LA LANTERNA DI DIOGENE
La Teologia, o
discorso su Dio, è lo studio intorno ad una credenza religiosa. Può essere
definita una scienza? No, se per scienza intendiamo la ricerca rigorosa e
sistematica di conoscenze fondate sull’esperienza, che consente di giungere a
verità oggettive, sperimentabili e sempre falsificabili da un’ulteriore
esperienza. Sì, se per scienza intendiamo la teorizzazione critica e razionale
di concetti metafisici su entità indefinibili e inconoscibili (dunque
inverificabili) per supportare credenze o verità di fede, che hanno valore
soggettivo (opinione) o assoluto (dogma). Le dimostrazioni teologiche
sull’esistenza di Dio sono argomentazioni fallaci dal punto di vista logico.
Altro, invece, è lo studio antropologico (dunque scientifico) attinente alla
relazione tra l’uomo e l’idea del divino nei diversi contesti storici.
L’impossibilità
della scienza di dimostrare obiettivamente l’inesistenza di Dio non implica la
sua esistenza. Peraltro, al contrario, l’assenza di prove non costituisce di
per sé una prova di inesistenza. Dunque, secondo la scienza, in assenza di
prove non si può né affermare né negare in modo assoluto l’esistenza o
l’inesistenza di qualcosa. Le affermazioni metafisiche e religiose, quindi,
sono vere solo nell’ambito delle credenze e delle culture cui appartengono,
posto che ogni entità o concetto metafisico sfugge a qualunque tipo di verifica
empirica. Ne consegue che ognuno è libero di credere alle proprie opinioni,
ancorché prive di riscontro oggettivo, purché non abbia la presunzione di imporle
come verità dogmatiche, valide “erga
omnes”.
E’ mia
opinione, al riguardo, che la conoscenza della realtà universo, pur essendo
interpretabile con molteplici teorie metafisiche e religiose, vada ricercata
nell’ambito della ricerca scientifica, che ha maggiore probabilità di
credibilità oggettiva. Scienziato è colui che con la “lanterna di Diogene”
ricerca e produce “verità-realtà”. Per il noto principio del “rasoio di Occam”,
inoltre, è più semplice trovare la spiegazione della realtà in se stessa, senza
l’ulteriore complicazione del soprannaturale. La ragione critica, fondata
sull’esperienza, è un metodo d’indagine per la conoscenza più attendibile della
fede, che, invece, essendo fondata su congetture, è ipotetica e inverificabile.
L’immane
ricerca teologica di Dio non solo non è approdata a nulla di concreto, ma ha
anche seminato nel corso della storia umana conflitti e tragedie innumerevoli.
Dio, infatti, non è un fenomeno empiricamente accertabile. Perché, dunque,
voler continuare a delirare teorie su teorie inconsistenti, prive di riscontro
nella realtà, e ad affermare verità senza prove, in una vana ricerca senza
fine? Sorge, al riguardo, il sospetto che l’inutilità della ricerca teologica
serva in concreto a legittimare un potere religioso istituzionalizzato. La
mercificazione dell’offerta religiosa, fondata sul principio d’autorità e
sostenuta da una ponderosa e capillare propaganda massmediale, crea la propria
domanda (cioè il bisogno di Dio, che cresce in relazione al sistematico
condizionamento religioso).
Una prova
alternativa alle teorie metafisiche sull’esistenza di Dio è quella
rappresentata da Newton (e da altri), secondo la quale l’universo appare come
un grande orologio e Dio è l’orologiaio. Questa prova simbolica
giustificherebbe l’apparente razionalità di un progetto divino predeterminato,
una sorta di Dio architetto (vedi deismo). Come giustificare, però, il silenzio
di Dio al cospetto del grido straziante che si eleva dalla sofferenza umana? Di
fronte alle catastrofi naturali ha senso credere che vi sia una causa
intelligente soprannaturale, una divinità progettista dell’universo,
inconsapevole di certe conseguenze negative? Forse, il dio orologiaio è cieco?
Non è interessato alle conseguenze del male nel mondo?
Il procedere
delle cose nell’universo appare come effetto della complessità di eventi
prodotti dalla casualità, su cui è possibile indagare con metodi scientifici
per conoscerne le cause. Questa modalità non ha nulla in comune né con il panteismo
(classico o naturalistico–spinoziano o scientifico–materialista) né con il
pandeismo né con il panenteismo. Il panteismo, insomma, visto in tutte le
diverse accezioni, si risolve sostanzialmente in una ricerca di Dio nella
natura, contemplata come rivelazione del divino; dunque, una sorta di “anima mundi” o di deificazione della
natura. La natura, in vero, può badare a se stessa, perciò non necessita di
alcun intervento soprannaturale.
La scienza
moderna non ha una visione sacra o religiosa della natura e le sue affermazioni
possono essere condivise da tutti, essendo riscontrabili, dimostrabili,
empiricamente evidenti. La conoscenza scientifica consente non solo di
stabilire il valore di verità o di falsità delle sue affermazioni, ma anche di
poter dominare la realtà, prevedendone le conseguenze fenomeniche. Essa,
tuttavia, non ambisce, come la metafisica, alla conoscenza ultima della realtà.
Il “convitato
di pietra”, ossia il Dio ignoto, appare come un demone che condiziona e
trascina la mente umana nel pantano della metafisica, intralciando la ricerca
scientifica con la sua ingombrante presenza obnubilante. L’universo si
giustifica da sé: esiste per caso e non necessita di una causa, incausata, ad
esso esterna, dunque ipotetica, perciò non necessaria. Oltre la realtà
empiricamente accertabile, appare, secondo i punti di vista, o il nulla
(scientismo) o il mistero di un Dio ignoto. Certamente, non possiamo escludere
che vi possa esistere un’altra diversa realtà oltre quella conoscibile, ma ciò
appare del tutto improbabile.
La contemplazione
della natura spinge spiriti eletti verso una religione cosmica, astratta (vedi
Einstein e altri), che non conduce a un’idea formale di Dio. Einstein, del
resto, come altri scienziati, non si limitava alla passiva accettazione delle
proprie intuizioni, ma le sottoponeva al rigore del controllo empirico e
logico. La spiritualità laica, che si contempla nel silenzio del nostro mistero
profondo, non va confusa con quella confessionale, teologica, religiosa. Ogni
persona umana ha una propria astratta spiritualità: linfa vitale che lo
contraddistingue quale essere unico nel mondo.
Di ciò che non
conosciamo, giacché non accertabile empiricamente, è preferibile tacere. La via
della ricerca conoscitiva illuminiamola con la “lanterna di Diogene”, piuttosto
che con il gelido riflesso del “convitato di pietra”.
Lucio Apulo Daunio
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