pagani. Il regno del
mondo e la sua supponenza si contrappongono al regno di Dio e alla sua
sapienza. Ugualmente, le gioie del paradiso si contrappongono alle pene
dell’inferno; l’immortalità e infinità di Dio alla mortalità e finitezza
dell’uomo; l’inconoscibile al conoscibile rivelato; il libero arbitrio al servo
arbitrio; le verità assolute e dogmatiche al relativismo delle scienze
sperimentali; il pensiero “forte” al pensiero “debole”. La creazione dal nulla,
pianificata da un dio sempiterno e immutabile, è contrapposta all’evidenza
riscontrabile nel processo evolutivo della natura, unica evidente artefice di
se stessa. Nella grazia dell’Altissimo i cristiani ripongono ogni speranza di
ottenere tutto ciò che la realtà della vita nega loro. Quanto più il divino
appare assurdo, tanto più si rafforza la caparbia credenza del fedele
cristiano. Soltanto chi ha il dono della fede può comprendere ciò che (come
sosteneva Paolo, il santo di Tarso) appare illogico.
Il termine
“pagano” designava l’abitante del villaggio (pagus), dove persisteva la
tradizione religiosa politeistica romana. L’affermazione del cristianesimo,
soprattutto nei centri urbani, e il diffondersi di pregiudizi anti-rurali,
determinarono il peculiare significato assunto dal termine “pagano”: quello di
ribelle ad accogliere la parola del dio cristiano. La conversione al
cristianesimo, infatti, avvenne prima nelle città e in seguito nei villaggi di
campagna, dove più resisteva la tradizione di vita pagana. Il paganesimo,
considerato superstizione, fu combattuto e represso da una nuova opposta
superstizione, legittimata come unica vera religione. Solo i cristiani si
ritennero autentici adoratori del “Vero”. I “gentili” (i popoli non
cristiani), invece, in quanto adoratori del “falso”, erano tacciati di essere
in balia di Satana, perciò passibili di persecuzioni, legittimate a colpi di decreti
imperiali e di bolle papali, qualora persistessero nell’errore, non
convertendosi alla (presunta) verità di fede cristiana. Un popolo separato dal
trinitario dio dei cristiani era accusato di malvagità. L’apostasia era bollata
come diserzione dalla militia cristiana, in considerazione
della violazione del giuramento di fedeltà (sacramentum) del milite
cristiano.
La Chiesa,
onorata fabbrica di venerabili reliquie e di pie credenze per l’accesso
nell’aldilà, nel XVI secolo ricavò enormi profitti dalla vendita delle
indulgenze e le utilizzò per finanziare l’edificazione di San Pietro e
rimpinguare i fondi delle casse vaticane. Ciò scosse la coscienza del frate
agostiniano Lutero. La sua protesta sfociò nel movimento di Riforma
anti-cattolica. La cristianità fu divisa dallo scisma protestante. La liturgia
cattolica fu tacciata di superstizione, sul presupposto che la giustificazione
(salvezza) si conseguiva con la fede piuttosto che con le opere (intese come
devozioni esteriori e cerimonie liturgiche). Le immagini sacre, oggetto di
culto per i cattolici, furono rimosse dalle chiese protestanti. L’iconodulia
era stata resa lecita nel 787 dal Concilio di Nicea II, dopo il periodo
iconoclastico. I primi seguaci di Cristo, però, non praticavano il culto della venerazione
delle immagini, giacché la religione giudaica riteneva che Dio, pur essendo
concepito in forma antropomorfica di sesso maschile, non dovesse essere
rappresentato con immagini o altri ricettacoli della divinità. Il culto degli
idoli, infatti, era severamente proibito nella Bibbia (Es 20, 4-5; Dt 4,
14-19). I Padri della Chiesa si mantennero sulla stessa linea di non
rappresentabilità della divinità. Cristo stesso era raffigurato in forma
aniconica, mediante diversi simboli, come il buon pescatore (d’anime), il buon
pastore con la pecorella sulle spalle (salvatore d’anime), l’agnello
sacrificale (hostia = vittima, simbolo di Cristo Redentore), la
fenice (simbolo della resurrezione della carne), la colomba (simbolo dello
Spirito Santo), le lettere Alfa e Omega (per significare che Cristo è inizio e
fine di ogni cosa), il monogramma intrecciato delle lettere greche maiuscole X
“chi” e P “rho” (iniziali di “christos”), l’ancora (simbolo della
salvezza eterna). L’Eucaristia (sacro cibo) era simboleggiata dal pesce, “ichthùs”,
acronimo di Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore. I pesci erano anche il
simbolo della nuova era astrologica, coincidente con l’avvento del Salvatore.
Paolo stesso esortava a fuggire dall’idolatria (1 Co 10, 16). Egli s’infiammò
di sdegno nel vedere la città greca, Atene, ricolma d’idoli (At 17, 16). La
venerazione delle sacre immagini iniziò nell’alto medioevo. Fu contrastata
dagli iconoclasti nel sec. VIII. Il Concilio di Trento nel 1563, in contrasto
con la Riforma luterana, sancì la legittimità del culto dei santi e della
Vergine Maria, insignita del titolo di “Madre di Dio”, favorendo nelle masse
popolari l’aspetto magico del culto delle reliquie e la credenza nei miracoli.
