mercoledì 27 luglio 2011


LEGGENDE CRISTIANE



Le credenze mitico-religiose, retaggio di antiche culture, sono invenzioni umane. Esse, benché siano fondate su “false opinioni”, tendono a soggiogare la ragione, dominandola con l’immaginazione. I racconti mitizzati, desumibili dall’antico e dal nuovo Testamento, trovano una comparazione in antecedenti miti di altre credenze religiose. Per quanto concerne il cristianesimo, si possono raffrontare taluni suoi elementi costitutivi con i miti fondanti di altre tradizioni religiose: egiziana, babilonese, indiana, cinese, ecc.; ma anche con i precetti di scuole filosofiche, come i “versi aurei” della scuola pitagorica. Tra i possibili elementi che si possono comparare, si evidenziano i seguenti: la nascita del dio, annunciata dalla comparsa di una stella (come nel mito egiziano della nascita di Horus dalla dea vergine Iside, annunciata dalla stella Sirio); il concepimento miracoloso tramite una vergine, designata madre di Dio e regina dei cieli (come nel mito babilonese della vergine Ishtar, regina del cielo); le massime morali esposte nel “Sermone della montagna” (paragonabili ai precetti morali desumibili dai versi aurei dei pitagorici); la taumaturgia e i prodigi di un dio salvatore del mondo, morto per espiare colpe altrui (come il mito del dio iraniano Mitra); la resurrezione e l’ascensione del dio nel regno dei cieli (come il mito di Ercole, che risorge e ascende nell’Olimpo, dio tra gli dei).

Il cristianesimo venera gli angeli come esseri spirituali (c.d. dulia). Questi supposti ministri (servi) di Dio e custodi degli uomini, sono deputati a svolgere una funzione intermediaria tra l’Altissimo e le sue infime creature (come Ermes e Iride, messaggeri di Zeus ed Era). La numerosa schiera angelica è organizzata secondo un ordine gerarchico. Vi sono angeli messaggeri, come l’arcangelo Gabriele. Non mancano angeli guerrieri, come l’arcangelo Michele, invincibile principe delle armate celesti, nonché psicopompo (guida delle anime verso l’oltretomba, come l’Osiride egizio e l’Ermes greco) e protettore del regno d’Israele (Dn 10, 13.21; 12, 1). E’ raffigurato nelle sacre icone, ricoperto con la corazza e brandendo la spada, simbolo della lotta contro il male (che vincerà definitivamente nell’ultima battaglia escatologica contro le forze di Satana; cfr. Ap 12, 7 seg.). La sua statua è collocata sulle guglie dei campanili a guardia delle chiese contro le forze del male. Analogo significato ha l’iconografia raffigurante la lotta tra San Giorgio e il drago. L’angelologia giudaico-cristiana ha verosimilmente origini nell’antica cultura babilonese. Gli angeli, già strumenti dell’Antico Testamento (dove appaiono come espressioni delle teofanie di YHWH, il dio degli ebrei dal nome impronunciabile), sono stati impiegati al servizio esclusivo dei cristiani, i nuovi eredi delle grazie divine (Eb 1, 14), sempreché meritevoli della salvezza tramite il beneplacito della Chiesa, la potente organizzazione clericale dei manipolatori di divine essenze. Gli angeli, nel cristianesimo, sono suddivisi in spiriti buoni, proni alla volontà di Dio, e in maligni, i ribelli capeggiati da Satana (una sorta di diarchia celeste in competizione tra loro per concupire le anime umane). I demoni ribelli all’autorità di Dio, scacciati dal Paradiso, furono precipitati nell’abisso degli Inferi (come fece Zeus con i Titani ribelli, precipitandoli nel profondo Tartaro). Essi simboleggiano il Male. Pur essendo ostili al loro creatore, soggiacciono all’onnipotenza di Dio, che li ha asserviti al suo potere per indurre in tentazione il genere umano (previo beneplacito dell’Altissimo). Chi rifiuta di conformarsi al credo della cristiana Trimurti è tacciato di essere nemico di Dio. Tutti i nemici di Dio patiranno un eterno supplizio nell’esangue paese delle anime prave e gementi, prive di ogni speranza.

