CRITICA DELLA FILOSOFIA ORACOLARE MARXIANA
Il filosofo
epistemologo Popper critica la teoria materialistica della storia, fondata sul
metodo dialettico di Hegel, elaborata da Marx ed Engels, secondo la quale è
possibile predire il futuro dell’umanità con certezza scientifica (storicismo
profetico). Marx, come tutti i filosofi oracolari, si crede portatore di verità
indefettibili, profetizzando processi di sviluppo desunti da fatti storici antecedenti.
Contro questa metafisica storicistica, che teorizza lo sviluppo della società,
considerata come un tutto unico, indipendentemente dagli individui, Popper
oppone il metodo della scienza, consapevole dei propri limiti, che procede
gradualmente per tentativi ed errori. Egli nega l’esistenza di leggi storiche
di movimento della società, ossia la possibilità di inferire futuri eventi
storici globali da avvenimenti storici particolari. Popper distingue vari tipi
di storicismo, che si differenziano dal tipo di legge di sviluppo storico.
Quello teistico è determinato dalla volontà divina; quello naturalistico, dalla
legge di natura; quello spiritualistico, dalla legge spirituale; quello
economicistico, dalla legge economica. Tutte queste teorie storicistiche sono,
per Popper, anti-individualiste, perché privilegiano elementi di collettivismo.
L’idealismo utopico dello stato totalitario, governato da un potere
centralizzato, costituito da una classe minoritaria di saggi, implica per
Popper l’instaurazione di una dittatura, che opprime le libertà individuali. Le
presunte leggi sociologiche, teorizzate dallo storicismo profetico, non sono
come le leggi fisiche, uniformi, invariabili nello spazio e nel tempo, valide
sempre e ovunque e falsificabili se contraddette. Solo nelle scienze fisiche,
che non possono essere violate né imposte, è possibile inferire eventi futuri
per mezzo dell’osservazione empirica. Le leggi fatte dall’uomo per fissare
criteri di comportamento sono invece modificabili e possono variare da un
periodo storico all’altro, perciò non sono prevedibili i loro sviluppi futuri.
Alla teorizzazione della società chiusa, rigida, totalitaria, fondata
sull’irrazionalismo magico-religioso e sull’accettazione acritica delle
decisioni della casta dominante, Popper oppone la società aperta, libera,
democratica, in cui i singoli individui sono chiamati a prendere decisioni
personali. Popper ritiene che solo mediante lo strumento della democrazia i
governati possano proteggersi dall’abuso dei governanti e controllare il potere
economico tramite il potere politico.
L’ipotesi
della storia come processo in perpetuo mutamento, che si sviluppa verso una
predeterminata direzione, fu teorizzato in Grecia, prima da Esiodo (che
teorizzò la degenerazione del processo storico), poi da Eraclito (che vide
nella contesa la forza propulsiva di ogni movimento). Platone idealizzò lo
stato perfetto, governato da una casta di saggi, assimilandolo al comunismo
tribale dell’originaria, primitiva forma di società. Lo sviluppo della storia,
secondo Platone, ha inizio con lo sfaldamento della società primitiva, statica,
causato dalla contesa tra gli individui, generata da interessi economici. Da
quello stato perfetto, la società decade verso successivi stadi degenerativi di
sviluppo. Per rifondare un equilibrio politico stabile, assimilabile a quello
originario dello stato perfetto, Platone teorizza la costituzione di uno stato
di casta, caratterizzato da una rigida distinzione e separazione delle classi.
Per mantenere la coesione della classe dominante, Platone introduce in essa il
comunismo (di beni, donne e bambini) come antidoto contro l’antagonismo
individuale.
Sulle orme del
suo maestro Platone, anche Aristotele teorizza lo stato ottimo, in cui tutti i
cittadini devono avere il diritto di partecipare al governo. Dal diritto di
cittadinanza, però, sono esclusi non solo gli schiavi ma tutti i membri delle
classi produttive. Ne consegue che, per Aristotele, sono cittadini tutti coloro
che non esercitano una professione o un lavoro manuale. A differenza di
Platone, Aristotele ammette dei cambiamenti sociali che sono miglioramenti e
forme di progresso. Se il fine verso il quale il movimento tende è quello
desiderato, allora la causa finale è buona; quindi non solo può essere un bene
lo stato iniziale da cui parte un movimento, ma anche il suo termine. La Forma
o Idea, per Aristotele, non è esistente anteriormente e separatamente dalla
cosa sensibile, perché essa è nella cosa medesima.
