giovedì 20 ottobre 2011


CRITICA DELLA FILOSOFIA ORACOLARE MARXIANA

 

Il filosofo epistemologo Popper critica la teoria materialistica della storia, fondata sul metodo dialettico di Hegel, elaborata da Marx ed Engels, secondo la quale è possibile predire il futuro dell’umanità con certezza scientifica (storicismo profetico). Marx, come tutti i filosofi oracolari, si crede portatore di verità indefettibili, profetizzando processi di sviluppo desunti da fatti storici antecedenti. Contro questa metafisica storicistica, che teorizza lo sviluppo della società, considerata come un tutto unico, indipendentemente dagli individui, Popper oppone il metodo della scienza, consapevole dei propri limiti, che procede gradualmente per tentativi ed errori. Egli nega l’esistenza di leggi storiche di movimento della società, ossia la possibilità di inferire futuri eventi storici globali da avvenimenti storici particolari. Popper distingue vari tipi di storicismo, che si differenziano dal tipo di legge di sviluppo storico. Quello teistico è determinato dalla volontà divina; quello naturalistico, dalla legge di natura; quello spiritualistico, dalla legge spirituale; quello economicistico, dalla legge economica. Tutte queste teorie storicistiche sono, per Popper, anti-individualiste, perché privilegiano elementi di collettivismo. L’idealismo utopico dello stato totalitario, governato da un potere centralizzato, costituito da una classe minoritaria di saggi, implica per Popper l’instaurazione di una dittatura, che opprime le libertà individuali. Le presunte leggi sociologiche, teorizzate dallo storicismo profetico, non sono come le leggi fisiche, uniformi, invariabili nello spazio e nel tempo, valide sempre e ovunque e falsificabili se contraddette. Solo nelle scienze fisiche, che non possono essere violate né imposte, è possibile inferire eventi futuri per mezzo dell’osservazione empirica. Le leggi fatte dall’uomo per fissare criteri di comportamento sono invece modificabili e possono variare da un periodo storico all’altro, perciò non sono prevedibili i loro sviluppi futuri. Alla teorizzazione della società chiusa, rigida, totalitaria, fondata sull’irrazionalismo magico-religioso e sull’accettazione acritica delle decisioni della casta dominante, Popper oppone la società aperta, libera, democratica, in cui i singoli individui sono chiamati a prendere decisioni personali. Popper ritiene che solo mediante lo strumento della democrazia i governati possano proteggersi dall’abuso dei governanti e controllare il potere economico tramite il potere politico.

L’ipotesi della storia come processo in perpetuo mutamento, che si sviluppa verso una predeterminata direzione, fu teorizzato in Grecia, prima da Esiodo (che teorizzò la degenerazione del processo storico), poi da Eraclito (che vide nella contesa la forza propulsiva di ogni movimento). Platone idealizzò lo stato perfetto, governato da una casta di saggi, assimilandolo al comunismo tribale dell’originaria, primitiva forma di società. Lo sviluppo della storia, secondo Platone, ha inizio con lo sfaldamento della società primitiva, statica, causato dalla contesa tra gli individui, generata da interessi economici. Da quello stato perfetto, la società decade verso successivi stadi degenerativi di sviluppo. Per rifondare un equilibrio politico stabile, assimilabile a quello originario dello stato perfetto, Platone teorizza la costituzione di uno stato di casta, caratterizzato da una rigida distinzione e separazione delle classi. Per mantenere la coesione della classe dominante, Platone introduce in essa il comunismo (di beni, donne e bambini) come antidoto contro l’antagonismo individuale.

Sulle orme del suo maestro Platone, anche Aristotele teorizza lo stato ottimo, in cui tutti i cittadini devono avere il diritto di partecipare al governo. Dal diritto di cittadinanza, però, sono esclusi non solo gli schiavi ma tutti i membri delle classi produttive. Ne consegue che, per Aristotele, sono cittadini tutti coloro che non esercitano una professione o un lavoro manuale. A differenza di Platone, Aristotele ammette dei cambiamenti sociali che sono miglioramenti e forme di progresso. Se il fine verso il quale il movimento tende è quello desiderato, allora la causa finale è buona; quindi non solo può essere un bene lo stato iniziale da cui parte un movimento, ma anche il suo termine. La Forma o Idea, per Aristotele, non è esistente anteriormente e separatamente dalla cosa sensibile, perché essa è nella cosa medesima.

