A COSA SERVE LA RELIGIONE
A cosa serve la religione? A conservare il potere
della casta sacerdotale, che si avvale della falsa idea che essa sia un bene
necessario per l’umanità, giacché servirebbe a frenare le tendenze esplosive
della società. Idea questa fondata sulla falsità di una credenza, come quella
della religione cristiana, che afferma l’esistenza di un essere trascendente,
antropomorfizzato in un giudice implacabile, che premia chi osserva le sue
(presunte) leggi e punisce per l’eternità chi a esse non ottemperi. In verità,
della trascendenza non abbiamo alcuna comune esperienza, essendo l’aldilà una
mera credenza, una speranza, un’idea idolatrata che non ha riscontro nella
concreta realtà. Ciò che deve essere considerato giusto o ingiusto non proviene
dalla volontà di una supposta divinità, essendo invece un prodotto della
ragione umana elaborato nel corso della sua lunga storia, condizionata dai
limiti posti dalla natura dell’uomo. Ciò che si desidera in sommo grado non per
questo debba essere necessariamente vero.
Le religioni si auto riproducono con la vendita del
sacro e il condizionamento del sistema educativo, imposto sin dalla più tenera
età. La formazione culturale religiosa di un popolo condiziona il potere della
pubblica opinione, favorendo così la crescita della domanda religiosa.
Secondo la religione cristiana, Dio, creatore
dell’universo (prima nulla esisteva, eccetto Dio), si è fatto uomo, nascendo da
una madre (sempre) vergine e immacolata, per redimere l’umanità da una (presunta)
colpa originale (l’offesa fatta a Dio da Adamo ed Eva). Dio, per placare la sua
ira, s’incarna nel Figlio Gesù (l’ebreo detto Cristo, cioè Messia, l’Unto del
Signore, che era il titolo dei re d’Israele), sacrificandosi sulla croce,
ignominia riservata ai criminali. Un dio però non può morire, perciò risuscita
dopo un giorno e mezzo (non dopo tre giorni, come Gesù aveva predetto) per
ritornare nel suo fantomatico regno dei cieli. Gesù, divinizzato dai suoi
discepoli, lascia loro in eredità un testamento: l’investitura divina di un
potere indiscusso sulla terra, che consiste nell’interpretare la divina volontà
fino a quando egli ritornerà in potenza nel mondo a giudicare i vivi e i morti,
condannandoli o premiandoli per l’eternità. Questi dogmi, sanciti nel Credo
stilato dal Concilio di Nicea nell’anno 325 dell’era volgare, sono stati
imposti, anche con l’uso della violenza, e si pretende d’imporli con l’attività
missionaria all’intera umanità. Tali dogmi, spacciati per verità sacrosante
rivelate da Dio, costituiscono l’atavico bagaglio culturale del fedele
cristiano, psicologicamente soggiogato dalla (supposta) promessa di ottenere il
premio della vita eterna, dopo essersi purificato da una colpa collettiva da
scontare. Il monopolio della verità, che la religione cristiana pretende di
possedere, è posto in discussione dalle altre organizzazioni religiose, che
pretendono ciascuna di possedere una verità e dominare nel mondo in nome di una
divinità o di un’idea idolatrata. L’assoluta verità degli uni genera intolleranza
verso le altrui verità. Chi non è con me è contro di me – dice il Gesù dei
Vangeli - e deve essere gettato fuori dalla comunità e messo nel fuoco a
bruciare per l’eternità. Non vi sono mezze misure nella fede cristiana; perciò,
chi la rifiuta o non si adegua a essa, deve essere considerato peccatore e
trattato come un nemico. Nemici della religione cristiana sono quindi tutti i
peccatori, cioè coloro che, dando ascolto al demonio, trasgrediscono le
(supposte) leggi divine. Costoro, se non si redimono, sono considerati nemici
della fede cristiana, perciò suscettibili in questo mondo e nell’altro di
condanne (persino capitali, come la storia criminale della chiesa cristiana e i
processi della Santa Inquisizione documentano). Molti eretici (come anche tante
presunte streghe, accusate di magia, crimine assimilato all’eresia), sono stati
bruciati vivi sul rogo con il pretesto di redimere le loro (presunte) colpe e
salvare le loro anime. Perseguitati sono stati anche gli ebrei, accusati di
deicidio.
