mercoledì 13 luglio 2011


LA DONNA E LA MADONNA
EVA E MARIA

      

I sacri libri della Bibbia, pregni di miti eziologici, racconti popolari, nequizie, scene raccapriccianti, credenze assurde e lamenti profetici, descrivono pretesi patti tra Dio e uomini eletti. Dominante è il ruolo esercitato dall’elemento maschile all’interno della vita sociale e religiosa. Una società patriarcale, con credenze religiose tra l’enoteismo e il monoteismo, ha rappresentato Dio in forma maschile, quale creatore dell’universo e padrone degli uomini. Si crede, infatti, che egli sia stato l’artefice del primo uomo, modellandolo con la polvere della terra a sua immagine e somiglianza, e della prima donna, creandola da una costola (!) dell’uomo (mito dell’androgino). Adamo è il Prometeo giudaico-cristiano, da cui ha avuto principio la storia dell’umanità, mentre Eva assume nella vicenda biblica un ruolo subordinato e negativo, perché portatrice del primato del male. Eva, infatti, non solo trasgredisce il comando divino, ma induce anche Adamo a peccare. Ambedue si rendono colpevoli per inosservanza di un’interdizione disposta da Dio, che, anziché perdonarli, li castiga con l’espulsione dal giardino piantato ad oriente, in Eden (luogo di delizie, dove l’uomo ha proiettato l’esistenza di un mondo ideale). Conseguenza dell’ira di Dio è la maledizione del genere umano (massa dannata) e la fine della mitica età dell’oro. Così, per colpa della prima donna, strumento del diavolo, il peccato entra nel mondo e con esso la morte e le umane tribolazioni. L’uomo è condannato a guadagnarsi il pane con il duro lavoro, la donna a partorire con sofferenza e ad essere subordinata all’uomo (almeno fino alle conquiste dei diritti da parte dei movimenti femministi). L’umana tribolazione non sarà sufficiente ad eliminare la colpa originale. Solo con l’avvento e l’espiazione del dio salvatore, il Figlio di Dio (cioè di se stesso), cesserà l’offesa fatta al Padre (cioè a se stesso). Solo mediante il sacrificio di un capro espiatorio l’umanità impudente otterrà la possibilità della redenzione nell’aldilà (fermo restando le pene della vita nell’aldiquà). L’uni-trina divinità cristiana, dopo aver sonnecchiato per lunghissimo tempo, si ravvede del triste stato in cui versa l’umana gente, pentendosi del castigo inflitto alle sue creature fin dalla notte dei tempi, venendo in loro soccorso, facendosi uomo tra gli uomini, ebreo tra le sue predilette creature. L’Essere Assoluto, similmente ad un’antica antropomorfa divinità pagana, entra nel mondo del molteplice, nel tempo e nello spazio, per modificare la storia dell’umanità. Non riuscendo a ricondurre a sé tutto l’eletto popolo, lascia che i suoi adepti estendano la divina benevolenza alle altre genti, ritenendo tutti degni (bontà sua!) di partecipare alla gloria del suo favoloso e invisibile impero celeste.

Un analogo mito è quello esiodeo della progressiva caduta dell’uomo dalla paradisiaca età dell’oro (in cui viveva felice, senza provare sofferenze, senza aver bisogno di lavorare) a quella calamitosa del ferro, a causa della sua hybris (dismisura, arroganza, orgoglio smisurato). Esiodo la spiega nei suoi poemi con il mito di Prometeo e Pandora. Prometeo, per favorire gli uomini, ha cercato di ingannare Zeus, Signore dell’Olimpo, che si vendica mandandogli la fascinosa, insaziabile, seduttrice Pandora, cui ha donato un vaso colmo di tutti i malanni, che si abbatteranno sull’umanità appena lei solleverà il coperchio. La stirpe malevola delle donne farà uscire gli uomini dall’età dell’oro portandoli all’epoca della funesta età del ferro.

L’agire della donna di propria iniziativa, indipendentemente dalla volontà del maschio, sarà giudicato un segno della sua predisposizione al peccato. La sua presunta inferiorità morale, rispetto all’uomo, diverrà un pretesto per privarla dei medesimi diritti goduti dall’uomo. Taluni eletti cristiani la considereranno senz’anima, disprezzandola, in quanto strumento del demonio per la dannazione degli uomini, sessualmente sedotti. Solo il maschio, espressione perfetta della specie umana, potrà rappresentare Dio, che si è manifestato nel mondo assumendo la forma del Cristo Gesù, vergine come il Padre celeste e come la Madre terrena. Solo il maschio, sessualmente represso, potrà aspirare all’ordinazione sacerdotale e raggiungere elevati livelli morali e spirituali. Durante i primi secoli dell’era cristiana, alcune donne raggiungeranno le vette della santità, ma dovranno assumere ruoli e abiti maschili. L’eroica vergine sarà assimilata, “honoris causa”, all’uomo casto. Un’effettiva eguaglianza tra uomo e donna si avrà soltanto presso alcune sette eretiche cristiane, peraltro decimate dalla spietata e fanatica violenza dell’ingessata dottrina ortodossa della Chiesa cattolica apostolica romana, che ha concepito Dio a sua immagine autocratica.