Hegel, il padre dello storicismo moderno, credeva, come Aristotele, che le Forme o Idee o Essenze siano nelle cose in divenire. Le cose non sono quello che mostrano immediatamente di essere. Ogni cosa ha in sé una Essenza, cioè uno Spirito. Le Essenze non sono statiche, ma possono svilupparsi e progredire nell’Idea assoluta. La legge generale di sviluppo, per Hegel, procede attraverso un progresso dialettico: la critica di una tesi determina un’antitesi; dal conflitto tra tesi e antitesi si genera una sintesi (unità degli opposti). Egli afferma la tesi che le Idee sono realtà; tutto ciò che è reale, è anche razionale, e tutto ciò che è razionale deve essere conforme alla realtà, perciò deve essere vero e buono. La storia è lo sviluppo di qualcosa di reale e quindi è razionale e procede con la logica dialettica. La legge storica di mutamento è, per Hegel, ottimistica, non pessimistica come in Platone. Al pari di Platone e delle sue idee olistiche e irrazionalistiche, Hegel concepisce lo stato come un organismo e, al pari di Rosseau, lo dota di una essenza cosciente e pensante: lo Spirito della Nazione. Egli propugna la superiorità dello stato collettivo sull’individuo. Uno stato può emergere solo combattendo gli altri stati fino a poter dominare il mondo (teoria della nazione eletta). Nello stato ideale di Hegel, la politica è autonoma dalla morale e la vita eroica è contrapposta a quella mediocre.

Marx ritiene che una teoria non debba limitarsi a interpretare la realtà, ma contribuire a cambiarla. Compito della scienza è di predire il futuro per mezzo dell’interpretazione delle cause passate (visione deterministica degli avvenimenti storici, fondata sull’evoluzione dei rapporti materiali conflittuali). I fenomeni sociali devono essere analizzati nel loro sviluppo storico, interpretato secondo il metodo dialettico hegeliano. Ogni periodo storico deve essere compreso facendo riferimento ai periodi storici precedenti. La predizione storica è possibile essendo la società determinata dal suo passato storico. Dallo studio delle cause e degli effetti storici è possibile desumere profezie sul futuro, perché ogni periodo storico è un prodotto di sviluppi storici precedenti (materialismo storico-dialettico). La filosofia e la scienza pragmatica non devono limitarsi a interpretare il mondo in cui viviamo, ma devono impegnarsi a trasformarlo. Come? Mediante la lotta della classe degli oppressi per attuare la socializzazione dei mezzi di produzione e la liberalizzazione dell’uomo da ogni forma di oppressione. Marx consiglia di sottomettersi alle leggi inesorabili dello sviluppo storico, che determinano la transazione da uno stato di necessità a quello di libertà. Lo sviluppo per stadi, definito da leggi storiche inderogabili, implica l’impossibilità di modificare i mutamenti in atto (fatalismo), e la necessità di adattare il proprio sistema di valori, conformandolo ai mutamenti attesi. La struttura di una società è dunque interpretabile con riferimento alle basi materiali, ossia alla proprietà dei mezzi di produzione e ai rapporti di produzione tra gli individui.

L’uomo è fatto di spirito e materia. Questa però è fondamentale, perché implica la necessità dei bisogni della vita materiale. Riducendo tali bisogni materiali all’essenziale, l’uomo può conseguire una maggiore libertà spirituale. Per Marx, l’essere materiale dell’uomo determina le istituzioni sociali e il loro sviluppo storico assieme al suo essere spirituale. La coscienza degli uomini non è autonoma, essendo determinata dal loro essere sociale, ossia dalla costruzione ideologica della realtà, attuata dalla borghesia per legittimare il proprio dominio. L’ideologia borghese, giacché influenza tutto il sistema sociale (valori e cultura) e, quindi, il modo in cui gli individui percepiscono la realtà, giustifica il dominio di classe, legittima le diseguaglianze, aliena la classe proletaria dalla propria umanità, dai propri interessi, determinando in essa una falsa coscienza. Marx riteneva impossibile un mutamento sociale con l’uso di mezzi politici democratici, essendo realizzabile unicamente tramite una rivoluzione sociale. Ciò accadrebbe quando le condizioni materiali di produzione entrano in conflitto con i rapporti sociali e legali. La contraddizione tra sistema legale (sovrastruttura) e sistema economico-sociale (struttura) si ha, secondo Marx, quando il primo garantisce formalmente la libertà e l’uguaglianza davanti alla legge indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, mentre il secondo non garantisce sostanzialmente tale libertà, perché gli operai, in cambio della loro totale giornata di lavoro, ricevono il salario minimo di sussistenza, necessario per riprodursi, anziché il valore di scambio della merce prodotta. Il capitalista, invece, dalla differenza tra il valore di scambio dei prodotti e il costo in termini di forza lavoro necessaria per produrli, ottiene un profitto (plusvalore). Questo tipo di sfruttamento non può essere eliminato, secondo Marx, con semplici mezzi legali, come se fosse un banale furto. La libertà nella sfera della struttura economica può realizzarsi solo con l’emancipazione dal processo produttivo e dal lavoro faticoso mediante la riduzione dell’orario di lavoro. Gli uomini diventano migliori se il sistema in cui vivono è migliore.

