lunedì 28 marzo 2011


LA LANTERNA DI DIOGENE

 

La Teologia, o discorso su Dio, è lo studio intorno ad una credenza religiosa. Può essere definita una scienza? No, se per scienza intendiamo la ricerca rigorosa e sistematica di conoscenze fondate sull’esperienza, che consente di giungere a verità oggettive, sperimentabili e sempre falsificabili da un’ulteriore esperienza. Sì, se per scienza intendiamo la teorizzazione critica e razionale di concetti metafisici su entità indefinibili e inconoscibili (dunque inverificabili) per supportare credenze o verità di fede, che hanno valore soggettivo (opinione) o assoluto (dogma). Le dimostrazioni teologiche sull’esistenza di Dio sono argomentazioni fallaci dal punto di vista logico. Altro, invece, è lo studio antropologico (dunque scientifico) attinente alla relazione tra l’uomo e l’idea del divino nei diversi contesti storici.

L’impossibilità della scienza di dimostrare obiettivamente l’inesistenza di Dio non implica la sua esistenza. Peraltro, al contrario, l’assenza di prove non costituisce di per sé una prova di inesistenza. Dunque, secondo la scienza, in assenza di prove non si può né affermare né negare in modo assoluto l’esistenza o l’inesistenza di qualcosa. Le affermazioni metafisiche e religiose, quindi, sono vere solo nell’ambito delle credenze e delle culture cui appartengono, posto che ogni entità o concetto metafisico sfugge a qualunque tipo di verifica empirica. Ne consegue che ognuno è libero di credere alle proprie opinioni, ancorché prive di riscontro oggettivo, purché non abbia la presunzione di imporle come verità dogmatiche, valide “erga omnes”.

E’ mia opinione, al riguardo, che la conoscenza della realtà universo, pur essendo interpretabile con molteplici teorie metafisiche e religiose, vada ricercata nell’ambito della ricerca scientifica, che ha maggiore probabilità di credibilità oggettiva. Scienziato è colui che con la “lanterna di Diogene” ricerca e produce “verità-realtà”. Per il noto principio del “rasoio di Occam”, inoltre, è più semplice trovare la spiegazione della realtà in se stessa, senza l’ulteriore complicazione del soprannaturale. La ragione critica, fondata sull’esperienza, è un metodo d’indagine per la conoscenza più attendibile della fede, che, invece, essendo fondata su congetture, è ipotetica e inverificabile.

L’immane ricerca teologica di Dio non solo non è approdata a nulla di concreto, ma ha anche seminato nel corso della storia umana conflitti e tragedie innumerevoli. Dio, infatti, non è un fenomeno empiricamente accertabile. Perché, dunque, voler continuare a delirare teorie su teorie inconsistenti, prive di riscontro nella realtà, e ad affermare verità senza prove, in una vana ricerca senza fine? Sorge, al riguardo, il sospetto che l’inutilità della ricerca teologica serva in concreto a legittimare un potere religioso istituzionalizzato. La mercificazione dell’offerta religiosa, fondata sul principio d’autorità e sostenuta da una ponderosa e capillare propaganda massmediale, crea la propria domanda (cioè il bisogno di Dio, che cresce in relazione al sistematico condizionamento religioso).

Una prova alternativa alle teorie metafisiche sull’esistenza di Dio è quella rappresentata da Newton (e da altri), secondo la quale l’universo appare come un grande orologio e Dio è l’orologiaio. Questa prova simbolica giustificherebbe l’apparente razionalità di un progetto divino predeterminato, una sorta di Dio architetto (vedi deismo). Come giustificare, però, il silenzio di Dio al cospetto del grido straziante che si eleva dalla sofferenza umana? Di fronte alle catastrofi naturali ha senso credere che vi sia una causa intelligente soprannaturale, una divinità progettista dell’universo, inconsapevole di certe conseguenze negative? Forse, il dio orologiaio è cieco? Non è interessato alle conseguenze del male nel mondo?

Il procedere delle cose nell’universo appare come effetto della complessità di eventi prodotti dalla casualità, su cui è possibile indagare con metodi scientifici per conoscerne le cause. Questa modalità non ha nulla in comune né con il panteismo (classico o naturalistico–spinoziano o scientifico–materialista) né con il pandeismo né con il panenteismo. Il panteismo, insomma, visto in tutte le diverse accezioni, si risolve sostanzialmente in una ricerca di Dio nella natura, contemplata come rivelazione del divino; dunque, una sorta di “anima mundi” o di deificazione della natura. La natura, in vero, può badare a se stessa, perciò non necessita di alcun intervento soprannaturale.

La scienza moderna non ha una visione sacra o religiosa della natura e le sue affermazioni possono essere condivise da tutti, essendo riscontrabili, dimostrabili, empiricamente evidenti. La conoscenza scientifica consente non solo di stabilire il valore di verità o di falsità delle sue affermazioni, ma anche di poter dominare la realtà, prevedendone le conseguenze fenomeniche. Essa, tuttavia, non ambisce, come la metafisica, alla conoscenza ultima della realtà.

Il “convitato di pietra”, ossia il Dio ignoto, appare come un demone che condiziona e trascina la mente umana nel pantano della metafisica, intralciando la ricerca scientifica con la sua ingombrante presenza obnubilante. L’universo si giustifica da sé: esiste per caso e non necessita di una causa, incausata, ad esso esterna, dunque ipotetica, perciò non necessaria. Oltre la realtà empiricamente accertabile, appare, secondo i punti di vista, o il nulla (scientismo) o il mistero di un Dio ignoto. Certamente, non possiamo escludere che vi possa esistere un’altra diversa realtà oltre quella conoscibile, ma ciò appare del tutto improbabile.

La contemplazione della natura spinge spiriti eletti verso una religione cosmica, astratta (vedi Einstein e altri), che non conduce a un’idea formale di Dio. Einstein, del resto, come altri scienziati, non si limitava alla passiva accettazione delle proprie intuizioni, ma le sottoponeva al rigore del controllo empirico e logico. La spiritualità laica, che si contempla nel silenzio del nostro mistero profondo, non va confusa con quella confessionale, teologica, religiosa. Ogni persona umana ha una propria astratta spiritualità: linfa vitale che lo contraddistingue quale essere unico nel mondo.

Di ciò che non conosciamo, giacché non accertabile empiricamente, è preferibile tacere. La via della ricerca conoscitiva illuminiamola con la “lanterna di Diogene”, piuttosto che con il gelido riflesso del “convitato di pietra”.
          Lucio Apulo Daunio

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