La Chiesa, corpo mistico del Cristo Gesù, un profeta ebreo deificato, è in perenne lotta con Satana e con la sua brigata di manigoldi satanassi, ai quali assimila le schiere peccaminose degli uomini malvagi o eretici o pagani o atei. La potenza di Dio, nella mitologia dualistica cristiana, è compromessa dalla presenza di una potenza opposta: quella del diavolo, “deus inversus”, spirito ribelle, responsabile del male nel mondo. L’antica religione ebraica non concepiva spiriti maligni, poiché ogni avvenimento nel mondo era attribuito direttamente alla volontà di Jahvè. Ne consegue che il male, nell’antica concezione ebraica, appare come l’altra faccia di Dio, in sé mostruosamente scisso in due avverse entità: una benevola, l’altra malevola. Molti miti pagani descrivono in vario modo i due contrapposti concetti del bene e del male, del positivo e del negativo. Così è Giove (Zeus) olimpio, contrapposto all’infernale Plutone (Ade). Così è l’armonia dei contrari d’eraclitea memoria. Così sono le due botti omeriche, da cui Zeus attinge due antitetici principi, che a suo capriccio largisce all’umana gente. Anche la religione cristiana ha un’impronta dualistica, in analogia con i miti ebraici e pagani. Il regno del mondo e la sua supponenza si contrappongono al regno di Dio e alla sua sapienza. Ugualmente, le gioie del paradiso si contrappongono alle pene dell’inferno; l’immortalità e infinità di Dio alla mortalità e finitezza dell’uomo; l’inconoscibile al conoscibile rivelato; il libero arbitrio al servo arbitrio; le verità assolute e dogmatiche al relativismo delle scienze sperimentali; il pensiero “forte” al pensiero “debole”. La creazione dal nulla, pianificata da un dio sempiterno e immutabile, è contrapposta all’evidenza riscontrabile nel processo evolutivo della natura, unica evidente artefice di se stessa. Nella grazia dell’Altissimo i cristiani ripongono ogni speranza di ottenere tutto ciò che la realtà della vita nega loro. Quanto più il divino appare assurdo, tanto più si rafforza la caparbia credenza del fedele cristiano. Soltanto chi ha il dono della fede può comprendere ciò che (come sosteneva Paolo, il santo di Tarso) appare illogico.

Il termine “pagano” designava l’abitante del villaggio (pagus), dove persisteva la tradizione religiosa politeistica romana. L’affermazione del cristianesimo, soprattutto nei centri urbani, e il diffondersi di pregiudizi anti-rurali, determinarono il peculiare significato assunto dal termine “pagano”: quello di ribelle ad accogliere la parola del dio cristiano. La conversione al cristianesimo, infatti, avvenne prima nelle città e in seguito nei villaggi di campagna, dove più resisteva la tradizione di vita pagana. Il paganesimo, considerato superstizione, fu combattuto e represso da una nuova opposta superstizione, legittimata come unica vera religione. Solo i cristiani si ritennero autentici adoratori del “Vero”.  I “gentili” (i popoli non cristiani), invece, in quanto adoratori del “falso”, erano tacciati di essere in balia di Satana, perciò passibili di persecuzioni, legittimate a colpi di decreti imperiali e di bolle papali, qualora persistessero nell’errore, non convertendosi alla (presunta) verità di fede cristiana. Un popolo separato dal trinitario dio dei cristiani era accusato di malvagità. L’apostasia era bollata come diserzione dalla militia cristiana, in considerazione della violazione del giuramento di fedeltà (sacramentum) del milite cristiano.