Il sistema giuridico e politico dello stato, nell’analisi marxiana, è una sovrastruttura del sistema economico, costituito dai rapporti di produzione tra i suoi componenti, che formano la coscienza sociale. Ogni governo è una dittatura della classe governante sui governati. In uno stato capitalistico (come quello a economia liberista del “lassez faire”, studiato da Marx) il governo è una dittatura della borghesia sul proletariato (la classe operaia). I proletari vivono solo fin quando trovano lavoro e trovano lavoro solo fin quando il loro lavoro accresce il capitale. Il riscatto della classe operaia, secondo Marx, può verificarsi solo mediante la rivoluzione sociale e l’instaurazione della dittatura del proletariato, che porterebbe alla costituzione dello stato socialista. Il socialismo realizza la società a classe unica, ossia una società senza classi. Uno stato senza classi, non avendo più alcuna funzione, si estingue.

Questa teoria filosofico-utopista marxiana dell’estinzione dello stato è, secondo Popper, irrealistica, giacché lo stato, e solo lo stato liberale e democratico, mediante l’interventismo politico, può difendere i cittadini dall’abuso del potere economico e salvaguardare la giustizia e le libertà di tutti nei limiti imposti dalle leggi. Il controllo istituzionale dei governanti si realizza bilanciando i loro poteri mediante la contrapposizione di altri poteri (teoria dei pesi e dei contrappesi). Il governo rappresentativo di uno stato democratico può essere sostituito mediante libere elezioni, mentre la dittatura può essere sostituita solo tramite una rivoluzione e il ricorso alla violenza. L’unico metodo efficace nelle scienze sociali non è quello di affidarsi a filosofie idealiste e oracolari, bensì quello di imparare dagli errori, appellandoci alla ragione critica.

Lo scopo di Marx, invece, è teso a scoprire la legge economica del movimento della società per profetizzarne il destino. Il metodo di produzione capitalistico è finalizzato all’aumento del profitto, mediante l’incremento della produttività del lavoro, realizzabile con la crescente accumulazione del capitale (uso delle macchine in sostituzione della forza lavoro). L’antagonismo che si determina tra la crescente ricchezza della borghesia e il contemporaneo aumento della miseria della classe operaia (bassi salari a fronte di manodopera in eccesso) genera la lotta di classe e la rivoluzione sociale. La vittoria dei proletari sulla borghesia realizza lo stato socialista, senza classi e senza sfruttamento.

La critica di Popper alla teoria oracolare marxiana è fondata sul dubbio che la rivoluzione sociale porti all’eliminazione del potere di una classe dominante, anzi, potrebbe invece costituirsi una nuova società governata da una casta di burocrati, artefici della rivoluzione. Né è possibile, secondo Popper, trarre conclusioni profetiche dall’osservazione delle tendenze economiche di una società. Non esiste una scienza in grado di svelare immutabili tendenze storiche. Il compito della scienza non è quello di scoprire la natura delle cose, ma di descrivere il comportamento delle cose medesime e accertare se vi siano in esse regolarità nei comportamenti. Lo scienziato non si occupa di cosa sia una cosa, ma come può essere utilizzata e come la medesima si comporta in determinate condizioni.

 Lucio Apulo Daunio

 
Per approfondimenti si rimanda a:

POPPER KARL R., La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti

MARX - ENGELS, Manifesto del partito comunista

MARX K., Il Capitale

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