Hegel, il
padre dello storicismo moderno, credeva, come Aristotele, che le Forme o Idee o
Essenze siano nelle cose in divenire. Le cose non sono quello che mostrano
immediatamente di essere. Ogni cosa ha in sé una Essenza, cioè uno Spirito. Le
Essenze non sono statiche, ma possono svilupparsi e progredire nell’Idea
assoluta. La legge generale di sviluppo, per Hegel, procede attraverso un
progresso dialettico: la critica di una tesi determina un’antitesi; dal
conflitto tra tesi e antitesi si genera una sintesi (unità degli opposti). Egli
afferma la tesi che le Idee sono realtà; tutto ciò che è reale, è anche
razionale, e tutto ciò che è razionale deve essere conforme alla realtà, perciò
deve essere vero e buono. La storia è lo sviluppo di qualcosa di reale e quindi
è razionale e procede con la logica dialettica. La legge storica di mutamento
è, per Hegel, ottimistica, non pessimistica come in Platone. Al pari di Platone
e delle sue idee olistiche e irrazionalistiche, Hegel concepisce lo stato come
un organismo e, al pari di Rosseau, lo dota di una essenza cosciente e
pensante: lo Spirito della Nazione. Egli propugna la superiorità dello stato
collettivo sull’individuo. Uno stato può emergere solo combattendo gli altri
stati fino a poter dominare il mondo (teoria della nazione eletta). Nello stato
ideale di Hegel, la politica è autonoma dalla morale e la vita eroica è
contrapposta a quella mediocre.
Marx ritiene
che una teoria non debba limitarsi a interpretare la realtà, ma contribuire a
cambiarla. Compito della scienza è di predire il futuro per mezzo dell’interpretazione
delle cause passate (visione deterministica degli avvenimenti storici, fondata
sull’evoluzione dei rapporti materiali conflittuali). I fenomeni sociali devono
essere analizzati nel loro sviluppo storico, interpretato secondo il metodo
dialettico hegeliano. Ogni periodo storico deve essere compreso facendo
riferimento ai periodi storici precedenti. La predizione storica è possibile
essendo la società determinata dal suo passato storico. Dallo studio delle
cause e degli effetti storici è possibile desumere profezie sul futuro, perché
ogni periodo storico è un prodotto di sviluppi storici precedenti (materialismo
storico-dialettico). La filosofia e la scienza pragmatica non devono limitarsi
a interpretare il mondo in cui viviamo, ma devono impegnarsi a trasformarlo.
Come? Mediante la lotta della classe degli oppressi per attuare la
socializzazione dei mezzi di produzione e la liberalizzazione dell’uomo da ogni
forma di oppressione. Marx consiglia di sottomettersi alle leggi inesorabili
dello sviluppo storico, che determinano la transazione da uno stato di
necessità a quello di libertà. Lo sviluppo per stadi, definito da leggi
storiche inderogabili, implica l’impossibilità di modificare i mutamenti in
atto (fatalismo), e la necessità di adattare il proprio sistema di valori,
conformandolo ai mutamenti attesi. La struttura di una società è dunque
interpretabile con riferimento alle basi materiali, ossia alla proprietà dei
mezzi di produzione e ai rapporti di produzione tra gli individui.
L’uomo è fatto
di spirito e materia. Questa però è fondamentale, perché implica la necessità
dei bisogni della vita materiale. Riducendo tali bisogni materiali
all’essenziale, l’uomo può conseguire una maggiore libertà spirituale. Per
Marx, l’essere materiale dell’uomo determina le istituzioni sociali e il loro
sviluppo storico assieme al suo essere spirituale. La coscienza degli uomini
non è autonoma, essendo determinata dal loro essere sociale, ossia dalla
costruzione ideologica della realtà, attuata dalla borghesia per legittimare il
proprio dominio. L’ideologia borghese, giacché influenza tutto il sistema
sociale (valori e cultura) e, quindi, il modo in cui gli individui percepiscono
la realtà, giustifica il dominio di classe, legittima le diseguaglianze, aliena
la classe proletaria dalla propria umanità, dai propri interessi, determinando
in essa una falsa coscienza. Marx riteneva impossibile un mutamento sociale con
l’uso di mezzi politici democratici, essendo realizzabile unicamente tramite
una rivoluzione sociale. Ciò accadrebbe quando le condizioni materiali di
produzione entrano in conflitto con i rapporti sociali e legali. La
contraddizione tra sistema legale (sovrastruttura) e sistema economico-sociale
(struttura) si ha, secondo Marx, quando il primo garantisce formalmente la
libertà e l’uguaglianza davanti alla legge indipendentemente dalla classe
sociale di appartenenza, mentre il secondo non garantisce sostanzialmente tale
libertà, perché gli operai, in cambio della loro totale giornata di lavoro,
ricevono il salario minimo di sussistenza, necessario per riprodursi, anziché
il valore di scambio della merce prodotta. Il capitalista, invece, dalla
differenza tra il valore di scambio dei prodotti e il costo in termini di forza
lavoro necessaria per produrli, ottiene un profitto (plusvalore). Questo tipo
di sfruttamento non può essere eliminato, secondo Marx, con semplici mezzi
legali, come se fosse un banale furto. La libertà nella sfera della struttura
economica può realizzarsi solo con l’emancipazione dal processo produttivo e
dal lavoro faticoso mediante la riduzione dell’orario di lavoro. Gli uomini
diventano migliori se il sistema in cui vivono è migliore.