La Chiesa, onorata fabbrica di venerabili reliquie e di pie credenze per l’accesso nell’aldilà, nel XVI secolo ricavò enormi profitti dalla vendita delle indulgenze e le utilizzò per finanziare l’edificazione di San Pietro e rimpinguare i fondi delle casse vaticane. Ciò scosse la coscienza del frate agostiniano Lutero. La sua protesta sfociò nel movimento di Riforma anti-cattolica. La cristianità fu divisa dallo scisma protestante. La liturgia cattolica fu tacciata di superstizione, sul presupposto che la giustificazione (salvezza) si conseguiva con la fede piuttosto che con le opere (intese come devozioni esteriori e cerimonie liturgiche). Le immagini sacre, oggetto di culto per i cattolici, furono rimosse dalle chiese protestanti. L’iconodulia era stata resa lecita nel 787 dal Concilio di Nicea II, dopo il periodo iconoclastico. I primi seguaci di Cristo, però, non praticavano il culto della venerazione delle immagini, giacché la religione giudaica riteneva che Dio, pur essendo concepito in forma antropomorfica di sesso maschile, non dovesse essere rappresentato con immagini o altri ricettacoli della divinità. Il culto degli idoli, infatti, era severamente proibito nella Bibbia (Es 20, 4-5; Dt 4, 14-19). I Padri della Chiesa si mantennero sulla stessa linea di non rappresentabilità della divinità. Cristo stesso era raffigurato in forma aniconica, mediante diversi simboli, come il buon pescatore (d’anime), il buon pastore con la pecorella sulle spalle (salvatore d’anime), l’agnello sacrificale (hostia = vittima, simbolo di Cristo Redentore), la fenice (simbolo della resurrezione della carne), la colomba (simbolo dello Spirito Santo), le lettere Alfa e Omega (per significare che Cristo è inizio e fine di ogni cosa), il monogramma intrecciato delle lettere greche maiuscole X “chi” e P “rho” (iniziali di “christos”), l’ancora (simbolo della salvezza eterna). L’Eucaristia (sacro cibo) era simboleggiata dal pesce, “ichthùs”, acronimo di Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore. I pesci erano anche il simbolo della nuova era astrologica, coincidente con l’avvento del Salvatore. Paolo stesso esortava a fuggire dall’idolatria (1 Co 10, 16). Egli s’infiammò di sdegno nel vedere la città greca, Atene, ricolma d’idoli (At 17, 16). La venerazione delle sacre immagini iniziò nell’alto medioevo. Fu contrastata dagli iconoclasti nel sec. VIII. Il Concilio di Trento nel 1563, in contrasto con la Riforma luterana, sancì la legittimità del culto dei santi e della Vergine Maria, insignita del titolo di “Madre di Dio”, favorendo nelle masse popolari l’aspetto magico del culto delle reliquie e la credenza nei miracoli. Cattedrali, basiliche, pievi e santuari si gremirono di sacri oggetti, affreschi, statue, icone, reliquie e persino di scheletri e cadaveri imbalsamati. Gli spazi pubblici si riempirono di segni della fede cristiana. Alcune immagini, ritenute non disegnate da mani d’uomo, come la Sindone (su cui è impressa l’immagine presunta del corpo di Cristo morto) custodita nel duomo di Torino o la c.d. Veronica (presunta vera icona del volto di Cristo segnato sopra un telo), erano considerate intrinsecamente sacre. Quelle invece fabbricate dall’uomo, come le icone dei santi, erano consacrate con un appropriato rito. I cristiani, prostrati innanzi a questi simulacri, spesso addobbati con pregiati paramenti e sovraccaricati di preziose offerte, li venerano, baciandoli, incensandoli, portandoli in processione (manifestazioni ridicole quanto disgustose). I santi, più che modelli di vita, sono venerati dal popolo cristiano come taumaturghi. Persiste persino la dulia prestata a santi martirizzati, ancorché dichiarati ufficialmente inesistenti dalla Chiesa (come la presunta santa martire Filomena, venerata nel napoletano). Queste grossolane espressioni di fede religiosa sono forme di superstizione, alimentate da sentimenti di paura o d’interesse. Il culto delle (spesso false) reliquie, l’idolatria di cadaveri, il feticismo, ebbero origini con i primi martiri cristiani. Nei Vangeli, infatti, Gesù non esorta a pregare madonne e santi né a venerare reliquie di santi né a istituire liturgie né a promuovere processioni di idoli o icone.