Quando iniziarono i cristiani a uccidere in nome di
Dio? La storia criminale del cristianesimo inizia dopo l’Editto di Milano del
313, con cui Costantino concesse ai cristiani la libertà di professare la loro
religione al pari delle altre. Già nel Concilio di Nicea del 325 fu decretata
la pena di morte per chi fosse trovato in possesso di un libro scritto
dall’eretico Ario. Nel 347, in una sua opera, l’apologista Firmico Materno
esortava gli imperatori Costanzo I e Costante I ad abbattere i templi pagani e
a uccidere gli idolatri. Nel 388, il vescovo di Milano Ambrogio incitava a
bruciare le sinagoghe. Nel 415, su istigazione del vescovo di Alessandria
Cirillo, che giustificava le stragi compiute dal popolo di Dio, i cristiani
trucidarono la filosofa e scienziata Ipazia. Ci furono massacri anche tra
opposte fazioni cristiane nel 366, durante le elezioni tra gli aspiranti al
trono del Papa, come racconta lo storico pagano Ammiano Marcellino. Anche in
seguito ci furono scontri tra opposte frazioni cristiane per l’elezione al
trono pontificio. Taluni papi si uccisero tra loro (come Vigilio e Pelagio I),
altri si posero alla guida dell’esercito pontificio (come Gregorio II, Leone IV
e il bellicoso Giulio II). E gli eccidi tra i cristiani continuarono anche nei
secoli seguenti.
A cavallo dei secoli IV-V, il dottore della chiesa
Agostino ammise l’uso della forza per combattere l’eresia dei donatisti e
giustificò gli omicidi compiuti in ottemperanza al comando di Dio (come
documenta la Bibbia) o per giusta ragione stabilita da un pubblico potere.
Egli, prendendo ad esempio gli episodi della Bibbia, in cui Dio legittima la
guerra santa d’Israele, elabora la dottrina della guerra come giusta causa (ci
deve essere una colpa), aggiungendo i presupposti della retta intenzione (la
violenza deve essere finalizzata a ottenere la pace) e della legittima
autorità. Dottrina ripresa e sviluppata da Tommaso d’Aquino, che aggiunge altri
due presupposti: “ultima ratio” e “debitus modus”. Nel V secolo, Leone I Magno auspica contro
gli eretici il ricorso all’autorità repressiva dello stato (braccio secolare).
Nell’anno Mille, con Urbano II, al grido “Dio lo vuole!” inizia il periodo
delle crociate contro gli infedeli musulmani. I soldati di Cristo, legittimati
a uccidere i nemici della fede cristiana in nome di Dio, ricevono l’indulgenza
plenaria dei peccati commessi. Nei secoli XII e XIII s’inasprisce la lotta
cruenta della Chiesa contro eretici (crociata contro gli Albigesi) ed ebrei. Questi
ultimi, falsamente accusati di praticare omicidi rituali di bambini, sono
disprezzati per aver rifiutato di accettare Gesù come Messia. Il popolo
ebraico, diffamato sin dalle origini del cristianesimo, e stato accusato di
deicidio fino ai nostri tempi.
Per punire eretici e assimilati furono istituiti gli
iniqui processi della Santa Inquisizione e furono redatti i manuali
inquisitoriali. L’inquisizione medievale fu costituita nel 1184 dal papa Lucio
III e fu poi estesa anche nella lotta contro la stregoneria. Innocenzo IV nel
1254 con la bolla “Ad extirpanda” introdusse l’uso della tortura. Nel 1400
Innocenzo VIII indisse la crociata contro i Valdesi e i processi contro le
streghe. La persecuzione contro streghe ed eretici durò per altri tre secoli,
provocando moltissime condanne al rogo. Sisto IV nel 1478 istituì
l’inquisizione spagnola. Paolo III nel 1536 istituì quella portoghese e nel
1542 denominò Sant’Uffizio la Santa Inquisizione medievale. Sia quella spagnola
sia quella portoghese furono estese nelle colonie americane. Paolo VI nel 1965
cambiò il nome al tribunale dell’inquisizione denominandolo Congregazione per
(la propagazione del) la Dottrina della Fede.
Il papa nepotista Giovanni XXII, denominato "papa
banchiere", nel 1300 istituì le tasse della penitenzieria, cioè le somme
da pagare per avere la soluzione del relativo peccato, grave o meno che fosse.