Il sistema
giuridico e politico dello stato, nell’analisi marxiana, è una sovrastruttura
del sistema economico, costituito dai rapporti di produzione tra i suoi
componenti, che formano la coscienza sociale. Ogni governo è una dittatura
della classe governante sui governati. In uno stato capitalistico (come quello
a economia liberista del “lassez faire”,
studiato da Marx) il governo è una dittatura della borghesia sul proletariato
(la classe operaia). I proletari vivono solo fin quando trovano lavoro e
trovano lavoro solo fin quando il loro lavoro accresce il capitale. Il riscatto
della classe operaia, secondo Marx, può verificarsi solo mediante la
rivoluzione sociale e l’instaurazione della dittatura del proletariato, che
porterebbe alla costituzione dello stato socialista. Il socialismo realizza la
società a classe unica, ossia una società senza classi. Uno stato senza classi,
non avendo più alcuna funzione, si estingue.
Questa teoria
filosofico-utopista marxiana dell’estinzione dello stato è, secondo Popper,
irrealistica, giacché lo stato, e solo lo stato liberale e democratico,
mediante l’interventismo politico, può difendere i cittadini dall’abuso del
potere economico e salvaguardare la giustizia e le libertà di tutti nei limiti
imposti dalle leggi. Il controllo istituzionale dei governanti si realizza
bilanciando i loro poteri mediante la contrapposizione di altri poteri (teoria
dei pesi e dei contrappesi). Il governo rappresentativo di uno stato
democratico può essere sostituito mediante libere elezioni, mentre la dittatura
può essere sostituita solo tramite una rivoluzione e il ricorso alla violenza.
L’unico metodo efficace nelle scienze sociali non è quello di affidarsi a
filosofie idealiste e oracolari, bensì quello di imparare dagli errori,
appellandoci alla ragione critica.
Lo scopo di
Marx, invece, è teso a scoprire la legge economica del movimento della società
per profetizzarne il destino. Il metodo di produzione capitalistico è
finalizzato all’aumento del profitto, mediante l’incremento della produttività
del lavoro, realizzabile con la crescente accumulazione del capitale (uso delle
macchine in sostituzione della forza lavoro). L’antagonismo che si determina
tra la crescente ricchezza della borghesia e il contemporaneo aumento della
miseria della classe operaia (bassi salari a fronte di manodopera in eccesso)
genera la lotta di classe e la rivoluzione sociale. La vittoria dei proletari
sulla borghesia realizza lo stato socialista, senza classi e senza
sfruttamento.
La critica di
Popper alla teoria oracolare marxiana è fondata sul dubbio che la rivoluzione
sociale porti all’eliminazione del potere di una classe dominante, anzi,
potrebbe invece costituirsi una nuova società governata da una casta di
burocrati, artefici della rivoluzione. Né è possibile, secondo Popper, trarre
conclusioni profetiche dall’osservazione delle tendenze economiche di una società.
Non esiste una scienza in grado di svelare immutabili tendenze storiche. Il
compito della scienza non è quello di scoprire la natura delle cose, ma di
descrivere il comportamento delle cose medesime e accertare se vi siano in esse
regolarità nei comportamenti. Lo scienziato non si occupa di cosa sia una cosa,
ma come può essere utilizzata e come la medesima si comporta in determinate
condizioni.
Lucio Apulo Daunio
POPPER KARL R., La società aperta
e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti
MARX - ENGELS, Manifesto del
partito comunista
MARX K., Il Capitale
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