venerdì 11 ottobre 2013


Liber de tribus Impostoribus

Il libro maledetto



L’anonimo autore sostiene che Dio esiste e che gli si deve prestare un culto, ossequiarlo come un potente da temere. Che cosa è Dio? Lo ignoriamo. Ignoriamo i suoi confini, perciò lo crediamo infinito. Crediamo che sia da sé originato, ma non comprendiamo il suo inizio. Lo crediamo creatore dell’Universo, ma non comprendiamo chi ha creato lui. Se non comprendiamo chi sia, allora Dio non esiste.

Che cosa significa esistere? Esistere nella materia è lo stesso che esistere nello Spirito? Se Dio esiste in un processo infinito nella dimensione spirituale, perché non deve esistere anche la materia in un processo infinito?

Che cosa significa rendere un culto a Dio, adorandolo? Non significa, forse, ossequiare i potenti, che pretendono di rappresentare Dio sulla terra? La diversità delle religioni e la varietà dei culti non sono l’effetto prodotto dalle diverse concezioni della divinità tra i popoli della terra? Possiamo credere che Dio voglia uccisioni e stragi di popoli per favorire un popolo eletto? Eppure il Dio d’Israele si è reso responsabile delle stragi compiute dall'egiziano Mosè e da Giosuè, nonché di aver ordinato ad Abramo il sacrificio del figlio Isacco. Non da meno si è reso responsabile l'arabo Maometto. Ugualmente responsabili sono i cristiani per aver perpetrato misfatti in nome di Dio. Non è ridicolo che Dio ingravidi con il suo Spirito una vergine per avere un Figlio divino: l'ebreo Gesù? Perché critichiamo uccisioni e unioni carnali delle divinità pagane se troviamo fatti simili nelle tre religioni monoteistiche? Possiamo fidarci di chi diffuse il suo credo religioso con l’uso dell’esercito o di chi fu condannato al supplizio della croce per aver fomentato il popolo alla disobbedienza della Legge? Non sono degli impostori colori che ingannano?

Per alcuni, Dio è confuso con la Natura, per altri è l’essere trascendente, invisibile e incomprensibile, cui si presta un culto per timore di punizioni o nella speranza di ottenere benefici. Non è ridicolo concepire un Dio che sottopone l’uomo alla tentazione dell’albero, pur prevedendo che avrebbe commesso una trasgressione? Eppure i cristiani lo adorano per il suo amore verso gli uomini. Forse è amore quello di aver punito incolpevoli generazioni per la trasgressione commessa dagli avi, di cui era in suo potere prevedere?  Non è Dio colpevole di premeditazione? Non è ridicolo il sacrificio del Figlio per redimere la colpa originale, pur sapendo Dio che era inevitabile, data l’imperfezione della natura delle sue creature?

Se Dio è l’essere più perfetto, che bisogno aveva di creare un mondo imperfetto e di essere onorato da creature infide? Non è verosimile che Dio è un’invenzione dei potenti per governare meglio gli istinti violenti del popolo, facendo loro temere l’enorme potenza di esseri invisibili e misteriosi, implacabili giustizieri? La casta sacerdotale non ricava il proprio tornaconto dalla credulità popolare, fingendo di essere in intima intesa con la divinità? La paura di ricevere dal giudice divino l’eterna punizione per il male commesso, induce l’uomo a invocare la mediazione di chi fa credere di avere il potere di intercedere presso la divinità per redimere le colpe degli uomini. Il potere della casta sacerdotale si accresce con l’invenzione di reliquie miracolose e santi benefattori, venerati come i pagani veneravano statue e ammassi di pietre come abitazioni dei loro dei.

Si dice che Dio esiste e a lui si deve un culto, ma chi esso sia non si sa, perché egli trascende i limiti del nostro intelletto. Se nessuno lo ha mai visto o conosciuto, essendo invisibile e misterioso, anche dopo essersi rivelato nel Figlio, perché si continua a credere che egli voglia essere conosciuto dagli uomini, se continua a essere inaccessibile al nostro intelletto? Perché si continua a credere a testimonianze di “scritture” contraddittorie e inverosimili? Perché si continua a credere alle frottole di sacerdoti, giudei, cristiani, maomettani e di altre fedi, che si contrappongono gli uni agli altri, invalidando gli uni la fondatezza delle credenze degli altri? E non sono queste fedi interdipendenti le une dalle altre: il giudaismo dal paganesimo, il cristianesimo dal giudaismo, l’islam da tutte le precedenti? Non si accusano reciprocamente d’impostura? Non sono in disaccordo su tutto? Qual è dunque la verità? Non è impostura abusare della credulità umana, ingannandola con la finzione di supposte divinità, per trarne vantaggi e benefici politici ed economici? Perché non chiamare impostori i fondatori di religioni, che convincono o costringono a credere, senza dimostrare ciò che affermano, chi non è educato a discernere il vero dal falso?

Le verità di religione non possono essere dimostrate perché non sono verificabili. Esse si fondano sul paradosso della fede, sulla credenza di immaginare vero ciò che si desidera che sia. Su una cosa le religioni sono concordi: nella pretesa di credere esistente un essere impossibile. La religione, dunque, giacché credenza in un essere presunto esistente, da cui i sacerdoti fanno discendere sacre e inviolabili norme divine, valide erga omnes, è un’impostura.

Lucio Apulo Daunio




Per approfondimenti riguardo al libello anonimo, si rimanda a:


https://it.wikipedia.org/wiki/ Trattato dei tre impostori

Nessun commento:

Posta un commento