La svolta costantiniana del sec. IV portò all’instaurazione della “pax deorum” (alleanza con la divinità più potente, quella cristiana, cui affidare le sorti dell’impero romano), e alla fine delle persecuzioni contro i cristiani (la religione cristiana era considerata una minaccia interna allo stato). Resi forti in virtù del compromesso con il potere imperiale di Roma, i cristiani iniziarono a opprimere gli ebrei (“contra iudaeos”), accusandoli di essere responsabili della morte di Cristo (At 2, 23; 1Ts 2, 15). L’assolutismo ideologico del cristianesimo accentuò l’antigiudaismo. Pogrom e genocidi (shoah) hanno martirizzato il popolo ebraico (tacciato d’essere nemico del genere umano), più che le sporadiche persecuzioni contro le prime comunità cristiane. Oggi, con un tardivo pentimento, riscoprendo le radici ebraiche del cristianesimo, la Chiesa riabbraccia i “fratelli maggiori”, non più perseguitandoli come deicidi. Le persecuzioni cristiane colpirono anche i pagani, che rifiutavano di convertirsi, e persino gli stessi cristiani, accusati di professare dottrine ritenute eretiche o di praticare la stregoneria. Per avversare le pratiche stregonesche e gli atti demoniaci furono redatte apposite istruzioni (come il “Canon episcopi” e il “Malleus maleficarum”). L’istituzione della santa (?) inquisizione, tribunale della coscienza ed emblema dell’oscurantismo clericale, difese la dittatura del papa-re e la potenza nefanda del clero, obnubilando la libertà di manifestazione del pensiero. Anche i musulmani, considerati eretici, furono demonizzati. L’affresco di Giovanni da Modena, nella chiesa di San Petronio in Bologna, raffigura l’immagine dantesca di Maometto (Muhammad), seviziato brutalmente dai demoni nella bolgia infernale riservata ai seminatori di scandali e scismi. Sui sepolcri dei santi cristiani s'innalzarono altari e si edificarono chiese per venerarli. Reliquiari e santuari divennero luoghi sacri, mete di pellegrinaggi, e nei loro dintorni furono fondate città. Alle reliquie di santi e martiri si attribuirono poteri miracolosi. Alcune di esse si portavano con sé dappertutto come talismani. La linea di confine, che separava la santità dalla magia, era molto sottile. Persone con pochi scrupoli si misero a trafficare con i corpi dei martiri defunti, e con ciò che di quei corpi restava. Persino preti e vescovi acquisivano reliquie per dare prestigio alle loro chiese, alle quali accorrevano pellegrini da ogni parte. Fiorirono molte leggende e con esse anche gli imbrogli in barba alla buona fede dei creduloni. La Chiesa non ebbe scrupoli a trafficare con la vendita delle indulgenze, ricavandone una lauta fonte di reddito, ma perdendo una parte della cristianità. Al santuario di Loreto si venera la statua della Madonna nera dentro la sacra casa di Nazareth, che secondo una leggenda (forse ispirata dalla rivelazione della “translatio miracolosa” testimoniata dalla visionaria Santa Caterina da Bologna) fu colà trasportata nel sec. XIII “per ministero angelico” (cioè in volo da sette angeli, secondo la visione della Beata Caterina Emmerich). In realtà, fu trasportata dai crociati, come altre reliquie, fermo restando la facoltà di dubitare della loro autenticità. Un cristianesimo evangelico, umile, non istituzionalizzato, non gerarchizzato, smitizzato, sdogmatizzato, sliturgizzato, sempre sognato dai veri riformatori, non è mai esistito.


Lucio Apulo Daunio



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