Liber de tribus Impostoribus
Il libro maledetto
L’anonimo
autore sostiene che Dio esiste e che gli si deve prestare un culto, ossequiarlo
come un potente da temere. Che cosa è Dio? Lo ignoriamo. Ignoriamo i suoi
confini, perciò lo crediamo infinito. Crediamo che sia da sé originato, ma non
comprendiamo il suo inizio. Lo crediamo creatore dell’Universo, ma non
comprendiamo chi ha creato lui. Se non comprendiamo chi sia, allora Dio non
esiste.
Che cosa
significa esistere? Esistere nella materia è lo stesso che esistere nello
Spirito? Se Dio esiste in un processo infinito nella dimensione spirituale,
perché non deve esistere anche la materia in un processo infinito?
Che cosa
significa rendere un culto a Dio, adorandolo? Non significa, forse, ossequiare
i potenti, che pretendono di rappresentare Dio sulla terra? La diversità delle
religioni e la varietà dei culti non sono l’effetto prodotto dalle diverse
concezioni della divinità tra i popoli della terra? Possiamo credere che Dio
voglia uccisioni e stragi di popoli per favorire un popolo eletto? Eppure il
Dio d’Israele si è reso responsabile delle stragi compiute dall'egiziano Mosè e
da Giosuè, nonché di aver ordinato ad Abramo il sacrificio del figlio Isacco.
Non da meno si è reso responsabile l'arabo Maometto. Ugualmente responsabili
sono i cristiani per aver perpetrato misfatti in nome di Dio. Non è ridicolo
che Dio ingravidi con il suo Spirito una vergine per avere un Figlio divino:
l'ebreo Gesù? Perché critichiamo uccisioni e unioni carnali delle divinità
pagane se troviamo fatti simili nelle tre religioni monoteistiche? Possiamo
fidarci di chi diffuse il suo credo religioso con l’uso dell’esercito o di chi
fu condannato al supplizio della croce per aver fomentato il popolo alla
disobbedienza della Legge? Non sono degli impostori colori che ingannano?
Per alcuni,
Dio è confuso con la Natura, per altri è l’essere trascendente, invisibile e incomprensibile,
cui si presta un culto per timore di punizioni o nella speranza di ottenere
benefici. Non è ridicolo concepire un Dio che sottopone l’uomo alla tentazione
dell’albero, pur prevedendo che avrebbe commesso una trasgressione? Eppure i
cristiani lo adorano per il suo amore verso gli uomini. Forse è amore quello di
aver punito incolpevoli generazioni per la trasgressione commessa dagli avi, di
cui era in suo potere prevedere? Non è Dio colpevole di
premeditazione? Non è ridicolo il sacrificio del Figlio per redimere la colpa
originale, pur sapendo Dio che era inevitabile, data l’imperfezione della
natura delle sue creature?
Se Dio è
l’essere più perfetto, che bisogno aveva di creare un mondo imperfetto e di
essere onorato da creature infide? Non è verosimile che Dio è un’invenzione dei
potenti per governare meglio gli istinti violenti del popolo, facendo loro
temere l’enorme potenza di esseri invisibili e misteriosi, implacabili
giustizieri? La casta sacerdotale non ricava il proprio tornaconto dalla
credulità popolare, fingendo di essere in intima intesa con la divinità? La
paura di ricevere dal giudice divino l’eterna punizione per il male commesso,
induce l’uomo a invocare la mediazione di chi fa credere di avere il potere di
intercedere presso la divinità per redimere le colpe degli uomini. Il potere
della casta sacerdotale si accresce con l’invenzione di reliquie miracolose e
santi benefattori, venerati come i pagani veneravano statue e ammassi di pietre
come abitazioni dei loro dei.
Si dice che
Dio esiste e a lui si deve un culto, ma chi esso sia non si sa, perché egli
trascende i limiti del nostro intelletto. Se nessuno lo ha mai visto o
conosciuto, essendo invisibile e misterioso, anche dopo essersi rivelato nel
Figlio, perché si continua a credere che egli voglia essere conosciuto dagli
uomini, se continua a essere inaccessibile al nostro intelletto? Perché si
continua a credere a testimonianze di “scritture” contraddittorie e
inverosimili? Perché si continua a credere alle frottole di sacerdoti, giudei,
cristiani, maomettani e di altre fedi, che si contrappongono gli uni agli
altri, invalidando gli uni la fondatezza delle credenze degli altri? E non sono
queste fedi interdipendenti le une dalle altre: il giudaismo dal paganesimo, il
cristianesimo dal giudaismo, l’islam da tutte le precedenti? Non si accusano
reciprocamente d’impostura? Non sono in disaccordo su tutto? Qual è dunque la
verità? Non è impostura abusare della credulità umana, ingannandola con la
finzione di supposte divinità, per trarne vantaggi e benefici politici ed
economici? Perché non chiamare impostori i fondatori di religioni, che
convincono o costringono a credere, senza dimostrare ciò che affermano, chi non
è educato a discernere il vero dal falso?
Le verità di
religione non possono essere dimostrate perché non sono verificabili. Esse si
fondano sul paradosso della fede, sulla credenza di immaginare vero ciò che si
desidera che sia. Su una cosa le religioni sono concordi: nella pretesa di
credere esistente un essere impossibile. La religione, dunque, giacché credenza
in un essere presunto esistente, da cui i sacerdoti fanno discendere sacre e
inviolabili norme divine, valide erga omnes, è un’impostura.
Lucio Apulo Daunio
Per approfondimenti riguardo al
libello anonimo, si rimanda a:
https://it.wikipedia.org/wiki/ Trattato
dei tre impostori
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