Cattedrali, basiliche, pievi e santuari si gremirono di sacri oggetti,
affreschi, statue, icone, reliquie e persino di scheletri e cadaveri
imbalsamati. Gli spazi pubblici si riempirono di segni della fede cristiana.
Alcune immagini, ritenute non disegnate da mani d’uomo, come la Sindone (su cui
è impressa l’immagine presunta del corpo di Cristo morto) custodita nel duomo
di Torino o la c.d. Veronica (presunta vera icona del volto di Cristo segnato
sopra un telo), erano considerate intrinsecamente sacre. Quelle invece
fabbricate dall’uomo, come le icone dei santi, erano consacrate con un
appropriato rito. I cristiani, prostrati innanzi a questi simulacri, spesso
addobbati con pregiati paramenti e sovraccaricati di preziose offerte, li
venerano, baciandoli, incensandoli, portandoli in processione (manifestazioni ridicole
quanto disgustose). I santi, più che modelli di vita, sono venerati dal popolo
cristiano come taumaturghi. Persiste persino la dulia prestata a santi
martirizzati, ancorché dichiarati ufficialmente inesistenti dalla Chiesa (come
la presunta santa martire Filomena, venerata nel napoletano). Queste grossolane
espressioni di fede religiosa sono forme di superstizione, alimentate da
sentimenti di paura o d’interesse. Il culto delle (spesso false) reliquie,
l’idolatria di cadaveri, il feticismo, ebbero origini con i primi martiri
cristiani. Nei Vangeli, infatti, Gesù non esorta a pregare madonne e santi né a
venerare reliquie di santi né a istituire liturgie né a promuovere processioni
di idoli o icone.
La svolta
costantiniana del sec. IV portò all’instaurazione della “pax deorum”
(alleanza con la divinità più potente, quella cristiana, cui affidare le sorti
dell’impero romano), e alla fine delle persecuzioni contro i cristiani (la
religione cristiana era considerata una minaccia interna allo stato). Resi
forti in virtù del compromesso con il potere imperiale di Roma, i cristiani
iniziarono a opprimere gli ebrei (“contra iudaeos”), accusandoli di
essere responsabili della morte di Cristo (At 2, 23; 1Ts 2, 15). L’assolutismo
ideologico del cristianesimo accentuò l’antigiudaismo. Pogrom e genocidi
(shoah) hanno martirizzato il popolo ebraico (tacciato d’essere nemico del
genere umano), più che le sporadiche persecuzioni contro le prime comunità
cristiane. Oggi, con un tardivo pentimento, riscoprendo le radici ebraiche del
cristianesimo, la Chiesa riabbraccia i “fratelli maggiori”, non più
perseguitandoli come deicidi. Le persecuzioni cristiane colpirono anche i
pagani, che rifiutavano di convertirsi, e persino gli stessi cristiani,
accusati di professare dottrine ritenute eretiche o di praticare la
stregoneria. Per avversare le pratiche stregonesche e gli atti demoniaci furono
redatte apposite istruzioni (come il “Canon episcopi” e il “Malleus
maleficarum”). L’istituzione della santa (?) inquisizione, tribunale della
coscienza ed emblema dell’oscurantismo clericale, difese la dittatura del
papa-re e la potenza nefanda del clero, obnubilando la libertà di
manifestazione del pensiero. Anche i musulmani, considerati eretici, furono
demonizzati. L’affresco di Giovanni da Modena, nella chiesa di San Petronio in
Bologna, raffigura l’immagine dantesca di Maometto (Muhammad), seviziato
brutalmente dai demoni nella bolgia infernale riservata ai seminatori di
scandali e scismi. Sui sepolcri dei santi cristiani s'innalzarono altari e si
edificarono chiese per venerarli. Reliquiari e santuari divennero luoghi sacri,
mete di pellegrinaggi, e nei loro dintorni furono fondate città. Alle reliquie
di santi e martiri si attribuirono poteri miracolosi. Alcune di esse si
portavano con sé dappertutto come talismani. La linea di confine, che separava
la santità dalla magia, era molto sottile. Persone con pochi scrupoli si misero
a trafficare con i corpi dei martiri defunti, e con ciò che di quei corpi
restava. Persino preti e vescovi acquisivano reliquie per dare prestigio alle
loro chiese, alle quali accorrevano pellegrini da ogni parte. Fiorirono molte
leggende e con esse anche gli imbrogli in barba alla buona fede dei creduloni.
La Chiesa non ebbe scrupoli a trafficare con la vendita delle indulgenze,
ricavandone una lauta fonte di reddito, ma perdendo una parte della
cristianità. Al santuario di Loreto si venera la statua della Madonna nera
dentro la sacra casa di Nazareth, che secondo una leggenda (forse ispirata
dalla rivelazione della “translatio miracolosa” testimoniata dalla
visionaria Santa Caterina da Bologna) fu colà trasportata nel sec. XIII “per
ministero angelico” (cioè in volo da sette angeli, secondo la visione della
Beata Caterina Emmerich). In realtà, fu trasportata dai crociati, come altre
reliquie, fermo restando la facoltà di dubitare della loro autenticità. Un
cristianesimo evangelico, umile, non istituzionalizzato, non gerarchizzato,
smitizzato, sdogmatizzato, sliturgizzato, sempre sognato dai veri riformatori,
non è mai esistito.
Lucio Apulo Daunio
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