La donna ideale nel N.T. è rappresentata dalla sempre vergine Maria, madre di Gesù, onorata del titolo cultuale di “Madre di Dio”, assunta in paradiso in corpo e spirito e divinizzata mediante decreto pontificio come “Regina del cielo” (novella Iside). A perpetuo beneficio dei credenti, invocata nelle Litanie Lauretane, è stata insignita di vari titoli devozionali, tra cui: “Madonna piena di grazie”, “rifugio dei peccatori”, “consolatrice degli afflitti”, “porta del cielo”. Il Concilio di Efeso nel 431 decretò la festa dell'Assunzione (cioè dell’ascensione al cielo della Madonna) al 15 agosto (quando la costellazione della vergine ascende verso il cielo, resa invisibile dallo splendore del sole). La nascita della Vergine si commemora l’8 settembre (quando riappare l’omonima costellazione con la stella più luminosa, dopo essere apparentemente scomparsa dal firmamento intorno al 15 agosto). Il dogma dell’Assunzione è stato proclamato da Pio XII nel 1950. Totalmente sottomessa all’autorità divina (maschile), la Madonna è rappresentata come buona, pura, priva d'attributi sessuali, immacolata fin dal momento della sua concezione (dogma proclamato da papa Pio IX nel 1854), perciò non soggetta alla morte. Conservando il suo stato verginale, Maria concepisce e partorisce un figlio, il divo Cristo Gesù, che ha poteri straordinari, sovrumani. La Chiesa decreta che egli è Figlio unigenito di Dio, incarnatosi per redimere il genere umano, liberandolo dalla maledizione divina mediante il suo sacrificio. Per questo Maria è definita “seconda Eva”, avente funzione inversa alla prima, la quale, dando ascolto alle parole del maligno, ha generato il peccato e la morte. Maria, invece, dando ascolto alle parole dell’angelo, ha generato il Cristo Gesù, che libera l’uomo dal peccato e dalla morte. Alla disobbedienza di Eva (strumento del diavolo) si contrappone l’obbedienza di Maria (strumento di Dio). Lo sposo di Maria, Giuseppe, ha nella vicenda biblica un ruolo quasi insignificante. Egli è solo un umile artigiano, padre putativo di Gesù, ancorché si faccia discendere dalla stirpe regale d’Israele per elevare (dal punto di vista legale) i natali del Cristo. La sua venerazione ebbe inizio durante l’alto medioevo. Vero padre naturale di Gesù, dunque, è nientemeno che Dio, nella persona dello Spirito Santo. Dio è concepito come un monarca onnipotente, che vive in un misterioso regno celeste, circondato da una corte d'angeli e santi, coadiuvato dal Figlio e dallo Spirito Santo. Suo sostituto sulla terra è il Papa, il candido pastore, sovrano pontefice, che impera sulla Chiesa, difeso dalle guardie palatine (militi svizzeri rivestiti con uniformi di foggia rinascimentale michelangiolesca), coadiuvato da una sacra corte di prelati, gerarchizzati nell’ordine sacro e suddivisi in congregazioni e vari ordini religiosi, nonché da suore tuttofare, stuoli di teologi inventori di sacri concetti, missionari propagandisti della dottrina cristiana e laici intellettuali organici. Scopo precipuo dell’organizzazione clericale, supportata dalla finanza vaticana (non soggetta a controlli; cfr. “Vaticano S.p.A.” di Gianluigi Nuzzi, edizione 2009, http://www.chiarelettere.it/), è fare proseliti in tutta l’ecumene, circuendo le coscienze dei popoli, inibendone la ragione critica, suggestionandoli con presunte eterne pene nell’aldilà allo scopo di farli timorati e devoti sudditi della Chiesa. Segno dell’autorità sacrale del carismatico monarca romano, sedicente successore della cattedra di Pietro, servo dei servi di Cristo (in teoria) e pastore dell’intero suo gregge, non è lo scettro, ma il pedo pastorale, simbolo del potere spirituale universale dell’ecclesia, cui dovrebbe subordinarsi il potere politico temporale (dottrina delle due spade, proclamata da papa Gelasio nel 494). L’autorità spirituale del pontefice, in quanto riferibile a Dio (di cui è vicario), è ritenuta sacrosanta e giusta, perciò le disposizioni pontificali hanno forza di legge morale “urbi et orbi”. L’evemerismo cristiano non solo ha ripristinato il culto d’eroi divinizzati (un povero cristo, profeta itinerante di una setta ebraica, e uno stuolo di seguaci santificati), ma anche, con l’affermarsi della mariologia, il culto della Grande Madre, una divinità primigenia, rappresentata dalla Madonna e dalle sue multiformi, perpetue, presunte teofanie (come le apparizioni colloquiali con adolescenti devote o le icone grondanti lacrime di sangue umano). Della santissima Trinità, la Chiesa festeggia soprattutto la sovrana signoria del Figlio, l’uomo Cristo Gesù, deificato con decreto conciliare nella consustanzialità del Padre, assimilato al mitico dio d’Israele, Jahvè, signore e padrone sovrano dell’intero universo. Il formale monoteismo cristiano non solo è contraddetto dall’invenzione tri-unitaria della divinità, ma anche dalla reviviscenza di un politeismo cultuale d’innumerevoli beati e santi (la canonizzazione dei quali ebbe inizio nel 995, vigente Papa Giovanni XV) e di poliedrici cristi e madonne, coadiuvati da gerarchizzati eserciti angelici. Ordini, congregazioni religiose, chiese parrocchiali, diocesi, istituti bancari, imprese commerciali e persino nazioni si pongono sotto la protezione di santi, cristi e madonne. La religione spettacolo della Chiesa cattolica, sotto l’abile regia di un papa massmediale, pervade la società civile ed eccita l’immaginazione popolare, speculando sulla devozione con spettacolari coreografie liturgiche, feticismi reliquari, simulacri di santi, presunte teofanie di madonne luminose e miracolose, vivificatrici del numinoso e lucroso mercato del sacro.


 Lucio Apulo Daunio









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