L’istituzione rimase in uso per molto tempo e fu periodicamente aggiornata ai
valori monetari del tempo. Tale papa accumulò una fortuna vendendo prebende
indulgenze e dispense. Nell’anno 1300 Bonifacio VIII istituì l’Anno Santo
(Giubileo), concedendo l’indulgenza plenaria a chi si recava in pellegrinaggio
a Roma, incrementando in tal modo la finanza della Chiesa. Il famigerato papa
spagnolo Borgia (Alessandro VI), nel secolo della scoperta dell’America,
assegnò (ritenendosi padrone, in forza dell’autorità divina, di tutte le terre
sconosciute) in dono a Spagna e Portogallo tutte le terre ivi scoperte e da
scoprire, al fine che fossero convertiti al cristianesimo i locali abitanti e
che gli stessi fossero sottomessi al papa e ai re cattolici, pena gravi
castighi. In realtà, gli indios furono schiavizzati e, quando non bastarono, i
cattolicissimi coloni europei importarono nuovi schiavi dall’Africa. Nel 1500,
il cattolico inglese Tommaso Moro, canonizzato come martire e venerato come
santo, nella sua opera “L’Utopia”, giustificava in nome del diritto naturale
l’espropriazione con le armi delle terre incolte dei nativi. Leone X, invece,
per racimolare soldi per la costruzione della basilica di San Pietro, ricorse
alla vendita delle indulgenze, provocando la rivolta di Lutero e la Riforma
Protestante, che divise l’Europa cristiana. Questo è il secolo in cui fu
istituita l’Inquisizione romana, denominata Sant’Uffizio. Il secolo della
Controriforma (Concilio di Trento) e dell’inizio delle guerre di religione. Il
secolo dell’intransigente Pio V, già inquisitore domenicano, che istituì la
Congregazione dell’Indice, la cui funzione è di redigere e aggiornare tutti i
libri da proibire. Il secolo in cui Gregorio XIII fece celebrare un te
deum di ringraziamento per l’uccisione degli Ugonotti durante la
terrificante strage avvenuta nella “notte di San Bartolomeo”.
Il Seicento inizia con l’esecranda esecuzione del filosofo
Giordano Bruno, accusato di eresia (fu arso vivo sul rogo nella piazza Campo
de’ fiori di Roma). Questo
è il secolo della sanguinosa guerra di religione durata trent’anni. Il
Settecento è il secolo in cui l’illuminato Benedetto XIV accredita la leggenda
degli omicidi rituali compiuti dagli ebrei e impone il battesimo forzato,
minando i diritti religiosi della minoranza ebraica. Nell’Ottocento, i papi
Gregorio XVI e Pio IX, entrambi antisemiti, ostinati difensori del potere
temporale, condannano come delirio la libertà di coscienza e reprimono le
rivolte liberali. Durante il papato di Pio IX (ultimo Papa Re) accaddero due
casi clamorosi di rapimento di bimbi ebrei per convertirli al cristianesimo:
Edgardo Mortara, battezzato di nascosto dalla domestica cattolica, fu rapito
dai gendarmi del papa e internato in un istituto religioso; l’altro, strappato
alla famiglia, fu il romano Giuseppe Coen. Entrambi divennero emblema
dell’intolleranza della Chiesa cattolica romana. Pio XI nel 1935 giustificava
la guerra coloniale in Etiopia avvalendosi delle argomentazioni di Tommaso
Moro. Nel 1936 sostenne la rivolta franchista contro il legittimo governo
spagnolo. Nel 1939 Pio XII si congratulava per la vittoria della dittatura
franchista, ma tacque di fronte alle tragedie del nazismo e ai massacri in
Jugoslavia di serbi, croati, ebrei, musulmani e zingari. In seguito, avvalorò
persino la liceità della guerra difensiva atomica biologica e chimica. Giovanni
Paolo II nel 1982 confermò la validità della dottrina della guerra giusta.
Nella visita pastorale del 1987 in America Latina, lodò lo zelo dei
conquistatori e dei missionari per aver trasmesso ai nativi il messaggio
cristiano, dimenticando di chiedere perdono per le torture inflitte dai
religiosi evangelizzatori.
Il potere clericale, anziché cacciare i mercanti dal
Tempio, ha intrapreso in proprio il fruttuoso commercio con l’istituzione dello
IOR e della Banca Vaticana. Attraverso l’Opus Dei (quasi una setta, definita
Santa Mafia, potente organizzazione finanziaria) ha intrapreso la scalata al
potere di tutti i meccanismi di comando e delle istituzioni culturali.
Avvalendosi d’istituzioni come i Legionari di Cristo, la Chiesa ha intrapreso
la capillare diffusione nel mondo della (nefasta) dottrina cattolica.
Lucio Apulo Daunio
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